Accam, si studia un futuro senza inceneritore

I sindaci soci della società che gestisce l'inceneritore di Borsano hanno deciso di dare il via ad un nuovo studio che valuti le alternative al revamping e allo stesso incenerimento. Antonelli e Farioli: "Entro luglio si decida"

"L’è tutto sbagliato, è tutto da rifare" avrebbe detto Gino Bartali al termine dell’assemblea dei comuni soci di Accam che si è svolta questa mattina, martedì, e che ha portato alla decisione di studiare nuove soluzioni per il trattamento dei rifiuti da parte della società che gestisce l’inceneritore di Borsano dopo quanto è emerso in Regione lo scorso 1 aprile. E in questa storia – come ha sottolineato il presidente di Accam Roberto Antonelli – la responsabilità è un po’ di tutti se la società incaricata di studiare la sostenibilità economica di Accam (la Bain mille volte nominata) aveva presentato uno studio incentrato sul revamping dell’inceneritore e non aveva prospettato altre soluzioni: «La gara per lo studio di fattibilità è stata disegnata basandosi sul mandato che l’assemblea dei sindaci ci ha dato» –  sottolinea il presidente Roberto Antonelli. Una risposta a tutti i comuni che adesso giudicano quello studio «di parte e troppo mirato alla continuità nell’incenerimento».

L’assemblea, che ha aperto le porte a cittadini e stampa, ha mostrato le diverse anime che la compongono con una maggioranza di no revamping che ora chiede a gran voce un nuovo studio che prenda in considerazione tutte le possibilità in campo. L’obiettivo dei sindaci è quello di arrivare ad una chiusura dell’impianto di incenerimento a favore di tecnologie basate sul recupero dei materiali e sul riutilizzo, quindi centro riciclo e biodigestore dell’umido, mentre per il rimanente si potrebbe anche accettare di inviarlo ad altri impianti con tariffe di smaltimento più basse di quella di Accam. I sindaci antirevamping si fanno forti anche del piano dei rifiuti della Regione che prevede lo spegnimento di alcuni camini su tutto il territorio. Secondo Antonelli, invece, la soluzione ideale sarebbe quella di procedere con il rifacimento di una sola linea che possa continuare a bruciare in loco i rifiuti e produrre calore con il teleriscaldamento. 


Il vecchio inceneritore è in fase di smontaggio mentre nel terreno di fronte si procede alla bonifica delle vecchie vasche di decantazione.

I comuni di Buscate, Canegrate, Magnago, Vanzaghello hanno presentato una loro lettera nella quale chiedono l’avvio di un nuovo studio di fattibilità che vada oltre l’incenerimento. Sulla stessa linea il sindaco di Legnano e quello di Gallarate che, in più, esprimono il loro favore ad una società unica della gestione dei rifiuti con Busto Arsizio. Farioli rilancia e chiede di votare la creazione di un tavolo di tecnici (scelti da Regione, Accam e sindaci) che si occuperanno dello studio di nuove soluzioni ma sottolinea che i tempi sono stretti e che non si può perdere giorni preziosi, a partire dalla richiesta di sospensione dell’Autorizzazione ambientale integrata: «Dobbiamo arrivare a metà luglio con le soluzioni pronte e prendere una decisione insieme». Alla fine i sindaci votano e si chiude l’assemblea con il sorriso dei comitati contro l’inceneritore: «Qualsiasi soluzione che rispetti la salute dei cittadini a noi va bene. E’ già un risultato che non si parli più di revamping».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 aprile 2014
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