A piedi lungo il confine con zaino, tenda e scarponi

Ad agosto la prima tappa del progetto "Linea" ideato da due varesini e un milanese. Percorrere l'intera frontiera italiana in totale autonomia, e raccontare l'impresa su blog e social network. Si comincia tra Friuli e Slovenia

Se è vero che l’Italia è per tre lati bagnata da un mare spesso splendido e tutto da godere, è altrettanto vero che il suo confine Nord – lungo la bellezza di circa 1.900 chilometri tra Slovenia, Austria, Svizzera e Francia vanta una varietà di luoghi, di persone e di storie che vale la pena conoscere e scoprire.
Con questa idea in testa un terzetto di giovani appassionati di trekking sta per dare il via al progetto "Linea", una lunghissima passeggiata – da compiersi in diverse tappe, in totale autonomia – da percorrere proprio seguendo la frontiera, con minimi spostamenti che (è la regola che si sono dati i partecipanti) non si discosteranno per più di mille metri, limitando le deviazioni solo in quei punti dove è davvero impossibile seguire il percorso con un’attrezzatura da trekking.
Dei tre protagonisti di Linea, due sono varesotti doc: Luca Primo Magnani è di Gemonio, Matteo Fantoni è di Ternate mentre il gruppo è completato da Andrea Boccaletti, milanese di Segrate; i tre si sono conosciuti grazie all’associazione "1st Marsoc", che si occupa di Soft Air, e quindi hanno messo a frutto le rispettive passioni legate a trekking, alpinismo, cartografia, sopravvivenza… per progettare questa impresa così originale.
«Partiremo il 4 agosto – ci racconta Luca – per il primo tratto che va da Muggia (Trieste) al Natisone (Udine), e contiamo di coprire la distanza in circa sei giorni durante i quali, oltre a camminare, documenteremo con immagini e video i luoghi attraversati (QUI il percorso). Ma non ci fermeremo qui, perché in tempi e luoghi prestabiliti, incontreremo alcune persone simbolo di quelle zone, che ci racconteranno le storie e le leggende dei propri territori: non sarà un semplice trekking, per quanto impegnativo, ma una immersione nella storia e nei costumi delle zone di confine». Incontri documentati giorno per giorno sul blog e sui social network, grazie al supporto della tecnologia e dei due amici – Luca Troisi e Chiara Beltramini – che accompagneranno l’impresa dal campo base e seguiranno a distanza il cammino di Luca, Matteo e Andrea.

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Un trekking lungo il confine italiano 4 di 4

(da sinistra: Matteo Fantoni, Luca Magnani, Luca Troisi [campo base] e Andrea Boccaletti)


NELLO ZAINO
– «Avremo con noi due fotocamere, una reflex e una compatta, un tablet, le telecamere Go-Pro ma anche un pannello solare per l’energia e una batteria ausiliare – spiega ancora Luca – in modo da trasmettere ogni sera le prime immagini e qualche impressione da postare sul blog, anche se il grosso del racconto sarà successivo all’arrivo. Però così potremo consentire a tutti di seguire il nostro cammino e di accompagnarci a distanza».
Quella dell’attrezzatura è ovviamente una delle preoccupazioni dei tre camminatori. «Avremo sulle spalle zaini da 50 litri, e ognuno avrà circa 30 chili di materiale a inizio percorso. Porteremo con noi una tenda ultraleggera da tre posti, il necessario per dormire, una cinquantina di pasti disidratati, un depuratore portatile per l’acqua. Per l’abbigliamento avremo un completo in gore-tex, un capo caldo e intimo tecnico. E poi una mini attrezzatura alpinistica (imbragatura, moschettoni, corda) più che altro per motivi di soccorso, torce frontali, fornelletto, pentolini e ovviamente il Gps da trekking che ci aiuterà a seguire con precisione la "Linea" e a tracciare il percorso fatto.

(Lo studio cartografico del percorso, fondamentale prima di imbarcarsi in questa impresa)

ACQUA E FATICA – Ma quali sono le maggiori difficoltà che Magnani, Fantoni e Boccaletti troveranno sul loro percorso? «Anzitutto quelle di tipo fisico. Una media di 25 chilometri al giorno non è particolarmente dura per un trekker allenato, però noi cammineremo molto spesso dove non c’è sentiero: andiamo dove ci porta la "Linea" con deviazioni minime e quindi faremo più fatica. Per questo inoltre abbiamo calibrato le tappe in modo che negli ultimi giorni dovremo percorrere tratti più brevi. Una grande incognita per questo settore invece è data dall’approvvigionamento idrico, soprattutto nei primi tre giorni: il terreno carsico per sua natura trattiene poca acqua in superficie e questo potrebbe essere un problema. Abbiamo fissato alcuni punti dove dovremmo trovare acqua (il depuratore portatile la renderà potabile ndr) ma, avendo deciso di non fare sopralluoghi prima della traversata, le incognite ci rimangono».
Infine, ci sono le difficoltà tecniche. «Rispetto alle prossime frazioni in cui ci troveremo su vette impegnative, la tappa tra Muggia e Natisone non presenta ascese particolarmente impegnative dal punto di vista di roccia e alpinismo, che comunque non possiamo affrontare oltre un certo limite. Negli ultimi due giorni però dovremo salire in montagna senza sentiero sul Matajur e, visto che saremo più stanchi rispetto all’inizio, non sarà comunque semplice».


IL FUTURO
– Ogni tappa prevede una lunga preparazione, che va dallo studio cartografico all’allenamento fisico, al reperimento delle risorse fino alle incombenze burocratiche. Per questo, e per le logiche necessità personali (Luca, Matteo e Andrea non sono professionisti e quindi hanno ognuno il proprio lavoro) il progetto "Linea" avrà durata pluriennale. «Quella tra Muggia e il Natisone è anche una "tappa esperimento" per calibrare meglio quelle future – conclude Luca – L’idea è quella di portare a termine l’impresa in tre anni, ma al momento non possiamo sapere con precisione come andrà».

Il terzetto di "Linea" tra l’altro ha fino a ora pochi supporti dal punto di vista degli sponsor: qualche negozio di amici (Giditi, Solidair) ha donato alcune attrezzature tecniche, la Katadyn ha fornito i pasti liofilizzati mentre in questi giorni altri marchi stanno avvicinandosi al progetto. Che comunque camminerà sulle proprie, robuste, gambe a prescindere da questo aspetto perché Magnani, Fantoni e Boccaletti hanno dalla loro due carburanti inesauribili e che garantiscono la resa massima: la passione e la curiosità. Fermarle non è possibile.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 luglio 2014
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