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“Le avvocatesse venivano molestate dal giudice”

Le accuse a Luciano Soma sono violenza sessuale, abuso d'ufficio, truffa e falso ideologico. Le donne avevano paura e chiedevano alle colleghe di non lasciarle sole. Indagati gli avvocati che gli scrivevano le sentenze

“La prima volta accadde a Luino: mi sgridò perché ero arrivata in ritardo; mi disse che non mi avrebbe denunciata solo perché gli stavo simpatica. E poi cercò di baciarmi”. Ci sono dichiarazioni di questo tenore, nell’ordinanza che ha portato all’arresto di Luciano Soma, il coordinatore dei giudici di pace di Varese, 57 anni, da circa 15 anni in forza a quell’ufficio. Il giudice onorario è accusato di violenza sessuale, abuso d’ufficio, truffa ai danni dello stato e falso ideologico. I casi di violenza contestati sono quattro, avvenuti tra il 2006 e il 2013, nei confronti in particolare di una avvocatessa di Varese che, esasperata, alla fine lo ha denunciato.
(foto, l’ufficio del giudice di pace)

Sulla scorta di questa segnalazione alla questura, la Digos ha interrogato almeno una dozzina di altre avvocatesse che, a vario titolo, hanno parlato dell’atteggiamento di pressione che l’uomo teneva nei confronti, soprattutto, delle giovane ragazze che esercitano la professione forense, contando forse sulla loro paura e vergogna, e sull’omertà di un ambiente che avrebbe accolto, all’inizio, con un certo scetticismo e stupore i primi racconti trapelati già dall’estate del 2013. La donna che ha avuto il coraggio di denunciare ha spiegato, per filo e per segno, al pm Eliana Dolce della procura di Brescia (che indaga per competenza vista la presenza di giudici) che cosa avveniva in alcune udienze: “Di solito accadeva alla fine del processo, quando cercavi di recuperare le tue cose. Lui ti bloccava alla porta, la chiudeva e cercava di baciarti”.

Di questi racconti ne sono arrivati molti, tanto che la procura ha ottenuto gli arresti domiciliari. La Digos ha cercato riscontri in tutti gli ambienti giudiziari. Tra le testimonianze c’è chi ha spiegato che a certe udienze era sempre meglio andare in compagnia per evitare guai, c’è chi ha affermato che il giudice onorario amava solo fare il “piacione”, e chi invece ha raccontato, in lacrime, episodi sconcertanti: come quello di una sgridata in corridoio che, di nascosto, si sarebbe trasformata, in un attimo, in un colloquio privato in ufficio e in una esplicita molestia.
(foto, il giudice Soma)

Ma come è stato possibile arrivare a questo punto? L’unica spiegazione che trasparare dai comunicati degli inquirenti è la seguente. Il giudice Soma, secondo le accuse, era diventato il promotore di una gestione personalistica dell’ufficio del giudice di pace in viale Milano. Oltre alla spregiudicatezza sul versante sessuale, l’indagato aveva “appaltato”, a persone di sua fiducia, la scrittura delle sentenze per le multe stradali, o per altre piccole cause, pagate a gettone. Una pratica illegale, poiché sarebbe stata gestita aggirando le leggi. In particolare, sono accusati di aver scritto delle sentenze per suo conto, l’avvocato Davide Toscani, che a Varese svolge funzioni di viceprocuratore onorario, e l’avvocato di Varese Patrizia Taiana. Inoltre è indagata anche Cinzia Martinoni, un altro giudice di pace di Varese, e Priscilla Albé, una collaboratrice del giudice Soma, che per qualche anno è stata presentata agli avvocati come la sua addetta stampa. Per loro, a vario titolo, gli inquirenti ipotizzano reati, quali il falso ideologico e la truffa verso lo stato.

Nell’inchiesta sono state utilizzate delle telecamere nascoste per raccogliere prove. In una immagine in particolare si vedrebbe uno degli indagati portare le sentenze già scritte al giudice onorario. Nelle quattro perquisizioni effettuate sono stati acquisiti documenti cartacei e informatici ed è persino stato trovato mezzo chilo di marijuana, nella camera da letto del figlio 22enne di uno degli indagati. Il ragazzo è stato arrestato. Nelle prossime ore si vedrà se le accuse agli indagati saranno confermate anche dopo che i difensori avranno fatto istanze e ricorsi. Ma intanto si apprende che gli indagati sarebbero molti di più, e che dietro alla tranquilla vita di provincia del tribunale di Varese cova una cenere che scotta.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 ottobre 2014
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