Accam, bruciare rifiuti o bruciare soldi? Il rompicapo della politica

La commissione bilancio ha affrontato i diversi scenari presentati dal tavolo di lavoro sul futuro della società che gestisce l'inceneritore. Il sindaco Farioli: "Teniamo conto della convenzione". L'opposizione: "Serve una nuova commissione"


Il futuro della gestione dei rifiuti di Busto e dei 26 comuni che fanno parte di Accam  è sempre più un rompicapo. La commissione consiliare dedicata ai diversi scenari studiati dal tavolo di lavoro voluto dagli stessi sindaci soci non è bastata per chiarire quale sarà la scelta del Comune di Busto Arsizio, il socio più pesante dell’assemblea che gestisce l’inceneritore di Borsano. Il sindaco Gigi Farioli ha faticato non poco a spiegare la lunga storia dell’impianto di via Arconate, soprattutto dal 2006 ad oggi con le modifiche apportate da due convenzioni che si sono susseguite negli anni e che puntavano alla manutenzione straordinaria dei due forni con l’ormai famoso revamping che non è mai stato realizzato. 

                                               GLI SCENARI PER ACCAM

TANTI SOLDI IN BALLO – Busto può contare, proprio grazie alla convenzione stipulata nel 2010 con Regione e Provincia di Varese, su 5,6 mln euro ancora vincolati da Palazzo Lombardia che potrebbero essere messi a disposizione per la bonifica e 1,5 mln per miglioramenti strutturali e ambientali. Dei 20 milioni che la Provincia  aveva messo a disposizione sono arrivati solo 4 milioni che sono serviti a bonificare le vasche volano nella zona sud ovest, il finanziamento di alcuni tratti di pista ciclabile e poco altro. Farioli ha anche detto che se non si prenderà una decisione la convenzione del 2010 decadrà e torneraà in vigore quella del 2006 che prevede la chiusura dell’impianto entro il 2019 e la restituzione dell’area al Comune di Busto con tanto di bonifica: «Questo deve essere chiaro a tutti i decisori – ha detto Farioli – inoltre la convenzione vecchia prevede che già da oggi si cerchi un nuovo terreno». 

BRUCIARE ANCORA? – Alla commissione erano presenti anche alcuni rappresentanti del tavolo tecnico e i vertici di Accam che hanno chiarito quali sono gli scenari studiati e a cosa andrebbe incontro la società se non si dovesse prendere una decisione. Ghiringhelli ha spiegato come è stato fatto lo studio, rispondendo alle domande del consigliere di Manifattura Cittadina Alberto Rossi: «Su mandato dell’assemblea dei soci abbiamo seguito alcuni parametri precisi a partire dal fatto che abbiamo utilizzato stime cautelative nelle performance delle diverse strutture. Gli impianti sono stati valutati tenendo conto delle migliori tecnologie presenti sul mercato. Abbiamo valutato molto positiva l’aggregazione del settore ambiente delle tre società Agesp, Amsc e Amga con Accam per una gestione integrata del ciclo dei rifiuti. Sulle tariffe abbiamo dovuto utilizzare valutazioni medie per tutti i dati, comprese le tariffe e le percentuali di smaltimento. Non abbiamo informazioni complessive per simulare il completo ciclo dei rifiuti». In ballo ci sono molte componenti a partire dal revamping di almeno una linea di incenerimento (che possa anche generare calore per il teleriscaldamento, ndr), la fabbrica dei materiali per riciclare il più possibile, l’impianto di trattamento dell’umido e l’utilizzo del biometano per produrre energia, la raccolta dei rifiuti in un bacino d’utenza di 600 mila abitanti. 

I RISCHI DELLA NON SCELTA – Il presidente del consiglio di amministrazione Roberto Antonelli ha voluto sottolineare che «qualsiasi non scelta ci porterà alla non continuità aziendale e verso la liquidazione. Siamo in una situazione in cui l’impianto non risponde più ai requisiti ambientali e c’è il rischio di un azzeramento del capitale sociale. Lo scenario completo che prevede tutte e tre le componenti (rifacimento di un forno, fabbrica dei materiali e impianto per l’umido) andrebbe a regime in 4-5 anni. Prima andrebbe realizzata la fabbrica dei mareriali e poi il revamping della linea di incenerimento».

IL RUOLO POLITICO – La proposta del consigliere Gian Pietro Rossi mette tutti d’accordo: «Ora che abbiamo ascoltato i tecnici è necessario che la scelta sia della politica, chiedo la convocazione della commissione dove la discussione possa essere libera da condizionamenti». Il consigliere del Pd Salvatore Vita, però, chiede che la giunta «si presenti con una scelta precisa tra le varie opzioni sul tavolo – spiega – una scelta chiara perchè da questa parte non si è ancora capito cosa voglia fare il sindaco di Accam e di tutta la partita che si sta giocando». Le associazioni, numerose e presenti alla commissione tra il pubblico, stanno a guardare e storcono il naso. Il comitato di Borsano chiede la chiusura immediata dei forni «per la salute di tutti i borsanesi».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 gennaio 2015
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