Addio ai ristorni e tassazione dei frontalieri gestita anche dall’Italia

Non è stato solo il Franco a tenere banco questa settimana, tra Italia e Svizzera: anche la firma di un primo accordo su temi fiscali e finanziari, che affronta le tasse dei frontalieri. I commenti di Regione e Cantone

Il tavolo della Regio InsubricaNon è stato solo il Franco Svizzero a tenere banco in questa settimana turbolenta per i rapporti tra l’Italia, e in particolare le nostre zone, e la Confederazione. 

A poche ore dal terremoto valutario franco – euro, è giunta infatti la notizia della firma di un primo accordo tra Italia e Svizzera su temi fiscali e finanziari: accordo che sarà siglato più nei particolari all’inizio di marzo ma che ha già in sè alcuni punti fermi fondamentali, come togliere la Svizzera dalla black list dei paradisi fiscali. O come quella che prevede per i frontalieri una tassazione parzialmente gestita direttamente dall’Italia, "in cambio" della dipartita dei ristorni da parte della Svizzera ai comuni italiani. Una questione, quest’ultima che ha gettato il panico tra i comuni di frontiera che improvvisamente si sono ritrovati in uno stato di assoluta incertezza. 
 
«L’accordo prevede la sparizione dei ristorni ai comuni per i lavoratori frontalieri, sostituito da un tipo di tassazione diversa. Ma ci siamo fatti assicurare dal Governo Italiano che ai comuni di frontiera saranno comunque consegnate direttamente le somme, come se i ristorni fossero loro dovuti. È una assicurazione vitale, per questi comuni, che si sostengono solo su questo». Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, intervenuto alla celebrazione dei vent’anni del gruppo di lavoro Regio Insubrica, che da due decenni mette in comune e dibatte alcuni temi che riguardano più strettamente le provincie di Como, Varese, Vco e Canton Ticino, spiega cosi la parte più "indigesta" degli accordi tra Italia e Svizzera, proprio nel luogo dove per la prima volta Italia e Svizzera – o meglio Lombarida di confine e Canton Ticino –  si sono parlate confrontando problemi in comune e desideri transfrontalieri.  Per i lavoratori frontalieri, la principale differenza sarà una imposizione fiscale divisa in due, parzialmente dovuta alla Svizzera e parzialmente dovuta all’Italia: «Ma non ci saranno maggiorazioni nelle tasse rispetto ad ora – assicura Maroni – almeno non nei primi anni»
 
La partita però è ancora tutta da giocare: «Domani avremo in commissione speciale Vieri Ceriani, che sta negoziando per il Governo italiano la parte fiscale dell’accordo – ha spiegato Francesca Brianza, presidente della commissione speciale regionale per i rapporti tra Lombardia e Confederazione Elvetica –  con lui faremo il punto della situazione ad oggi, dopo l’incontro che abbiamo avuto nel luglio scorso, dove gli abbiamo spiegato istanze e preoccupazioni. Per noi, naturalmente, le principali preoccupazioni sono il trattamento dei frontalieri e i ristorni ai comuni. Nel primo caso, vada la doppia imposizione per i frontalieri, purchè la pressione fiscale resti invariata. Per quanto riguarda la partita dei ristorni: è vero che questi ultimi erano troppo spesso utilizzati dalla Svizzera come arma, ma è evidente che per i comuni di frontiera sono risorse fondamentali: per questo è importante che la contribuzione da parte dello stato ai comuni di frontiera resti, indipendentemente dai ristorni svizzeri».
Una partita che per gli svizzeri però è solo un "di cui", visto che la parte dell’accordo che più li preoccupava era quello relativo all’operatività della loro piazza finanziaria: «Il governo deve ancora approfondire gli effetti concreti di quel che ci è stato comunicato, quindi non abbiamo per il momento una posizione ufficiale per questo accordo che per noi riguarda certamente i frontalieri, ma riguarda anche e soprattutto accordo fiscale e dimensione della piazza finanziaria, che per noi è una parte molto importante – spiega Manuele Bertoli, presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino -. Il fatto che la Svizzera esca dalla black list e possa gestire i capitali in maniera corretta per noi è un elemento importante, perché significa mantenere l’operatività della piazza finanziaria, che per noi è una parte importante dell’economia. Poi naturalmente c’è la questione frontalieri, ristorni e quota di splitting, che va meglio valutata. Ma noi non possiamo fare nulla: la Svizzera e l’Italia hanno trattato per mesi e per anni su questo, non tocca ai cantoni o alle regioni di confine farlo: noi, come si dice, o prendiamo questa minestra o saltiamo la finestra. Ci sono però in questo accordo una serie di punti positivi, anche se non è quello che noi avevamo immaginato. Considerato però il motto che riguarda l’uovo e la gallina, questo accordo è l’uovo, che non sarà tantissimo ma è sempre meglio di un’ipotetica gallina».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 gennaio 2015
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