Auguri speciali per i lettori di VareseNews

Maria Vittoria, moglie di Giorgio Bignardi, e l'architetto Pierangelo Pavesi augurano a modo loro un 2015 positivo per tutti i varesini, tra ricordi del passato e tanta ironia

All’appuntamento con il nuovo anno ci sono due  cari amici  della città   e di  Varesenews  che  a modo loro vogliono rivolgere auguri alla comunità.  Sono una ragazzina di 95 anni  che ha legato la sua vita a quella di Giorgio Bignardi, uno dei più grandi direttori sanitari dell’ospedale di Circolo, e Pierangelo  Pavesi, architetto di fine cultura che da storie e personaggi  di ieri e di oggi trae lo spunto per un originale messaggio augurale.

La precedenza va alla nostra cara e dolce Maria Vittoria che, con un calendario legato alle passate indimenticabili vicende del nostro ospedale, presenta con il gusto e la cura di sempre i mesi e giorni del 2015. Una pubblicazione  che ha due aspetti di particolare uso pratico: il primo,  la possibilità di un consultazione quotidiana  rapida e affidabile perché si tratta di un calendario di fattura pregevole anche come qualità di carta e stampa:  ne deriva che su  una scrivania o appeso a una parete richiama o meglio pretende  meritata attenzione.

Il secondo aspetto pratico è rappresentato dalla possibilità, leggendo articoli  e commenti, di conoscere meglio  la storia di ieri, non il passato remoto, di un  ospedale efficiente, fatto grande dai cittadini, dai benefattori e ovviamente  dai medici, poi andato in disarmo dopo che la politica, quella regionale per prima, ha creduto di poter fare meglio di presidenti e consiglieri di amministrazione che avevano raggiunto grandi traguardi nella loro vita e gestivano il “Circolo” con saggezza e umanità.

Tra le tante foto del calendario  che documentano la vicenda ospedaliera cittadina potevamo scegliere quella particolarmente prestigiosa della visita del professor Barnard, il  chirurgo sudafricano che effettuò il primo trapianto cardiaco, ma abbiamo preferito quella di Dante Trombetta  con Giorgio Bignardi, gli ultimi baluardi di una sanità a misura d’uomo, cioè sempre disponibile  e attenta a tutte le esigenze del territorio.

E  queste cose non le diciamo “contro”  gli attuali dirigenti   che giustamente devono rispettare e applicare le regole vigenti, vogliamo  solo rilevare l’inadeguatezza della riforma sanitaria che ha  fermato il volo dell’ospedale. Certo che un pizzico di  malinconia  affiora  scorrendo il calendario, ma i ricordi di giorni e di uomini  pubblici migliori sono anche semi  per una primavera  che tutta la città  attende.

Il signor Bonaventura apparve nel 1917  sul Corriere dei Piccoli  e visse sino al 1953. Ci sono state più occasioni , a diverso titolo, per riprendere il personaggio creato da Sergio Tofano, ma se la conoscenza del simpatico strampalato, che sbaglia tutto ma alla   fine incassa milioni, non è più quella di un tempo, è pur vero che non ha perso  il pregio dell’attualità.

Ecco la divertente  “ripresa” che ne fa l’architetto Pierangelo Pavesi nel  suo tradizionale augurio di  inizio anno alla città. C’è molta ironia nell’accostamento degli 80 euro renziani al malloppo da un milione sotto il braccio di un Bonaventura che vediamo iniziare il 2015 con molto ottimismo.

 Davvero  farebbe comodo alla città un signor Bonaventura, soprattutto dopo che il neovicesindaco Morello ha annunciato che da qui a metà  2016, quando scadrà il mandato della Giunta, verranno realizzate opere che da una decina di anni attendono il loro avvio. Una attesa per la quale davanti al tribunale degli elettori potrà essere  invocata  solo l’attenuante della mancanza di adeguate risorse finanziarie. Attenuante che a volte potrebbe sembra un disco rotto.

Quando si legge di giunte, di diversa estrazione, che non demordono, si inventano di tutto pur di non arrendersi e poi guardi a Varese, a volte cascano le braccia. Perché? Perché non ci si è mossi nemmeno per aiutare a costo zero lo sviluppo della città. I due ospedali ricostruiti in loco per esempio parlano di una pochezza urbanistica notevole.Una pochezza che discende dalla qualità anche di coloro che gestiscono la sanità. Como si è rifatta un ospedale a San Fermo  della Battaglia e l’azienda vendendo l’enorme insediamento del vecchio S.Anna di  Camerlata, realizzerà milioni in quantità.

L’ecomostro, tale quanto meno per il  colore, del nuovo “pediatrico” di Giubiano e  il Circolino, cioè l’ospedalino di viale Borri dove i nanoreparti non attraggono molto i big della medicina,  hanno impedito di poter realizzare  un grande polo a Bizzozero  e di incassare, con la vendita di aree e immobili, milioni in misura tale da far schiattare di invidia il signor Bonaventura.

 Ci sono i tempi  delle vacche grasse e quelli delle magre. Questi ultimi, anche per errori di noi varesini, si  sono prolungati. E così siamo finiti in vacca. E ci resteremo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 gennaio 2015
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