Cerco apprendisti, e non li trovo

La Goglio è un'azienda di imballaggi presente in tutto il mondo. Ogni anno cerca apprendisti da inserire in azienda, ma senza trovarli mentre l'indirizzo in materie plastiche dell'Isis Newton di Varese rischia di chiudere per mancanza di iscritti

Quando un’azienda cerca apprendisti e non li trova, lo spauracchio della disoccupazione giovanile si sgonfia. Si ridimensiona e da montagna insormontabile si trasforma in un problema. Il lavoro c’è, esiste. Non è un miraggio o un desiderio irrealizzabile. Basta creare le condizioni per renderlo possibile. Una vicenda a noi molto vicina lo dimostra meglio di qualsiasi teoria. 

La storia è quella dell’Isis Newton di Varese e della Goglio, azienda nata prima dell’Unità d’Italia, leader nel settore degli imballaggi plastici e oggi presente i tutto il mondo. 
L’impresa con sede a Daverio fa parte di quello che un tempo sarebbe stato indentificato come il distretto della plastica varesino.
La Goglio ogni anno ha bisogno di circa 16 apprendisti, tra periti e laureati, da inserire in azienda. Con circa 11mila ragazzi "a spasso" per la provincia, nulla di più facile vien da pensare.
Niente affatto. In Italia gli istituti tecnici che hanno un indirizzo di studio in materie plastiche sono due, uno è l’Isis Newton di Varese. Il problema è che non ci sono più iscritti e il corso rischia di chiudere entro l’anno prossimo. Un paradosso. 

«Se la rotta non si inverte, nei prossimi anni la Goglio avrà seri problemi a trovare personale nell’ambito plastico» racconta il direttore del personale dell’azienda, Marco Crippa a VareseNews.
Proprio per evitare di andare a sbattere contro un iceberg è nato il progetto "Generazione d’industria", un’idea nata dall’impulso dell’unione Industriali di Varese per stimolare un incontro proficuo tra scuole e aziende. «L’input è reciproco – continua Crippa -. Durante l’Open Day di sabato 17 gennaio abbiamo incontrato studenti e famiglie presentandogli le prospettive lavorative che il settore chimico-plastico può offrire». 

Un settore che seconda Crippa è indistintamente considerato inquinante e dannoso per la salute e quindi snobbato da ragazzi e famiglie. «In realtà noi studiamo la scienza dei polimeri – continua Crippa –  e i suoi sviluppi futuri vanno nella direzione della ecocompatibilità e del biodegradabile. Oggi si confonde plastica con inquinamento, ma noi facciamo i conti con il futuro, la ricerca e lo sviluppo dei materiali». 

«Tre anni fa anche l’indirizzo tessile si stava esaurendo – racconta la preside dell’Isis, Elena Vaj – poi abbiamo investito in strumenti e attrezzature, ma soprattutto in contatti con le aziende che ora partecipano alla didattica e accettano ragazzi in stage e oggi abbiamo tre classi con indirizzo tessile: una prima, una seconda e una terza».  

Anche secondo Crippa il segreto risiede nella conoscenza. «In Italia abbiamo un tasso di abbandono universitario tra i più alti. Se i ragazzi avessero saputo cosa offriva il loro territorio prima di iscriversi all’università, magari avrebbero scelto con maggiore cognizione di causa. Ogni anno la nostra azienda ha bisogno di un numero che oscilla tra i 14 e i 16 apprendisti che, nella stragrande maggioranza vengono confermati. Il ragionamento che stiamo portando avanti con le scuole è quindi quello di anticipare la conoscenza della realtà Goglio agli studenti. L’alternanza scuola lavoro che esiste oggi è interessante, ma per l’azienda è un periodo troppo esiguo. Credo che dovremmo lavorare sulla condivisione dei programmi formativi per essere il più aderenti possibile alla realtà di ciò che i ragazzi troveranno sul loro territorio e valutare la possibilità di andare a provare a lavorare già nel biennio all’interno delle aziende».
Un’idea questa che in Svizzera o in Germania è già ampiamente praticata con risultati sorprendenti in termini di occupazione e sviluppo (Leggi l’articolo). 

«In questi giorni – conclude il direttore del personale della Goglio – stiamo lanciando un progetto, la Goglio accademy, per far diventare l’azienda un polo di ricerca e formazione continua, che avrà lo scopo di formare i nostri tecnici e che potrebbe diventare un contenitore dove poterci inserire nei programmi scolastici, proponendo a studenti e professori stage aziendali e occasioni di conoscenza reciproca».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 gennaio 2015
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