Dopo 55 anni pubblicata la tesi di Mario Lattes sul Ghetto di Varsavia

Il libro curato da Giacomo Jori e pubblicato da Edizioni Cenobio è la più importante opera scritta da un italiano sull'argomento. Einaudi aveva un contratto firmato con l'autore fin dal 1963 ma ritenne che i tempi per la ricostruzione proposta da Lattes non erano ancora maturi


Sono passati 55 anni, da quando Mario Lattes (1923-2001) discusse la tesi in Storia contemporanea “Il Ghetto di Varsavia”. Nessuno però da allora aveva voluto pubblicarla, nemmeno Einaudi che già nel 1963 aveva un contratto firmato con l’intellettuale torinese. La prestigiosa casa editrice, come già aveva fatto con "Se questo è un uomo" di Primo Levi, non ritenne ancora maturi i tempi per una ricostruzione come quella proposta da Lattes che non concedeva spazio alla retorica postbellica, denunciava il collaborazionismo di alcuni ebrei e il vigliacco comportamento dei cattolici polacchi. 
Oggi grazie all’impegno di Giacomo Jori, docente di Letteratura italiana presso l’Università della Svizzera Italiana, e alla Fondazione Bottari Lattes, quella tesi è stata pubblicata per la prima volta da Edizioni Cenobio a cura dallo stesso Jori.  Si tratta di un’opera importante, basata su pubblicazioni internazionali, documenti originali dell’archivio di Stato di Varsavia e interviste ai testimoni diretti. «È il più completo e ampio saggio sul Ghetto di Varsavia scritto da un autore italiano», afferma Caterina Bottari Lattes, presidente della Fondazione Bottari Lattes, che ha promosso la pubblicazione del volume.
Scrivere sul Ghetto di Varsavia, secondo Mario Lattes, significava «dimorare nella morte e capire di non intenderla». Il Ghetto è la testimonianza della possibilità della scelta: «Essere per la morte, essere per la vita».
Martedì 27 gennaio 2015, Giorno della Memoria, il libro verrà presentato a Varsavia, presso l’Istituto Italiano di Cultura.
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I Numeri del Ghetto di Varsavia
1931. Il Censimento ufficiale conta in Polonia 3.117.449 cittadini di confessione israelita; al termine della guerra i sopravvissuti sono 40-50.000.

Novembre 1939. Gli Ebrei di Varsavia sono 359.827

15 novembre 1940. Il Ghetto di Varsavia viene chiuso ermeticamente, 15 giorni prima tutti i cristiani abitanti nel ghetto devono abbandonarlo obbligatoriamente.

Maggio 1941. Il Ghetto di Varsavia conta 420.000 ebrei.

12 luglio 1942. Il Presidente dello Judenrat (Il Consiglio Ebraico) Cerniakov alla richiesta delle SS di portare il numero dei deportati da 5000 a 7000 al giorno si suicida con il cianuro. Dopo poco tempo il numero cresce a 10.000 al giorno.

22 luglio del 1942. Gli abitanti del ghetto sono 380.000. Il Consiglio ebraico rende noto l’ordine di deportazione all’Est. Entro il 3 ottobre verranno deportate 310.000 persone.

5 agosto 1942. Ordine di sterminio per il ghetto.

21 settembre 1942. Il Ghetto è ridotto alla metà della sua superficie. Più di tre quarti della sua popolazione sono già stati deportati.

20 ottobre 1942. Formazione del Comitato Coordinatore dei movimenti della Resistenza ebraica.

18 gennaio 1943. Inizio della seconda deportazione. Prima resistenza ebraica. Non rimangono nel Ghetto che 40.000 ebrei.

19 aprile-26 maggio 1943: Liquidazione del Ghetto. Insurrezione ebraica. Il ghetto è bombardato, messo a fuoco, raso al suolo. Sulla sua area sorge un campo di concentramento per 2000 prigionieri ebrei e cristiani.

«La guerra sta ormai per finire e, a dirvi la verità ho un poco paura di questa fine: soltanto allora la tragedia ebraica apparirà in tutta la sua vastità» Mario Lattes.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 gennaio 2015
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