Easydur, la precisione a più dimensioni

Nata per soddisfare la richiesta di un cliente la Easydur è una realtà consolidata nel settore della meccanica di precisione. Oggi progetta, realizza e vende, torsiometri e durometri di qualità in tutto il mondo

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Il loro settore è la meccanica di precisione. Una nicchia che più che di pubblicità ha bisogno di precisione e affidabilità. In trent’anni la Easydur si è fatta un nome nella produzione di macchinari sofisticati come i durometri, macchine che misurano la durezza dei materiali, e i cosiddetti “provamolle”, strumenti che misurano la resistenza delle molle, come quelle che compongono le sospensione dei treni. Oggi l’azienda da poco trasferitasi ad Arcisate è un riferimento per tutto il mercato internazionale ed è passata indenne attraverso la bufera della crisi economica. Il suo segreto? Assecondare ogni richiesta del cliente, anche grazie alla capacità di anticiparlo, proponendogli sempre nuove soluzioni; non ultima la realizzazione di software tarati su ogni singola esigenza. Proprio come si fa confezionando un buon abito su misura.

Signor Affri, quando e com’è nata la sua azienda?
«Trent’anni fa Ho iniziato a lavorare con mio padre per cui seguivo la progettazione e la realizzazione dei durometri. Un giorno ci arriva in azienda una richiesta un po’ particolare. Un cliente ci chiedeva di realizzare un torsiometro, uno strumento per provare le molle che a quei tempi in Italia non faceva nessuno. Così sono tornato a casa, ho fatto la progettazione e ho capito come avremmo potuto accontentare la richiesta. Era il 1985 e quegli strumenti venivano prodotti quasi esclusivamente in Germania, con prezzi stratosferici. Poi siamo arrivati noi».

Da quella richiesta “un po’ particolare”, siete diventati un riferimento per tutto il settore. Come è avvenuta questa trasformazione?
«Diciamo che le cose si sono evolute da sole. Dopo la realizzazione delle prime macchine, abbiamo iniziato a seguire le fiere in vari settori, sempre con la stessa filosofia aziendale: seguire le richieste dei clienti. È così che abbiamo iniziato a sviluppare delle macchine speciali, fatte su misura, per poi arrivare a realizzarne addirittura degli impianti automatici per il controllo del 100% della produzione».

Come avete fatto a stare al passo con gli sviluppi tecnologici?
«Guardando sempre avanti ed ascoltando quello che ci chiedevano i clienti. Negli anni ci siamo specializzati nella realizzazione dei software che governano le macchine. I clienti dicevano: “Mi piacerebbe che questa macchina sia in grado di fare questo, piuttosto che quest’altro”. Bene, noi provavamo a renderlo possibile. È così che siamo arrivati a produrre strumenti di misura e di controllo che oggi vendiamo in Cina, Pakistan, Arabia Saudita, Sud Africa, Argentina e così via».

Oggi qual è il vostro core business?
«Lo speciale, oggi produciamo ancora durometri ottici, ma di grandi dimensioni, per intenderci anche impianti lunghi 15-20 metri. Ne abbiamo venduto uno alla Tenaris Dalmine, che serve per misurare la durezza di bombole per il gas lunghe anche 15 metri. Dopodiché produciamo macchinari in grado di testare molle gigantesche così come di dimensioni microscopiche. Spaziamo in diversi settori insomma. Per questo la crisi non ci ha toccati; perché serviamo più settori contemporaneamente. Dall’aviazione, fino alla meccanica di precisione».

Chi sono i vostri principali concorrenti?
«I tedeschi. In Germania fanno strumenti di misura come i nostri, ma lì costano molto più che da noi. Dalla nostra abbiamo più inventiva, novità ed estro. Ed è questo quello che ci distingue dai tedeschi».

Mi scusi, ma quello dell’italiano creativo che resiste alla concorrenza, non le sembra uno stereotipo un po’ passato?
«No. Almeno non per noi. L’idea di fare qualcosa di innovativo l’abbiamo nel dna. Per farle un esempio, io seguo la progettazione delle macchine e per quel che riguarda i sistemi di visione, le telecamere per intenderci, siamo stati i primi al mondo a installare le telecamere con sistema Firewire sulle nostre macchine. È stato un bel passo, abbiamo speso mesi di ricerca e sviluppo, ma l’abbiamo fatto. Anche questo significa essere creativi».

Dove trovate le competenze per rimanere costantemente aggiornati?
«I nostri dipendenti, una quindicina in tutto, sono tutti diplomati o laureati in ingegneria. Li troviamo tutti in Italia. Spesso però si fa fatica a trovare persone valide, brave, che abbiano voglia di lavorare, che si appassionino al loro lavoro. È una questione un po’ delicata diciamo».

La Easydur collabora anche con l’università?
«Sono anni che collaboriamo con l’ambito accademico. Per l’università abbiamo costruito macchine su indicazioni specifiche e ora siamo in trattativa per un macchinario che faccia il controllo a pesi diretti. Una macchina importante insomma. Anni fa, sempre con l’università, abbiamo realizzato un durometro campione oggetto di tesi per un dottorando».

Esiste quindi un vantaggio reciproco in questa collaborazione?
«Certo. Prima di tutto uno scambio ad alto livello di conoscenze tecniche e perché no da imprenditore è interessante anche l’aspetto commerciale. I clienti che vogliono comprare un certo tipo di macchina si rivolgono all’università in cerca di referenze e da lì arrivano a noi».

Su dieci macchine che producete quante vanno all’estero?
«Circa sei, sette. In Italia per esempio il settore delle molle è calato parecchio, all’estero gode ancora invece di buona salute. Noi vendiamo principalmente in Europa, ma anche in Russia, Cina, India. A volte negli Stati Uniti».

Senta, da imprenditore cosa chiede al governo?
«Dal governo mi aspetto un interesse maggiore per quanto riguarda la ricerca. Inoltre dovrebbero essere garantite delle vere agevolazioni a chi abbia voglia di investire nelle aziende ed è lapalissiano dire che bisogna abbassare le tasse».

Da Induno Olona, dove avevate la prima sede, vi siete trasferiti ora ad Arcisate. Perché non avete deciso di delocalizzare in Svizzera?
«Bella domanda (ride). Certo la Svizzera è allettante, però abbiamo scelto di rimanere qua. Un po’ perché abbiamo formato i nostri dipendenti qui, e qui abbiamo anche i nostri fornitori e un po’ perché le infrastrutture qui sono più convenienti. Poi in Svizzera c’è la dogana che è un aspetto non indifferente. Abbiamo insomma valutato che non era la soluzione ideale per noi».

Nella vostra storia aziendale avete già affrontato e con successo un primo passaggio generazionale. Come vi state preparando al secondo?
«Spero vada altrettanto bene. Ho due figli, uno studia ingegneria l’altro lavora già con me e il lavoro gli piace. Ora bisogna solo aspettare, diciamo che le basi ci sono tutte».

L’IMPRESA DELLE MERAVIGLIE


Scheda dell’azienda 

Easydur Italiana
Via Maja, 5
Arcisate (VA) – Italia
Tel. +39 0332 203.626
Fax +39 0332 206.710
info@easydur.com

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 gennaio 2015
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