Ecomafia: anche Varese nella classifica degli orrori di Legambiente

Presentato a Milano il rapporto annuale sulle ecomafie. Ogni giorno si commettono 80 reati contro l'ambiente e la nostra regione è tra le prime in Italia

Anche Varese si ritaglia il suo spazio nella galleria degli orrori che è il rapporto 2014 sulle Ecomafie stilato da Legambiente. Il caso citato è quello di Golasecca "dove – si legge nel rapporto – non è improprio parlare della presenza di un vero e proprio ecomostro".
Il dossier si riferisce al complesso immobiliare, costruito tra il 2007 e il 2010, all’interno del Parco Regionale del Ticino. "Nell’area interessata dall’intervento, 11.600 metri quadri – si legge ancora – sono stati realizzati alcuni edifici non previsti dal progetto (tra i quali spogliatoi, palestra, piscina e campo di calcetto) e, quindi, completamente abusivi, così come 24 appartamenti in più rispetto a quelli autorizzati, ricavati dai sottotetti".

Un caso di abusivismo su cui la Procura di Busto Arsizio (Leggi l’articolo) ha chiuso le indagini nei confronti di cinque indagati, tra cui i titolari e i responsabili dell’impresa edile che avrebbe commesso l’abuso e l’allora responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Golasecca. Dalle indagini è emerso, infatti, che il dirigente comunale avrebbe rilasciato i permessi di costruzione senza autorizzazione paesaggistica al disboscamento del terreno, non avrebbe attuato i controlli e la vigilanza e non avrebbe comminato le sanzioni previste per gli abusi edilizi

Per la prima volta nella provincia di Varese viene contestato il reato contro il patrimonio paesaggistico previsto nel Codice di Beni Culturali e del Paesaggio a tutela delle aree protette e del patrimonio naturalistico. Un primato sconfortante e, ahinoi, non isolato. 
Nella nostra regione, solo nel 2013, sono stati 1268 i reati accertati contro l’ambiente, 1085 le persone denunciate e 339 i sequestri effettuati. Gli arresti sono stati 24, un numero più basso solo di quello registrato in Campania e Puglia. La Lombardia è la prima regione tra quelle del Nord nella classifica nazionale del ciclo illegale del cemento, con 341 persone denunciate e 265 infrazioni accertate.

«La Lombardia è sempre più sotto scacco da parte delle cosche e delle ecomafie – dichiara Sergio Cannavò, responsabile Ambiente e Legalità Legambiente Lombardia – che trafficano e fanno affari ai danni dell’ambiente e del territorio, spesso con la complicità di colletti bianchi e di pubblici amministratori. Ne sono esempio lo scioglimento del Comune di Sedriano per mafia, i tanti casi di corruzione per agevolare trasformazioni urbanistiche e appalti nel settore ambientale, la comunanza di interessi tra eco-mafiosi e personale politico accertata in numerosi processi. Ma mentre la società civile, con fatica, cerca di reagire e rilanciare la lotta contro la criminalità ambientale, da parte della politica e del mondo imprenditoriale mancano prese di posizione forti e iniziative concrete».

Tra le province lombarde, quelle a uscirne peggio sono quella di Bergamo, in testa con 128 infrazioni accertate, Milano con 72, Cremona con 63 e Monza con 60. Mentre, nella serie storica che registra i grandi traffici di rifiuti accertati dal 2002 ad oggi, la Lombardia occupa purtroppo un posto di primo piano, essendo stata oggetto di 66 inchieste su 237 (pari al 27,8%), con l’emanazione di 148 ordini di custodia cautelare e il coinvolgimento di 85 aziende.

«Tra i tanti casi di reati gravi – continua Cannavò – lo scioglimento per mafia del Comune di Sedriano, a poco più di un anno dall’inizio di Expo, dimostra tristemente l’assedio che le organizzazioni criminali, soprattutto la ‘ndrangheta, stanno muovendo sui territori lombardi. (Foto d’archivio) Dal decreto di scioglimento e dalle sentenze è emerso che in quel comune e in altri dell’hinterland milanese faceva affari un’organizzazione criminale, con a capo una famiglia di origine calabrese, che grazie a stretti legami con i vertici dell’amministrazione locale, aveva il monopolio sul movimento terra, poteva controllare cantieri e il settore dell’intermediazione immobiliare, e si era infiltrata negli appalti di servizi e di opere pubbliche. In Italia e in Lombardia si continuano a commettere reati contro l’ambiente al ritmo di più di 80 al giorno – insiste Cannavò – il tutto in assenza di una normativa penale in grado di prevenire e reprimere un fenomeno contro cui forze dell’ordine e magistratura stanno combattendo una lotta impari, con armi completamente spuntate. E’ da quasi un anno che giace in Senato la proposta di legge, già approvata a larga maggioranza dalla Camera, che introduce i delitti contro l’ambiente nel nostro codice penale. Quanti altri disastri ambientali impuniti si dovranno avere prima che il Senato si decida a legiferare su questo punto?» 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 gennaio 2015
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