Finmeccanica, prime indicazioni sul piano industriale

I vertici del gruppo hanno incontrato i segretari di Fim, Fiom e Uilm. Per il 2015 si prevede il mantenimento del valore degli ordini e dei ricavi. Fim Cisl: «Se si vende Ansaldo Breda e Ansaldo STS verificheremo la sostenibilità industriale, la permanenza delle competenze nel nostro paese e le garanzie occupazionali nel lungo periodo»

I vertici di Finmeccanica hanno incontrato le segreterie di Fim, Fiom e Uilm per presentare le prime indicazioni sui contenuti del piano industriale. L’azienda manterrà la propria presenza negli attuali settori sia civile che militare dell’aerospazio, difesa e sicurezza quindi senza ridimensionamenti delle attività.
I dati preconsuntivi relativi al 2014 registrano risultati positivi in miglioramento rispetto a quelli di previsione in tutti i fondamentali della società e in particolare negli ordini, nell’Ebitda (margine operativo lordo) e nel Focf (quindi nella capacità di generare cassa), oltre che nel livello di indebitamento previsto in ulteriore riduzione.
Le aspettative per il 2015 sono di un mantenimento del valore degli ordini e dei ricavi ma con un significativo miglioramento degli indicatori finanziari soprattutto nella capacità di generare cassa funzionale al sostegno degli investimenti produttivi e in ricerca e sviluppo.
Il piano industriale è stato costruito considerando l’attuale perimetro e quindi comprendendo il settore dei trasporti ferroviari, con una profondità quinquennale e prevede di intervenire su due fronti.
Il primo punta alla sostenibilità finanziaria ad una forte attenzione alla riduzione dei costi (probabilmente anche analizzando la razionalità industriale degli stabilimenti), intervenendo sulle spese, riduzione degli sprechi, razionalizzazione delle attività esternalizzate e della catena dei fornitori per recuperare capacità di generare cassa funzionale a sostenere investimenti autofinanziati. Va segnalato che per la prima volta dopo anni la sostenibilità dell’azienda avviene senza la necessità di operazioni straordinarie di dismissione di pezzi di attività per “salvare il bilancio” come avvenuto nel corso degli ultimi anni (vedi Ansaldo Energia).
Il secondo punta a sviluppare interventi di efficientamento industriale, razionalizzando i processi, riappropriandosi delle parti core delle attività e quindi internalizzando le attività sistemiche strategiche, decentrando le fasi marginali, no-core e a basso valore aggiunto, sia produttive che legate allo sviluppo, oggi appaltate all’esterno, potenziando e migliorando la capacità e la qualità dei prodotti. Questo dovrà riguardare anche le alleanze internazionali sullo spazio e sui sistemi di difesa che dovranno vedere un nuovo protagonismo di Finmeccanica e quindi del nostro paese.
Restano comunque avviate le trattative per la vendita di Ansaldo Breda e Ansaldo STS – sebbene quest’ultima non formalizzata ma certamente legata alle offerte presentate – che dovrebbero vedere una loro conclusione nel corso dei prossimi giorni in un nuovo cda che dovrebbe sancire la conclusione di questo processo con la cessione ad Hitachi che ormai sembra essere il soggetto con il quale si arriverà alla stretta finale.
Il 30 gennaio prossimo l’amministratore delegato di Finmeccanica incontrerà le organizzazioni sindacali per avviare una fase di approfondimento nei contenuti industriali del piano e le ricadute nelle singole linee di prodotto. «Noi siamo pronti ad affrontare questa nuova sfida – dicono i vertici della Fim Cisl – senza pregiudizi ma con le capacità, la coerenza e la determinazione che devono consentire a questa importante azienda di restare protagonista nei mercati dell’aerospazio, difesa e sicurezza nei settori sia civile che militare, evitando che il prezzo di questo ulteriore piano industriale sia pagato dalle lavoratrici e dai lavoratori di Finmeccanica».
«Nel caso venga assunta la decisione definitiva di vendere Ansaldo Breda e Ansaldo STS chiederemo un immediato confronto, per verificare la sostenibilità industriale, la permanenza delle competenze nel nostro paese e la solidità delle garanzie occupazionali in una prospettiva di medio lungo periodo, affinchè sia una scelta funzionale a dare continuità e sviluppo al settore ferroviario italiano».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 gennaio 2015
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