“I 101? Furono delinquenti, anzi cialtroni”

Erica D'Adda, senatrice Pd della minoranza vicina a Fassina e Gotor: "Il nostro obiettivo è tenere unito il Pd, ma se potessi votare Bersani sarei la donna più felice del mondo"

Giovedì 29 gennaio iniziano le votazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Parlano i Grandi Elettori

I deputati del Pd vicini a Bersani faranno così: «Il criterio fondamentale è tenere unito il Pd – osserva la senatrice Erica D’Adda – Questo ci preme, anche se si tratti di votare persone fuori dal partito. Collaborazione con altre forze politiche sì, ma senza lasciarsi dettare le condizioni». I ribelli guidati da Miguel Gotor, ex spin doctor di Bersani, sono gli esponenti del Pd che hanno contestato in senato l’Italicum (seppure nella sua versione corretta dagli emendamenti). Oggi non voteranno contro la legge, ma nemmeno a favore, insomma non parteciperanno al voto. In questi attimi si sta effettuando la votazione. Tra i bersaniani di ferro, in questa compagine, c’è proprio la senatrice di Busto Arsizio Erica D’Adda.

Esprimerete un disaccordo anche per il Quirinale?
«Assolutamente no. Sono due questioni completamente diverse. Per la legge elettorale non parteciperemo al voto, non votiamo contro. Ma abbiamo ribadito, che non c’è nessuna relazione con il presidente della repubblica».

A che presidente pensate?
«Io penso che ci sia bisogno, come sempre, di una figura autorevole, ma non importa che sia autonoma dal governo. Mi basta che abbia le competenze necessarie. L’optimum sarebbe una persona con esperienza, alto profilo e conoscenze internazionali, magari non si raggiungerà la perfezione ma almeno alcune di queste caratteristiche sono importanti. Io, a titolo personale, preferirei comunque un politico a un tecnico»

Renzi ha puntato tutto sulla quarta votazione, vuole dire che il Pd può fare anche da solo? «No, non lo eleggerà da solo. Questo è certo. I giornali scrivono che questa scelta in qualche modo rientrerà anche nel cosiddetto patto del Nazareno, non so se sia così ma certo è probabile che ci sia un accordo. Io avrei auspicato un voto al primo colpo, come accadde con Ciampi. Avrebbe dato un segnale di grande forza istituzionale».

Lei cosa auspica?
«Auspico che il Pd ci arrivi tutto intero, senza gli scarti, le bizze e gli impazzimenti di due anni fa. C’è da dire che l’ala renziana aprì alla possibilità di dire no apertamente alle scelte del gruppo quando affermò che non avrebbe votato per Franco Marini, ma lo dissero a viso aperto. Tuttavia questo ha creato un precedente».

E i 101?
«Ben diverso è stato invece il comportamento dei 101. Loro fecero un atto ignobile, furono delinquenti che si nascosero sotto un catafalco, gente senza coraggio».

Addirittura delinquenti?
«Sì, forse è un po’ forte, però cialtroni sì. Hanno messo il paese di fronte a un impasse. Quanto accadde allora non è stato ancora metabolizzato».

E Civati, che ha parlato di un candidato enne enne?
«Non so che cosa sia».

Intendeva dire un nome che non fosse espressione del patto del Nazareno (Renzi-Berlusconi) sempre che esista questo patto.
«Il presidente è una figura di garanzia, non sono proprio allineata con Civati».

Bersani è candidabile?
«Non ci sto al totonomi, di solito gli ex segretari di partito non sono papabili. Ma se lo fosse sarei la donna più felice del mondo, ma realisticamente non credo».

Ci sarà una sorpresa?
«Può essere».

(2 – continua)

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 gennaio 2015
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