“I nodi da sciogliere”: l’intervento di Stefano Cecchin su Islam e moschea

Il presidente del Consiglio Comunale samaratese parte dalle "condivisibili considerazioni" della lettera di Eliseo Sanfelice. "Una realtà complessa che non si può ridurre a banali semplificazioni"

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Stefano Cecchin, Presidente del Consiglio Comunale di Samarate

Reagisco con semplici suggestioni e senza avere pretese esaustive alla proposta avanzata dal collega consigliere Eliseo Sanfelice nei giorni scorsi e da Voi pubblicata.
Riflettevo sul fatto che non possiamo più soffermarci-come cittadini e come uomini delle istituzioni – su delle riduzioni semplicistiche e senza senso che ancora troviamo in troppi opinionisti e media: se non e’ infatti vero che l’islam e’ pura violenza, non e’ neppure vero che l’islam e’ pace e che i fondamentalisti jihadisti nulla hanno a che vedere con l’islam. E’ necessario partire dal principio di realtà e cercare di trovare una posizione ragionevole e ferma.
Rispetto a tale giudizio, ammetto fin da subito di essere debitore del compianto Cardinale Martini che si espresse con assoluta lucidità e chiarezza 25 anni fa in un famoso discorso alla città di Milano. Invito a riprenderlo (qui il link) per scoprire, tra le altre cose, come non l’islam in termini generali, bensì i singoli mussulmani debbano diventare i soggetti della nostra relazione e della nostra interlocuzione, nonché parte del rapporto da instaurarsi a cura delle amministrazioni locali.
Una seconda sottolineatura riguarda la secolarità, valorizzata e incentivata da Martini e indicata come distinta e alternativa alla secolarizzazione, la cui definizione più chiara rimane quella attribuita a Bonhoeffer, e cioe’ vivere nel mondo " Etsi Deus non daretur ", come se Dio non ci fosse.
Secolarizzazione dilagante, vuoto multiculturalismo palesemente fallito, ma tenuto in piedi dalla ideologia, crisi della democrazia post liberale, dove non esistono più valori supremi come i diritti individuali, per cui valga la pena lottare e persino morire, e dove, al contrario, tutte le culture sono equivalenti, persino quelle illiberali (anzi, queste sono paradossalmente esaltate, dal laicismo che fa la guerra al pacifico Crocifisso, all’islamismo radicale con interi quartieri di Londra, Bruxelles e di altre capitali europee governate dalla sharia ): ci sono tutti gli elementi per una dolorosa e drammatica fotografia del presente. E qui mi ricollego alle tante considerazioni condivisibili di Sanfelice, soffermandomi in particolare su quella attraverso la quale rammenta come la moschea non sia un semplice luogo di culto, ma abbia una valenza molto più ampia (e problematica). Aggiungo, infine , una riflessione ulteriore, e cioe’ come tutte le rilevazioni sociologiche e statistiche fin qui condotte dimostrino come la maggioranza dei mussulmani che vivono in Italia non frequenti affatto la moschea, la cui gestione e’ spesso politica e legata a logiche di appartenenza e finanziamento dipendente da stati esteri. Vi sono pertanto nodi da sciogliere non banali prima di arrivare a una soluzione condivisa del problema, ma e’ altresì necessario porsi in una corretta disposizione d’animo, dato che il fenomeno della presenza musulmana ha carattere di permanenza. Purtroppo paghiamo tutti caro il prezzo di non avere una classe dirigente a livello nazionale adeguata alla sfide culturali e politiche che ci troviamo ad affrontare. Non riusciranno certo Gallarate, Samarate e Busto a fare ciò che non riescono ad approcciare in maniera adeguata e risolvere Renzi (alla pari di Letta, Monti, Berlusconi e Prodi) e il parlamento, composto purtroppo oggi per lo più da soggetti nominati per fedelta ‘, francamente imbarazzanti, con (fatte le debite eccezioni) una caratura politico intellettuale media che avremmo forse trovato trent’anni fa in un consiglio comunale di un piccolo paese dimenticato sui monti. A noi spetta la fatica e lo sforzo di dare ai nostri concittadini strumenti di lettura e comprensione di una realtà complessa che le banali semplificazioni di questi giorni non aiutano certo a chiarire.

Stefano Cecchin
Presidente del Consiglio comunale di Samarate

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2015
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