I terroristi (veri o falsi) espulsi da Varese

La propaganda islamica in provincia, dal 1998 a oggi. Il capo cellula Ben Khemais è stato il più grande pericolo mai corso, ma in altri casi le accuse sono state spesso smontate dai processi

Chi è terrorista e chi no. E’ solo la magistratura che può deciderlo, ma il Governo può dichiarare indesiderabile sul territorio nazionale, per ragioni di sicurezza, anche un cittadino straniero che possa essere venuto a contatto con elementi pericolosi per la sicurezza dei propri cittadini. Il marocchino espulso dal Ministero dell’interno, e che abitava a Gallarate, non è il primo straniero cacciato dal Varesotto.

Il muratore
Nel 2005 viene espulso da Varese, dove abitava in via Rovani, Mohammed Akremi Gharsellaoui, un 40enne che lavora nell’edilizia e che aiuta connazionali a procurarsi falsi documenti. A casa gli trovano videocassette che inneggiano alla guerra santa.

L’azzatese
Qualche mese prima viene espulso Ben Said Faycal, 41 anni di origini tunisine. L’uomo è di Azzate, ed è entrato in una inchiesta partita da Torino, connessa alle attività dell’imam locale e che porta all’arresto di tre marocchini di Malnate, tra cui un commerciante di generi alimentari.

L’imam discusso
Nel 2005 l’ex imam di Varese Abdelmajid Zergout, e gli amici Abdelillah El Kaflaoui e Mohammed Raouiane sono denunciati e processati per associazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale, accusati di appartenere a un gruppo radicale islamico combattente marocchino. La procura di Milano chiede però l’assoluzione. Condannato in Marocco, nel 2008 accetta l’estradizione. 

L’imam assolto
Sempre nel 2005, dopo il suo arresto nel 2004, viene espulso da Gallarate l’Imam Mohamed Mahfoudi. Il provvedimento viene però appellato. L’uomo tornato in Italia e viene successivamente assolto dalle accuse di terrorismo.

Il capo della cellula
Per tutti questi casi controversi, ce n’è invece uno lampante, ovvero al costituzione di una rete di reclutamento terroristico tra Milano, Legnano e Gallarate, da parte di un gruppo che si richiamava al partito combattente salafiita. La cosiddetta “Rete Hamza” opera nella moschea di viale Jenner, utilizza cooperative di lavoro per fare soldi e far girare documenti, ed è attiva negli anni tra il 1998 e il 2001. La figura di spicco abita a Gallarate, in un piccolo appartamento di fronte all’ospedale, in via Dubini, Essid Ben Khemais. Condannato in Italia per terrorismo, sconta la sua pena e torna in Marocco, dove è saltuariamente ricomparso in compagnia di leader politici locali.

I Varesotti in Puglia
Una parte di quella rete è emigrata in Puglia, ad Andria, dove un imam ideologizzato utilizza la complicità di un tunisino di 46 anni Hosni Hachemi Ben Hassem, titolare anche di un call center utilizzato per la propaganda fondamentalista e a sua volta vecchio amico di Ben Khemais. Questa filiera di reclutamento è raccontata nelle carte delle inchieste milanese e pugliese, da un pentito, il tunisino Jelassi Rihad, che a Gallarate e Varese incontrava spesso Ben Khemais, detto Samir. Jelassi spiega che il reclutamento avveniva in moschea, tra i più disperati; le videocassette erano il centro della propaganda, quello che oggi invece fa internet.

Il tunisino pentito
«La trappola è lì nella moschea, dove mettevano dei video, dalla mattina alla sera – si legge nella sua deposizione – ci spiegavano che in questa vita siamo ormai condannati a morte e moriremo prima o poi, in mezzo a questi porci, che ci rubano il petrolio, tutte quelle storie per inculcare odio… In Afghanistan e altri Paesi registravano gli attentati e quindi poi la registrazione viene messa nelle cassette, e queste cassette vendute nelle moschee».

Il pentito racconta anche che Ben Khemais non è mai riuscito a infiltrarsi nella moschea di Gallarate perchè non è riuscito a convincere il bibliotecario a far circolare le videocassette: «L’addetto alla biblioteca della moschea di Milano era un terrorista ma quello della moschea di Gallarate era solo uno che faceva un po’ di commercio…. Era un nostro vicino di casa, ma era uno che, diciamo, ama la vita, un materialista…».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 gennaio 2015
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