Il maresciallo Cortile, l’eroe di Clivio che salvava gli ebrei dallo sterminio

Aiutava la fuga dei perseguitati insieme all'organizzazione umanitaria riconducibile a Don Gilberto Pozzi. Fu tratto in arresto dai tedeschi e morì nel campo di sterminio di Mauthausen

Con l’avvicinarsi della giornata delle memoria, rispolverando documenti e archivi, riemergono le storie di chi nei tristi anni della Shoah si è distinto con comportamenti e azioni eroiche alle nefandezze e meschinità di quell’epoca. E riemerge così anche la figura del maresciallo della Guardia di Finanza Luigi Cortile, di stanza alla dogana di confine di Clivio dal 1935, a nord della provincia di Varese, e la sua opera d’aiuto ai profughi ebrei in fuga dallo sterminio.
A ricordarlo è proprio il corpo per il quale ha prestato servizio, il comando della Guardia di Finanza di Varese, che ripropone la storia del maresciallo Cortile e della sua opera che lo ha portato alla morte nel campo di sterminio di Melk – Mauthausen, in Austria il 9 gennaio del 1945 (la ricostruzione è stata fatta dal capitano Gerardo Severino, ufficiale al Museo Storico della Guardia di Finanza, che ha pubblicato anche un volume sulla vicenda».

Luigi Cortile nacque a Nola l’8 aprile 1898, si arruolò nella Regia Guardia di Finanza il 21 febbraio 1917 e, dopo essere stato in guerra, l’1 giugno 1935, fu nominato “Reggente” della Dogana di confine di Clivio, poi promosso al grado apicale di Maresciallo Maggiore.
In seguito all’occupazione tedesca della Provincia di Varese, il maresciallo Cortile entrò a far parte dell’organizzazione umanitaria, riconducibile a Don Gilberto Pozzi, parroco di Clivio, particolarmente attiva in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati dai nazi-fascisti. Il Maresciallo Cortile fece dunque parte di un’eletta schiera di sottufficiali e finanzieri che si prodigò con tutte le proprie forze, offrendo aiuti umanitari nei riguardi di migliaia di cittadini che desideravano espatriare clandestinamente in Svizzera per sfuggire alla caccia dei nazifascisti.

Il Maresciallo scorse, nei volti terrorizzati dei tanti fuggitivi ammassati lungo la frontiera svizzera, i tratti che li rendevano essere umani come lui: vittime inermi di atrocità piuttosto che nemici da combattere o “clandestini” da arrestare. E di questo fu chiamato a rispondere dal regime dell’epoca, come ricostruisce lo storico Francesco Scomazzon: per essersi reso responsabile di: «far passare dall’Italia alla Svizzera e viceversa della corrispondenza diretta ad internati e da questi alle loro famiglie», come emerge dal Verbale di Irreperibilità redatto in data 16 luglio 1947, il Maresciallo Luigi Cortile fu tratto in arresto dai tedeschi, nella stessa Clivio, l’11 agosto 1944. Inizialmente portato nel carcere di Varese, il giorno seguente fu consegnato ad un soldato tedesco che lo trasferì al carcere di San Vittore, a Milano. Il 17 ottobre dello stesso anno fu, quindi, trasferito al Campo di Concentramento di Bolzano. Da qui fu, infine, trasferito a Mauthausen (Austria) il successivo 20 novembre.

Morì nel sotto campo di Melk – Mauthausen (Austria) il 9 gennaio 1945. Alla memoria dell’eroico Sottufficiale delle Fiamme Gialle è stata concessa, con decreto del presidente della Repubblica in data 16 giugno 2006, la Medaglia d’Oro al Merito Civile con la seguente motivazione: «Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale si prodigava, con eccezionale coraggio ed encomiabile abnegazione, in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dai nazifascisti veniva infine trasferito in Austria, perdendo la vita in un campo di concentramento. Mirabile esempio di altissima dignità morale e di generoso spirito di sacrificio ed umana solidarietà».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 gennaio 2015
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