Il Poz a caccia di “certezze”

Nella conferenza stampa pre partita, il coach parla del momento della squadra, del suo rendimento altalenante e delle ricette per venirne fuori

 Gianmarco Pozzecco entra in sala stampa alle 14, al termine di una sessione di allenamento lunga ed intensa "Non avete visto accorgimenti speciali in vista della gara con Pistoiadomenica 4.1 alle 18.15 al Palawhirlpool– perché, come al solito, cercheremo di vincere la partita mettendo in campo le nostre qualità piuttosto che cercando di rompere i loro giochi".

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Al riguardo, il pensiero del coach è molto chiaro "Ho fatto mia la filosofia Rusconiana: Dodo ci diceva che una grande squadra deve preoccuparsi solo di giocare bene, senza guardare in casa altrui. Per diventare grandi cominciamo a pensare da grandi, certo che se Amoroso gioca da 5 andremo a marcarlo anche fuori dall’arco, ma questo  è buonsenso, non tattica".
Molto più approfondito il capitolo dedicato al momento della squadra: "Non siamo crescuti quanto mi aspettavo, questo ovviamente dipende da una molteplicità di circostanze che, tutte assieme, stanno frenando il nostro sviluppo. Per dirne una, sapete che a me non piace piangere, però andate a guardare le cifre di Kangur prima dell’infortunio; in una squadra totalmente rifatta come la nostra uno come lui, con la sua solidità e le sue certezze ci avrebbe fatto davvero comodo".

Ecco, se volessimo cercare un filo conduttore della chiacchierata del Poz, lo troveremmo senz’altro nella parola "certezze" : "Oggi i giocatori pensano di poter fare tutto, hanno una infarinatura generale ma non conoscono le loro caratteristiche precise. Non hanno certezze, ed in questo modo non ne danno neppure alla squadra né a me, che non so cosa accadrà la volta prossima. Un tempo era diverso, ognuno aveva ben presente cosa servisse per vincere, e il coach sapeva dove pescare per cambiare una gara in corso d’opera".
Una considerazione ed un suggerimento anche per il tiro da 3 punti "Oggi tutti ci provano, anche perché è la scelta più facile che ti evita di dover attaccare sul serio. Certo che se fai 9 su 11 in un quarto come Reggio contro di noi fai bene a tirare, ma non lo vedo come un indicatore della forza offensiva di una squadra. Da giocatore dico che tirare da 3 e vedere la palla che entra a canestro è una goduria pazzesca ma ora stiamo esagerando. Pensate che nei campionati giovanili io lo toglierei proprio. Che i giovani imparino a leggere le difese e ad attaccarne i difetti".

Anche sugli obbiettivi il Poz-pensiero è molto preciso "Nel breve, battendo Pistoia, un paio di incastri ci permetterebbero di andare ad Avellino a giocarci l’accesso alle Final Eight di Coppa. Però a Varese il basket è una cosa seria e bisogna fare in modo che non si debbano più fare i salti mortali per sopravvivere. Varese è Varese e deve tornare dove le compete. Io? Ho settanta partite da coach e mi sto costruendo l’esperienza necessaria a guidare una grande squadra. Amo, ricambiato, questa città e questa squadra e farò tutto quello che potrò per portarla al successo"
Un buon proposito per questo inizio di 2015

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 gennaio 2015
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