La Grecia al voto

Le elezioni anticipate di domenica 25 gennaio potrebbero vedere la vittoria di Syriza e del suo candidato Alexis Tsipras, che cerca la maggioranza assoluta per combattere le politiche di austerity imposte dalla Troika

Arrivano a due giorni dal voto anticipato, le dichiarazioni del candidato premier Alexis Tsipras, leader del partito Syriza, di non voler rispettare i patti assunti dal suo predecessore, Antonis Samaras, con la Troika (Fmi, Commissione europea e Bce). Dichiarazioni che trovano un immediata risposta da parte del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, che dal World Economic Forum di Davos, risponde che «La Grecia non può fare parte del programma di quantitative easing a meno che non resti all’interno del piano di riforme concordato». 
Un riferimento esplicito alle politiche di austerity contro cui Tsipras ha costruito il suo successo elettorale e che vede Syriza in testa nei sondaggi (al 32,4% secondo la società demoscopica Metrisi) contro Nea Demokratia (ferma al 30,2%) del premier uscente Samaras. 

La Grecia a un bivio. La situazione del Paese, dopo tre anni di governo di centrodestra, è disastrosa. Il Pil, a quanto riportano i dati citati dal quotidiano britannico "The Guardian", si è ridotto del 25 per cento, mentre il tasso di disoccupazione è balzato oltre il 25 per cento, i salari sono scesi del 30 per cento e la produzione industriale è calata del 35 per cento.
A fronte di questi dati il partito di Samaras, eletto nel 2012, non ha mantenuto le sue promesse e, dopo la mancata elezione del presidente della Repubblica del dicembre scorso e la conseguente indizione delle elezioni politiche anticipate, ha condotto una campagna elettorale priva di slancio. 
Syriza punta ora a conquistare la maggioranza assoluta del Parlamento, un obbiettivo possibile se domenica il partito riuscirà ad ottenere il 35 per cento dei consensi.
Il traguardo, che potrebbe essere raggiunto con un’alleanza strategica all’ultimo minuto, consentirebbe a Tsipras di attuare un programma costoso che prevede, tra le altre cose, una drastica riduzione della disoccupazione e l’attivazione di misure assistenziali per le fasce più deboli della società, tra cui la riattivazione dell’energia elettrica alle famiglie in ritardo con le bollette e un vasto piano di aiuti per le persone rimaste senza occupazione e casa. 

A fronte delle promesse del leader ellenico rimangono le scadenze fissate dalla Troika. La Grecia si è impegnata a raggiungere un avanzo primario di bilancio del 3 per cento nel 2015 e negli anni successivi. L’obbiettivo è quello di ripagare l’enorme debito pubblico accumulato negli anni e che oggi tocca il 175 per cento del Pil. Una richiesta inverosimile a fronte di un mercato dell’export praticamente fermo e di un piano di privatizzazioni, deregolamentazioni e liberalizzazioni, mai veramente avviato. Secondo il "Financial Times" il Paese non può salvarsi «senza una ristrutturazione del debito, ma una ristrutturazione del debito all’interno della zona euro è impossibile». Per parafrasare il quotidiano inglese, o la Grecia decide di uscire dalla zona euro e di non mantenere gli impegni contratti, andando incontro a tutte le imprevedibili conseguenze che questo comporta, o rimane all’interno dell’area euro e accetta le condizioni imposte dalla Troika. 

Nonostante le dichiarazioni "distensive" fatte da alcuni partner europei, come quelle di Angela Merkel e di Matteo Renzi durante l’incontro bilaterale di venerdì 23 gennaio a Firenze, in caso di vittoria Syriza dovrà confrontarsi con l’ostilità di chi percepisce come una minaccia, e una possibile fonte di contagio (Spagna e Portogallo vanno ad elezioni quest’anno, ma anche il nostro paese non può dirsi immune dal rischio di elezioni anticipate), le politiche anti-austerity invocate dal partito di sinistra greco. Inoltre, a prescindere dal risultato di domenica, la Grecia ha bisogno di finanziamenti continui per ripagare i suoi debiti, un obbiettivo irragiungibile senza l’aiuto della Bce e quindi della Troika. La situazione greca presenta dunque una serie di incognite che solo un partito compatto e un’apertura da parte europea potranno contribuire a risolvere. Elemento quest’ultimo che, a giudicare dal braccio di ferro iniziato oggi, è tutt’altro che scontato.  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 gennaio 2015
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.