La lunga attesa è finita

Cinque mesi e mezzo di attesa tra speranza e tensione, fino alla comunicazione della liberazione delle due ragazze rapite in Siria il 31 luglio

Greta e Vanessa sono libere. Le loro famiglie hanno aspettato cinque mesi e mezzo. Ognuno come poteva, sicuri del buon esito della crisi. Antonella, Alessandro e Matteo dal 31 luglio non avevano più notizie della loro Greta. Fino alla notte di Capodanno quando l’hanno vista in video per 23 secondi. Un tempo lunghissimo in casa Ramelli, come in quella Marzullo. In questo periodo Gavirate è stata unita a Brembate e per entrambe c’è un filo diretto con Roma. Il telefono è stato sempre lì, a portata di mano con la speranza di ascoltare l’unica telefonata importante in questo momento: quella della Farnesina con la notizia più attesa, quella della liberazione delle due ragazze.

Nel frattempo, malgrado le raccomandazioni delle autorità di rispettare il silenzio stampa, le famiglie di Greta e Vanessa hanno dovuto fronteggiare anche un continuo stillicidio di notizie che inseguivano ogni tipo di voci sulle condizioni delle ragazze. Le ragazze furono rapite in Siria la notte del 31 luglio. Oggi finisce un calvario.

In questi mesi la cucina della casa di Gavirate profumava di caffè, sempre pronto per i diversi amici che arrivano a scambiare due parole con la famiglia Ramelli. C’è stata preoccupazione, ma anche tanta speranza. Antonella non ha dubbi su come reagirà sua figlia al ritorno da questa esperienza in Siria. «Non baderà a tutte le brutte cose che sono state dette in questi giorni. Lei è una sicura, determinata, ha avuto sempre una forte attenzione agli ultimi, ai più deboli. Da quando era piccola prendeva subito le difese di chi si trovava in difficoltà. Questo a partire da chi le era vicino, come i compagni di scuola o gli amici».

Lo testimonia bene Chantal Veenboer, 21 anni, un’amica di Greta Ramelli che nel 2011 si recò con lei in Zambia, nel primo viaggio umanitario compiuto dalla studentessa.

«Eravamo compagne di classe al Rosetum di Besozzo – racconta – mia madre è impegnata in una Ong che costruisce ospedali e che ha un progetto a Chupata, in Zambia, e decidemmo appena compiuti 18 anni di passare l’estate lì lavorando come volontarie presso alcuni centri nutrizionali per malati di AIDS. Era il 2011, Greta era molto determinata, e in quel viaggio mi raccontò che avrebbe voluto fare medicina, ma soprattutto avvicinarsi a Medici senza frontiere. Lei ha una forza particolare e una capacità di stare accanto alle persone. Quando ho avuto dei problemi di salute a causa di alcuni disturbi alimentari, lei mi è stata accanto tutti i giorni come nessuno aveva mai fatto prima. È una delle persone più determinate che io conosca, anche perché crede moltissimo nella sua idea di occuparsi degli altri. Non conoscevo bene il progetto della Siria, ma conosco il suo carattere. È molto coraggiosa e non le fa paura nulla. Ha sempre voluto vedere  le cose dall’interno ed è per questo che i viaggi in Zambia e quello a Calcutta per lei non erano abbastanza».

Il nostro giornale aveva preso una posizione chiara rispetto alla storia di Greta e Vanessa, rispettando il silenzio stampa chiesto dalla Farnesina.

Antonella, la mamma di Greta, si dice fiera di sua figlia. «La nostra è una famiglia normale che lavora e vive come tante. Da quel 31 luglio tutto è cambiato e ora siamo qui ad aspettare con fiducia Greta. Il mio pensiero era sempre per lei e ne ho parlato tanto con le sue amiche. Questo mi aiutava a riempire quei momenti in cui sale l’angoscia. Per Alessandro, mio marito, l’aiuto è venuto dalla fede. Matteo, il fratello di Greta è un ragazzo forte. Lui studia e tesse relazioni per conoscere sempre più le dinamiche internazionali. La nostra Greta è sempre stata speciale, attenta alle persone e già da quando andava alle scuole medie si preoccupava di aiutare chi aveva bisogno. Crescendo questo impegno è diventato sempre più intenso e con maggiore passione. A 18 anni è partita per l’Africa e successivamente per l’India, poi ha iniziato a fare la volontaria alla Croce Rossa. Da un anno la sua attenzione si era spostata sulla Siria. Non poteva vedere che nessuno si muovesse concretamente per aiutare i bambini e le vittime della guerra. È nato da qui il progetto con Vanessa. A chi scrive che dovevano fare volontariato in Italia, rispondo quello che mi rispondeva Greta quando glielo dicevo io: “Hai ragione mamma, c’e bisogno anche in Italia, ma io faccio volontariato in Italia e comunque visto che c’è bisogno anche qui, prego accomodatevi, di lavoro ce ne per tutti”. Lei aveva sempre la risposta pronta per tutti. La aspettiamo con fiducia».

Ormai è questione di ore e finalmente quell’abbraccio sarà realtà.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 gennaio 2015
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