La moschea? “Ne discutano insieme i Comuni dell’area di Malpensa”

Eliseo Sanfelice, consigliere comunale di Samarate, propone un dibattito che coinvolga tutte le realtà della zona

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Eliseo Sanfelice, consigliere comunale di Samarate, sul tema dei luoghi di culto islamici

A partire dalle discussioni emerse anche a seguito della marcia della pace dello scorso sabato, vorrei avanzare una proposta relativa alla spinosa tematica della costruzione di una moschea nell’area dell’Alto Milanese, già oggetto di vivaci discussioni. Il mio approccio è innanzitutto procedurale e metodologico, così da liberare il campo da contrapposizioni aprioristiche di stampo ideologico. In estrema sintesi, partendo dalla ipotesi caldeggiata da molti di un ingresso a pieno titolo del comune di Gallarate nel CUV , così da responsabilizzarlo da un lato e tutelarlo dall’altro sul versante delle politiche connesse allo sviluppo dello scalo aeroportuale, propongo che in tale ambito, se del caso ulteriormente allargato anche a Busto Arsizio, si costituisca
una commisione/consulta con rappresentanti designati delle diverse amministrazioni/consigli comunali (le giunte sono già di colore politico diverso e pertanto il pluralismo e’ già garantito) in cui mettere a tema la questione "moschea" e iniziare a sviscerare ed affrontare
le tante e diverse problematiche correlate. A titolo di esempio: a)l’individuazione dell’ipotetico sito che diventerebbe polo attrattivo di molti residenti di fede islamica della provincia; b) le regole di esercizio del culto (lingua/responsabilita’ della scelta imam, ecc) ; c) le fonti di finanziamento (una comunità che si autofinanzia per realizzare il proprio luogo di culto e’ fatto diverso dalla accettazione di una realizzazione finanziata da stati esteri o da fondazioni religiose con sede all’estero ); d) le relazioni e le compensazioni anche economiche che si dovranno necessariamente individuare tra i diversi comuni a fronte degli oneri e disagi che la presenza della moschea comporteranno al soggetto ospitante; e) le politiche abitative e dei servizi sociali del territorio legate alla prevedibile crescita della presenza residenziale di singoli e famiglie di religione islamica nel contesto limitrofo della moschea.
Qui mi fermo non perché siano evidentemente esauriti i punti, ma soltanto perché quelli che ho descritto sono sufficienti ad iniziare il confronto. Ricordo infine che gli islamici, per le molte divisioni interne non risolte e per questioni di natura politica sovrannazionale e di interferenze reciproche fra paesi mussulmani che sono di riferimento per le diverse comunità presenti in Italia, non hanno sottoscritto ad oggi alcuna intesa con lo stato italiano, come invece hanno fatto molte altre comunità non cattoliche. Questo fatto accresce le difficolta’ di una interlocuzione continuativa e responsabile al necessario livello istituzionale, comunale e non. In ultimo rammento come il luogo "moschea" non sia sovrapponibile al luogo "chiesa cristiana" o "sinagoga" o, "tempio buddista " ecc., perché ha una natura diversa che comprende le funzioni del culto, ma non si esaurisce in esse. E ‘ infatti contemporaneamente scuola di dottrina, sede di studio, luogo aggegativo e di elaborazione culturale, ambito di elaborazione politica.
Detto questo, pongo sul tavolo la mia proposta e attendo volentieri riscontri e giudizi, auspicando l’avvio di una discussione ampia soprattutto tra le diverse amministrazioni comunali dell’attuale CUV (Samarate, Somma Lombardo, Cardano, Lonate Pozzolo, Ferno, Vizzola ) e del CUV allargato (Gallarate ) oltre che di Busto Arsizio.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 gennaio 2015
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