Lega: “Caro Baroudi ecco cosa pensiamo dell’Islam”

"Non permetteremo di annacquare ancora una volta la questione in un grande e farisaico 'volemose bene' di piazza, ma continueremo con convinzione a difendere il nostro patrimonio culturale, tradizionale e religioso"

Il segretario cittadino Marco Pinti ci ha inviato una nota delle Lega Nord di Varese in replica alle dichiarazioni del rappresentante della comunità islamica Samir Baroudi. La lettera è firmata da un militante, ma rappresenta tutto il partito.

Facendo seguito alle drammatiche vicende parigine, riscontriamo la nota del rappresentante della comunità islamica locale, nella quale, con abile finezza dialettica, il medesimo condanna certamente l’atto terroristico di Parigi ed il terrorismo in generale, ma contestualmente condanna anche coloro che, a suo dire, offenderebbero e criticherebbero l’Islam, ponendoli quindi di fatto sullo stesso piano. (sotto, il segretario cittadini della Lega, Marco Pinti)

Il riferimento è ovviamente a noi della Lega Nord, a cui attribuisce una mentalità da medioevo per i dubbi espressi a più riprese in merito all’edificazione di moschee, ed in particolare al nostro segretario federale Matteo Salvini, definito in prima battuta con una certa ironia "onnipresente" (forse non sa che rappresenta un movimento politico che ha in tasca qualche voto popolare), e soprattutto poi etichettato come pericoloso fomentatore di odio (quasi come il Financial Times su Charlie Hebdo).

A questo punto ci sembra quindi doveroso chiarire una volta per tutte le nostre posizioni in merito al rapporto con il mondo islamico; rapporto che riteniamo sicuramente più problematico rispetto a quelli con altre realtà culturali/religiose (infatti non ci sembra che l’apertura a Milano di uno dei più grandi centri buddisti d’Europa, pochi mesi fa, abbia generato particolari problemi e/o preoccupazioni). Tali preoccupazioni non sono però mere strumentalizzazioni a fini politici, ma riteniamo siano suffragate da fatti evidenti e sovente minimizzati dai media "allineati" nostrani. Per prima cosa, difatti, basterebbe prendere una cartina geografica del globo terrestre per rendersi conto che, partendo dalla Nigeria, passando per l’Africa centrale sub-sahariana, per il Sudan ed il Corno d’Africa (Somalia, Kenya, Etiopia), continuando in Medio Oriente, nei Balcani e nel Caucaso, per poi arrivare in India e Pakistan, nell’Asia centrale cinese (Xinjiang), in Birmania e Thailandia, finendo nelle Filippine e Indonesia (Timor Est), ovunque l’universo islamico confina con altre realtà religiose/culturali ci sono problemi più o meno gravi di convivenza, a prescindere dalle etnie e dai culti religiosi coinvolti (africani, europei, indiani, asiatici, cristiani afferenti a varie chiese, ebrei, induisti, buddisti, taoisti, confuciani).

Aggiungiamo poi in seconda battuta che è altrettanto incontrovertibile il fatto che praticamente in quasi tutti gli stati a maggioranza islamica, al di là di un chiaro deficit di democrazia (ma li è meglio che guardiamo bene prima in caso nostra, visto le derive "europee" a cui stiamo assistendo), la popolazione non musulmana e le donne sono de iure e de facto cittadini di serie B, con buona pace di quelle forze politiche che, tempo fa a livello cittadino, distribuirono un pamphlet per confutare le presunte bugie leghiste in materia di immigrazione, soffermandosi sul fatto che i paesi islamici sono pieni di chiese, dimenticandosi però che ciò è dovuto al fatto che si tratta di realtà invase ed islamizzate. (sotto, Samir Baroudi, leader della comunità musulman di Varese)

Visto quanto predetto, e tenendo tra l’altro conto che praticamente tutti i movimenti diffusi di rivolta, terrorismo, guerriglia, sono sempre stati caratterizzati dalla presenza di un humus ideologico/culturale diffuso tra le realtà etniche, politiche e/o religiose di riferimento, cioè una consistente condivisione degli obiettivi, anche se non dei metodi violenti (ci siamo già dimenticati gli "anni di piombo", durante i quali non poche persone, pur non essendo certamente coinvolte direttamente e non giustificando la violenza, condividevano gli obiettivi delle BR?), il quadro che ne esce non sembra molto promettente. Riguardo poi a chi è rimasto nel Medioevo, basterebbe citare quanto avvenuto pochi giorni fa, nel 2014 cioè oggi , in Pakistan, dove una coppia di cristiani è stata linciata e bruciata viva dalla folla, in quanto accusata di vilipendio al corano e al profeta (tali episodi di persecuzione, al di la dell’efferatezza del caso, non sembrano certo isolati); per non parlare poi di quanto a cui stiamo assistendo da mesi in Siria, Iraq e Nigeria, con brutali assassinii e torture di non musulmani (decapitazioni. crocifissioni, ecc.), rapimenti, stupri e riduzione in schiavitù di donne inermi, chiese e villaggi bruciati e distrutti, miliziani che giocano a calcio con teste di nemici mozzate, bambini kamikaze, e altre perline degne della miglior tradizione illuminista.

In conclusione, fermo restando che il nostro movimento non ha, e non ha mai avuto, nulla da dire nei confronti di quelle persone straniere che vogliono venire nel nostro paese per rifarsi una vita, lavorando onestamente, rispettando le nostre leggi e le nostre tradizioni, vogliamo ricordare a quella galassia di xenomaniaci, cultori di un villaggio globale che vedono solo loro, fautori di una politica di immigrazione incontrollata che sembra sempre più assomigliare ad una invasione, buonisti per convenienza, in quanto magari coinvolti nell’industria del sociale, legale ed illegale, che non permetteremo di annacquare ancora una volta la questione in un grande e farisaico "volemose bene" di piazza, ma continueremo con convinzione a difendere il nostro patrimonio culturale, tradizionale e religioso, in altre parole la nostra civiltà. Questo perchè per noi la libertà di un popolo consiste nel fatto che lo stesso possa vivere da padrone sulla propria terra, secondo i propri usi, costumi e tradizioni, disponendo delle proprie risorse economico/naturali. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 gennaio 2015
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