M5s: “La condanna del direttore di Accam aggrava la situazione”

Gli attivisti del movimento, da sempre contrari ad ogni tipo di revamping dell'inceneritore, commentano la condanna della Corte dei Conti nei confronti di Polleri e attaccano i partiti sul futuro di Accam

Il Movimento 5 Stelle di Busto Arsizio ha diramato una nota nella quale sottolinea come la vicenda della condanna a pagare un risarcimento da 130 mila euro allo Stato per una mancata bonifica nel sito chimico di Cogoleto a carico del direttore generale di Accam, Gianfranco Polleri, getti discredito sull’adeguatezza della dirigenza che guida la società partecipata in un momento delicato per il suo futuro. Di seguito il testo

La vicenda di Gianfranco Polleri, direttore di Accam, (condannato dalla corte dei Conti per la mancata bonifica del Polo chimico di Cogoleto, oggi in cima alla classifica dei siti più inquinati d’Italia) non fa che aggravare una situazione che evidenzia l’inadeguatezza della dirigenza alla guida della società partecipata, da noi più volte ritenuta responsabile della malagestione
dell’azienda e del continuo tentativo di indirizzare le future scelte del consorzio verso il revamping dell’inceneritore. La sentenza di condanna del DG suona come un de profundis sul concerto di voci che cercano di dare autorevolezza all’azienda, e ci spingono a chiedere con ancor più forza le dimissioni dell’intero gruppo dirigente e il suo rinnovamento in occasione delle future scelte di continuità del consorzio.

L’amministrazione di Busto Arsizio non ha nessuna voglia di parlare concretamente di una soluzione, ma strumentalmente ogni partito dell’assise comunale cerca di tirare acqua al proprio mulino; per un pugno di voti. Da una parte la Lega che, con la minaccia di non rinnovare la concessione, vorrebbe la chiusura dell’intero impianto senza nemmeno valutare un’ipotesi di riconversione della sua attività, per accontentare coloro i quali vogliono mettere all’asta i rifiuti; dall’altra il PD cittadino, che in controtendenza rispetto ai circoli degli altri
comuni di Accam, sembra dar manforte a Forza Italia nell’appoggiare un revamping che ci costerà 37mln e ci porterà i rifiuti dalle altre Regioni d’Italia da bruciare.

Ed è proprio dal PD che non ci aspettavamo una scelta del genere, una assoluta chiusura al dialogo (noi più volte abbiamo tentato di chiedere un incontro). La nostra proposta di chiudere per sempre l’inceneritore per sostituirlo con un impianto di selezione a freddo, dei cui vantaggi (economici, salutistici ed ambientali) abbiamo più volte parlato, è stata stigmatizzata dai consiglieri del centro sinistra come ideologica e populista. Tutto questo mentre il sindaco Farioli scrive una nuova missiva a Regione e Provincia in cui si legge: “l’amministrazione di Busto ritiene non più possibile prevedere nel sito di Via Arconate né la realizzazione delle
due linee di termovalorizzazione, né alcuna soluzione alternativa che prescinda dall’ottimizzazione delle sinergie con l’esistente”. Come a dire “o si fa il revamping di una linea o facciamo saltare il banco”.

La sola continuità con l’esistente, secondo noi invece, è mantenere l’unità di un consorzio che vuole avviarsi in un percorso virtuoso con le buone pratiche di riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata spinta, tariffa puntuale (chi più inquina più paga) e ricordiamo che ad oggi già 13 comuni su 27 (in un fronte sempre crescente) hanno firmato un documento nel quale chiedono la progressiva dismissione dell’inceneritore e la sua sostituzione con una “fabbrica dei materiali”.
Sconcertante avere a che fare con questa politica che evita il dialogo per paura di dare vantaggio all’avversario. Qualche mese fa erano i posti di lavoro a rischio che facevano banco, ora i partiti forti di Busto Arsizio non si fanno problemi a proporre e sposare la chiusura totale dell’impianto. I cittadini possono “stare sereni”, loro da buoni amministratori stanno tutelando le loro segreterie e la loro continuità, e per un pugno di voti scherzano con milioni di euro sul tavolo che verrebbero gestiti da una dirigenza inadeguata e “condannata”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2015
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