“Zanza un libro” per i detenuti di San Vittore

L’iniziativa lanciata da numerose associazioni milanesi punta ad arricchire la dotazione della biblioteca del carcere. "La cultura può contribuire fortemente al processo di rieducazione”, spiegano gli organizzatori

Un gesto di solidarietà che passa dall’amore per la letteratura. Questo è il senso dell”iniziativa che potrebbe interessare tutti coloro che amano donare un libro durante questo periodo di feste: si chiama " #zanzaunlibro", l’hanno lanciata il Comune di Milano e Fondazione Cariplo, con la collaborazione della Caritas Ambrosiana per andare ad aumentare la dotazione della biblioteca del carcere milanese di San Vittore.

Direttamente da casa sul sito della Hoepli o recandosi in una delle librerie milanesi che hanno aderito all’iniziativa, sarà infatti possibile scegliere un titolo che andrà a incrementare la biblioteca di San Vittore. L’idea è nata proprio dalla necessità di arricchire gli scaffali delle sale lettura del carcere «luoghi accoglienti e frequentati dai detenuti, che tuttavia necessitano di nuovi volumi, adatti agli effettivi bisogni dei lettori del carcere, persone di età, nazionalità, livello d’istruzione, ma anche interessi diversi» spiegano gli organizzatori in una nota. Fra i libri proposti ci sono dizionari e frasari d’italiano per stranieri, libri in lingua straniera, testi scolastici, ma anche di musica, cinema, diritto, cucina, sport: diverse discipline per incentivare la cultura dei detenuti di san Vittore.

Fra i titoli selezionati anche grandi classici come “Il piccolo principe”, “Il nome della rosa”, i libri della saga di Harry Potter, “Pinocchio” e “La Divina Commedia”: chi volesse aderire potrà farlo direttamente pagando il prezzo di copertina, oppure contribuire con l’acquisto di un voucher da 5, 10 o 15 euro. Il progetto era stato lanciato durante Bookcity, il festival dei libri e della lettura che si è tenuto a Milano dal 13 al 16 novembre scorso. Da allora numerosi personaggi dello spettacolo, come Francesco Guccini e Roberto Vecchioni, hanno scelto di aderire, ‘zanzando’ un libro e pubblicizzando l’iniziativa. 


Ma i libri possono davvero fare la differenza in un carcere? «Assolutamente sì -spiega Daniele Mantegazza, per 20 docente all’interno della Casa Circondariale di Busto Arsizio- La cultura può contribuire fortemente al processo di socializzazione e può aiutare una persona che ha sbagliato a comprendere i cardini fondamentali su cui poggia la propria vita: una rieducazione che parte dai libri, dal ragionamento può essere fondamentale per una persona per rientrare nella società civile”. Il professor Mantegazza fa riferimento proprio alla sua diretta esperienza al carcere di Busto: «Quando io e l’allora direttore della Casa Circondariale di Busto Arsizio ci confrontammo sulle modo più opportuno per proporre l’insegnamento ai detenuti, giungemmo alla conclusione che la soluzione migliore era quella di offrire una cultura gratuita, libera dalla connessione al “fare”. Organizzammo un liceo scientifico all’interno del carcere: ciò che ci premeva era favorire il ragionamento, la curiosità e la creatività delle persone. Grazie ai libri, al giornalino, a rappresentazioni teatrali scritte dai detenuti volevamo aiutare l’integrazione con gli altri, perché la cultura può fare anche questo: far sì che una persona si senta parte di una comunità, della società. Ben vengano iniziative come “zanza un libro”: arricchire la biblioteca di un carcere è sicuramente un punto di partenza fondamentale per questo processo». 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 gennaio 2015
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