Dai conventi alle fabbriche, così è nata l’industria del cotone

Inizia il viaggio nella storia dell’industria cotoniera della Valle Olona, una tradizione che risale al 1243 quando in un convento di Busto Arsizio un gruppo di suore iniziò a filare.

Inizia il viaggio di Davide Pisoni, laureato in storia alla Statale di Milano, nella storia dell’industria cotoniera della Valle Olona. Nella prima "puntata" tratta dalla sua tesi di laurea si parla degli albori di questo settore produttivo nell’area, nato dalla produzione in un convento di Busto Arsizio.

La storia e la localizzazione geografica dell’industria cotoniera in Valle Olona, territorio comprendente i paesi situati lungo il corso settentrionale del fiume Olona ovvero localizzati nelle sue immediate vicinanze, delimitato a nord da Varese, a sud-est dall’area metropolitana milanese e ad ovest dal fiume Ticino, e il paesaggio industriale che risulta modellato, trasformato e quindi caratterizzato da codesta attività produttiva, rappresentano tuttora degli aspetti alquanto interessanti per quanto riguarda la vita economica del nostro territorio e dei suoi cittadini.
Le manifatture cotoniere, infatti, data la loro diffusione fortemente capillare nei centri urbani della Valle Olona (fenomeno che ebbe inizio alla fine del XVIII secolo e che si completò ai primi decenni del Novecento), oltre a conferire al paesaggio della Valle alcuni tratti peculiari, la maggior-parte dei quali permangono ancora al tempo presente, hanno regolato il vissuto quotidiano d’intere generazioni di capitani d’industria ma anche di semplici tessitori, di mercanti-imprenditori “pionieri” ma anche di contadini-tessitori, impegnati tanto nell’attività agricola quanto in quella industriale nei periodi di sospensione dei lavori nei campi: la vita di migliaia di uomini e donne era scandita e cadenzata dal suono caratteristico ed inconfondibile delle sirene degli opifici.
Ripercorrere l’epoca delle industrie del cotone e delle grandi ciminiere situate a cavallo del fiume Olona, dei telai a mano e di quelli meccanici, dei fusi e dei fustagni, delle case dei contadini-tessitori in ognuna delle quali era installato un telaio, significa principalmente riscoprire un’epoca che caratterizzò la nostra storia, il nostro passato, l’esistenza quotidiana dei nostri antenati, e i cui segni distintivi permangono ancor oggi, nel paesaggio, nella cultura, persino nella lingua delle popolazioni della Valle.

Gli albori della lavorazione industriale del cotone nell’area dell’Alto Milanese e specialmente della Valle Olona risalgono al tramonto dell’età tardo-medievale. Negli anni quaranta del tredicesimo secolo, e precisamente attorno all’anno 1243, infatti, si ha notizia di un’attività di produzione del cotone presso il convento delle suore Umiliate di Busto Arsizio, primo nucleo originario della futura industria tessile del borgo.  È plausibile che le donne della città apprendessero l’arte della filatura e della tessitura nel suddetto convento, per poi integrare la loro occupazione economica primaria, l’agricoltura, con un’ulteriore fonte di reddito, delineando in tal modo la figura del contadino-tessitore, la quale risulta diffusa in Lombardia sin quasi agli anni sessanta del Novecento e che rappresenta tuttora un’immagine emblematica e rappresentativa dell’intera storia economica della Valle Olona.  La fibra del cotone a Busto Arsizio e nei territori limitrofi continuò ad essere lavorata nel Trecento, allorquando crebbe il numero di mercanti bustesi, i quali si recavano abitualmente a Milano al fine di acquistare la materia prima indispensabile per i loro laboratori artigiani: questo testimonia come, sebbene la tessitura costituisse un lavoro complementare all’agricoltura (all’epoca ancora principale fonte di sostentamento per gli abitanti di Busto Arsizio malgrado non fosse redditizia come nella bassa pianura lombarda: si veda la nota 33), e che quindi fosse atta a soddisfare principalmente i bisogni familiari, essa non si venne a configurare quale mera attività di sussistenza.

Nel corso del Quattrocento, a conferma del carattere marcatamente commerciale della produzione del cotone, vi fu un incremento di mercanti tessili- cotonieri, i quali facevano lavorare i fustagni a Busto Arsizio, per poi rivenderli a Milano. Durante questo periodo si costituirono numerose società commerciali specializzate proprio nella compravendita di tessuti di cotone, le quali erano in stretti rapporti con i mercanti milanesi, fornitori della materia prima. L’industria cotoniera arrivò a superare quella del ferro nel Sedicesimo secolo, e la vitalità della suddetta attività manifatturiera è testimoniata altresì il cronista locale Pietro Antonio Crespi Castoldi, il quale si meravigliò del grande numero di donne e soprattutto fanciulle impegnate nelle varie fasi della lavorazione del cotone.

Nel secolo XVII, le condizioni economiche del ducato di Milano non furono affatto idilliache. La carestia del 1629 e la peste dell’anno seguente, infatti, unitamente al malgoverno degli spagnoli, contribuirono alla crisi del settore tessile e delle industrie in generale. Il borgo di Busto Arsizio, passato dagli ottomila abitanti d’inizio secolo ai mille e cinquecento degli anni quaranta, veniva descritto infatti quale «Borgo destrutto e sterminato, conquassato e sviscerato sin dall’interiora per la Carestia, per il Contagio e per li continui logiamenti della soldatesca»; nondimeno, a differenza della lavorazione del ferro, la quale venne pressoché abbandonata in Valle Olona, la produzione di cotone continuò ad essere documentata nell’area, seppur versasse in condizioni economiche alquanto difficili.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2015
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