Sparisce dopo l’agguato e fonda una fabbrica di marijuana in Toscana

Arrestato dopo anni di indagini l’uomo accusato di tentato omicidio a Malnate nell’aprile 2013. Nella casa trasformata in piantagione una “galleria del vento” per coltivare

fabbrica marijuana foto

Sparare cinque colpi di pistola contro una persona per mandarla quasi all’altro mondo e poi riuscire a far perdere le proprie tracce per cambiare vita e coltivare in grande marijuana, ma non in Messico: a Massa Carrara. Dopo l’agguato di quasi due anni fa ai danni di un uomo di origini marocchine Antonio Danieli, ricercato dai carabinieri perché accusato di tentato omicidio per fatti riconducibili allo spaccio di droga era quasi riuscito a farcela con un sistema diabolico: trasferirsi in campagna, non usare mai il telefono, fidarsi solo dei internet.
Un fatto, questo, che l’ha portato dritto nelle mani della giustizia grazie anche alle capacità degli investigatori che hanno saputo fiutare le tracce telematiche lasciate da acquisti on line e attività “social”.
I carabinieri del nucleo operativo e investigativo di Varese hanno difatti operato un fermo di indiziato di delitto emesso dal pubblico ministero Giulia Troina proprio nei giorni scorsi.
Una storia che incomincia nella primavera di due anni fa quando un uomo di origini nordafricane suona mezzo morto al pronto soccorso dell’ospedale di Tradate, che raggiunge a stento su una Panda: porta addosso cinque colpi di pistola; l’agguato è avvenuto poco prima nella piazzetta di Malnate sembra per fatti legati allo spaccio di stupefacenti, almeno questa è la versione più verosimile offerta dai militari nel corso della conferenza stampa di oggi, 20 gennaio, a Varese (nella foto sotto, da sinistra il luogotenente Attilio Quaranta, del nucleo investigativo; il tenente colonnello Loris Baldassarre, comandante del reparto operativo; il capitano Gerardina Corona, comandante della compagnia carabinieri di Varese).

fabbrica marijuana foto

I carabinieri si attivano sul fronte dei testimoni, della balistica, dei confidenti; salta fuori un nome, quello del trentatreenne di Vedano Olona, che però sparisce dalla circolazione. Non si trova nella sua casa, né nella pizzeria che gestiva: svanito nel nulla. A questo punto il nucleo investigativo dei carabinieri cala l’asso: scandagliare il web. E qui arrivano le sorprese. Si riesce a risalire ad alcuni messaggi che arrivano attraverso i sociel network ad alcune persone – amici e conoscenti – del Danieli: profili facebook di fantasia che però circoscrivono l’area su cui investigare.
Si arriva alle porte di Massa, a Montignoso, paesone fra monti e mare della Toscana dove il sospettato aveva trovato riparo in un casolare trasformato in maxi serra per marijuana capace di produrre, raffinare e stoccare tantissima droga: un giro d’affari da 400 mila euro.

fabbrica marijuana foto

Non un campo, quindi, non un prato lontano da ficcanaso ma una vera e propria “fabbrica” di fumo attrezzata in una casa nella sua disponibilità: roba da esperti, per la quale è necessario un investimento iniziale che il giovane, però, decide di fare servendosi della rete.
Acquista tutto con nomi di comodo e con carta di credito per un totale di 140.000 euro: prodotti per botanica, attrezzi di giardinaggio, teli, lampade, aeratori (i carabinieri che hanno effettuato i sequestri parlano di una sorta di “galleria del vento” creata artificialmente nella casa per consentire una fluente crescita di canapa).
Nella casa vengono trovate e sequestrate 700 piante di marijuana di diverse grandezze, olio di hascisc, addirittura otto sacchi neri in un congelatore contenenti circa 10 chili di droga.
Al momento dell’irruzione il giovane varesino era in compagnia di un cliente, anch’egli arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, circa due etti di hascisc (l’uomo è stato giudicato per direttissima).
Antonio Danieli è ora in carcere in Toscana; al momento dell’arresto l’uomo era disarmato e non vi è traccia della pistola di piccolo calibro usata nell’agguato a Malnate il 12 aprile 2013.
Secondo alcuni dettagli forniti dagli investigatori il Danieli non utilizzava mai il telefono: si fidava solo della Rete, che si è trasformata da rifugio a trappola.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2015
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