Non vogliono farsi identificare, 7 sudanesi arrestati

Erano in questura per il fotosegnalamento e le impronte: hanno messo le mani in tasca e hanno fatto resistenza. Ma il giudice ha dovuto scarcerarli, ora sono in un centro a Somma Lombardo

Non volevano farsi identificare e piuttosto che fornire le loro generalità, o concedere le impronte digitali, si sono gettati a terra, in questura, hanno infilato le mani in tasca, e hanno opposto una resistenza passiva, ma pervicace, agli agenti che avrebbero dovuto prendere le impronte e scattare le foto. E’ significativo di quello che sta accadendo in Europa, quanto avvenuto tra ieri e oggi in questura e in tribunale.

I 7 sudanesi sono stati arrestati per resistenza a pubblico ufficiale, ma oggi sono stati scarcerati ed è stato disposto il loro accompagnamento in un centro di identificazione a Somma Lombardo. Il gruppo proveniente da uno sbarco del 17 gennaio: giunti al porto di Augusta, sono stati soccorsi dalla marina militare italiana, e successivamente smistati, insieme a tutti gli altri, in varie province italiane.

A Varese ne sono arrivati 8, un ghanese e i 7 sudanesi, che ieri in questura, secondo la normativa, dovevano essere identificati. Il ghanese ha ceduto, ma i 7 sudanesi invece hanno inscenato una dimostrazione di resistenza passiva. Gli agenti si sono trovati in imbarazzo, la normativa prevede che si possa procedere anche all’identificazione coattiva, che si possa cioè obbligarli, ma si è preferito non creare disordini, fino a che il pm di turno Sabrina Ditaranto ne ha disposto l’arresto per resistenza a pubblico ufficiale.

Oggi sono comparsi in aula, davanti al giudice Anna Azzena, che li ha interrogati uno per uno. Hanno dichiarato di essere del Darfur, hanno fornito il nome e anche l’anno di nascita, ma hanno ribadito che vogliono disobbedire all’ordine di fotosegnalazione e catalogazione delle impronte digitali, e soprattutto che non vogliono rimanere in Italia. Questa per loro è la cosa più importante e il motivo è evidente: i richiedenti asilo, una volta entrati in Europa, devono restare nel paese che li ha registrati per primi e che dovrà valutare la presenza dei requisiti per la loro richiesta di asilo politico. Probabilmente vogliono andare in Inghilterra.

Aggiornamento:

nel pomeriggio di mercoledì 21 gennaio la polizia è riuscita a identifcarli. Il 13 marzo dovrebbero tornare in tribunale a Varese per il processo, dopo il rinvio deciso oggi all’udienza per direttissima. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 gennaio 2015
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