“Pantani è tornato”, al Museo del Tessile il libro di De Zan

Il celebre giornalista sportivo presenta il suo ultimo lavoro dedicato al campione romagnolo morto nel 2004. Busto celebra il ciclismo cittadino con uno spazio che raccoglie coppe, maglie, medaglie e foto dell'archivio Celora

È quando lo sport diventa passione, la passione impegno e l’impegno memoria che nascono momenti, come quello che si terrà giovedì 22 gennaio alle ore 18.30 presso la sala conferenze del Museo del Tessile, di pura emozione. Il primo momento è legato al nome di un personaggio  ormai mitico della storia del ciclismo italiano, quello di Marco Pantani, la cui vicenda  verrà ripercorsa grazie alla presentazione organizzata dall’Amministrazione comunale con la collaborazione della libreria Ubik, del libro di Davide De Zan “Pantani è tornato – il complotto, il delitto, l’onore”, un’indagine sconvolgente su un campione ucciso due volte condotta dal giornalista e conduttore televisivo. Ad introdurre l’incontro il sindaco Gigi Farioli, noto appassionato di ciclismo.  

Nel libro De Zan rievoca le immagini di Marco Pantani scortato dai carabinieri a Madonna di Campiglio il 5 giugno 1999. Un numero, 53, il valore del suo ematocrito al controllo, gli costa un Giro d’Italia condotto trionfalmente. Per qualcuno, quel giorno crolla un mito. Per Pantani è il mondo stesso a crollare. Insieme alla maglia rosa gli sfilano l’onore, e un gran pezzo di vita. È una discesa agli inferi, che il Pirata compie scalino dopo scalino e si consuma il 14 febbraio di cinque anni dopo nel residence di Rimini dove viene trovato morto. Overdose è il verdetto del giudice. Qualcosa di molto simile a un suicidio per il resto del mondo.
Qualcuno continua a nutrire dubbi su quella conclusione ma servono nuovi elementi e molto coraggio per spingere la magistratura a riaprire il caso.
Tre persone non hanno mai smesso di lottare per restituire l’onore a Marco Pantani e trovare finalmente la verità. Tonina, la mamma, che ha sempre rifiutato la versione ufficiale. Antonio De Rensis, l’avvocato della famiglia, che ha messo testa e cuore in questa battaglia. E Davide De Zan, un giornalista ostinato, che di Marco era amico.
Grazie a un lavoro d’inchiesta puntiglioso e serrato, dettagli, fatti e clamorose dichiarazioni si accumulano sotto gli occhi dell’autore e qui vengono documentati e analizzati nella loro sconvolgente evidenza. È così che hanno preso corpo due parole: complotto e criminalità organizzata. Due parole che gettano la loro lunga ombra fino al tragico epilogo, e impongono di evocarne una terza, ancora più terribile: omicidio. A Campiglio hanno ucciso il campione, a Rimini l’uomo. Un solo uomo ucciso due volte.
«Tutti i ragazzi che mi credevano devono parlare» esortava Marco Pantani in un messaggio ritrovato dopo la sua morte. Finalmente i ragazzi hanno parlato. Pantani è tornato. Adesso, fate giustizia.

Il secondo momento  è un viaggio nel tempo tutto da gustare: la presentazione del primo nucleo del Museo del Ciclismo bustese, ospitato proprio all’interno del Museo del Tessile, che raccoglie labari, coppe, trofei, targhe, quadri, locandine, libri, opuscoli d’epoca, fotografie e maglie generosamente donati alla città dal giornalista sportivo Luigi Celora, ex patron della Tre Farioli (storica società ciclistica). Una  preziosa raccolta che permetterà  di rivivere l’epopea dei più grandi ciclisti bustesi e non di tutti i tempi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 gennaio 2015
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