Quegli applausi a Parigi

La manifestazione di domenica resterà alla storia. Cinquanta capi di stato e governo in testa a un corteo di quasi quattro milioni di cittadini per una ferma risposta al terrorismo

Dopo l’orrore e il sangue è tornata la luce. La risposta di Parigi, della Francia e del mondo intero contro il terrorismo è stata esemplare.
La manifestazione di domenica resterà alla storia. Non tanto solo per le cifre, comunque impressionanti se è vero che siano oltre tre milioni le persone scese in piazza in vari cortei, quanto per quello che ha rappresentato politicamente l’iniziativa. Non si erano mai visti oltre cinquanta capi di stato e di governo sfilare insieme con i cittadini. La gente di Parigi li salutava e li applaudiva rompendo così quel muro di ostilità che separa da troppo tempo la politica dalle comunità. In piazza è esplosa l’energia sana dei cittadini che hanno affermato con forza il bisogno di pace e convivenza.
Oggi si è consumato un miracolo, politicamente parlando. Vedere cinquanta capi di stato a braccetto, con Netanyahu e Abu Mazen a due metri di distanza, sembra da non credere. Oggi si è vista l’Europa con a fianco il Medio Oriente e diversi paesi dell’Africa.
Tutto questo non era scontato. È stato merito di tanti a partire dal presidente Hollande fino all’ultimo cittadino che ha voluto dire la propria opinione contro il terrorismo.
Una risposta eccezionale di fronte a una situazione grave, pericolosa anch’essa eccezionale. Come ha affermato Gianni Riotta siamo di fronte a un nuovo scenario che riprende molto dalla nuova tecnologia. Per le centrali terroristiche non c’è più una rete fatta di vecchi nodi e logiche. La condizione attuale della jihad islamica somiglia molto a una rete wifi, è molecolare. Non ha più bisogno di gerarchie e apparati complessi. Si muove con grande mobilità e usa strumenti semplici. Di fronte a questo i pericoli sono sempre più grandi perché non c’è un nemico chiaro e definito come poteva essere uno stato o un esercito. Cellule terroristiche possono colpire ovunque e fare molto male. Oggi però c’è stata una risposta forte e decisa. Da domani governi e comunità possono trarre maggiore energia e fiducia dalla loro capacità di coesione e reazione civile.
Avremo bisogno di maggiore unità e di più Europa per affrontare questo nemico “invisibile”.

In piccola scala, ma con numeri per noi significativi, abbiamo avuto una riprova dell’eccezionalità anche con la marcia della pace di sabato sera a Gallarate. In tremila, tra cattolici, islamici, laici, atei e altri, hanno sfilato insieme condividendo parole d’ordine fondanti per una comunità multi culturale e pacifica.
Malgrado lo sbraitare isterico e il solito agitare la paura da parte di una destra populista che sa solo speculare sulle tragedie e la barbarie di rozzi terroristi, fuori dalla convivenza civile non c’è altra strada. I cittadini di Gallarate e provincia hanno dato una risposta eccezionale. Importante la presenza degli amministratori a fianco di scout, famiglie, associazioni, comunità religiose e altri. Presenti con coraggio e senso delle istituzioni anche quelli che hanno leader politici che sbraitano con aggressività usando parole taglienti e pericolose. Don Colmegna ha riassunto bene il bisogno che ognuno si faccia costruttore di pace. “Di fronte al massimo della violenza dobbiamo narrare la forza della mitezza. Imprigioneremo l’odio con la mitezza”.
Una risposta ferma ai terroristi assassini e a quanti vorrebbero trascinarci nel baratro della violenza. Se guardiamo dentro di noi, convinti della solidità dei nostri valori e dei principi che ispirano gli stati democratici, non sarà la paura a vincere. Useremo la fermezza e la forza nelle situazioni dove sarà necessaria, ma vinceremo solo se sapremo tendere le mani accogliendo quanti vorranno camminare al nostro fianco per costruire un futuro di pace.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 gennaio 2015
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