Tasse ai frontalieri e ristorni: il Governo rassicura i consiglieri regionali

In Commissione speciale per i rapporti Italo Svizzeri Vieri Ceriani, consigliere per le politiche fiscali del Ministro dell’Economia e delle Finanze: che ha anche svelato che la firma dell'accordo sarà il 20 febbraio

Si è tenuto oggi, martedì 20 gennaio 2015, in Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Confederazione elvetica, l’atteso incontro con Vieri Ceriani, consigliere per le politiche fiscali del Ministro dell’Economia e delle Finanze, che ha seguito in prima persona le trattative italo-svizzere sul lavoro frontaliero.
L’ipotesi di accordo (che, stando proprio alle parole odierne di Ceriani, sarà firmato il prossimo 20 febbraio e sarà in vigore dal 2018), di cui si è già parlato nei giorni scorsi, prevedeva lo scambio ‘automatico’ di informazioni tra Italia e Svizzera sul fronte fiscale e eliminazione della Svizzera dalla black list dei paradisi fiscali, ma comprendeva anche argomenti più cari ai consiglieri lombardi: quello dei frontalieri e quello dei ristorni ai comuni di frontiera. Ed è proprio su questi argomenti che il mediatore del Governo Italiano è stato "interrogato".

«Abbiamo voluto questo incontro perché dagli accordi tra Roma e Berna dipende il futuro di 600mila frontalieri e 400 Comuni di confine – spiega il Francesca Brianza, presidente della Commissione speciale per i rapporti con la Confederazione elvetica – Dal Ministero abbiamo avuto le rassicurazioni che chiedevamo: quando entrerà in vigore il nuovo sistema della doppia tassazione sui frontalieri, la pressione fiscale verrà mantenuta invariata con un adeguamento per la parte italiana che verrà diluito in un arco di 10-15 anni. Quanto ai ristorni che saranno cancellati, sarà lo Stato italiano a garantire ai Comuni la quota spettante». 

Ceriani ha spiegato ai consiglieri regionali lombardi come a partire indicativamente dal 2018 la tassazione per i lavoratori frontalieri con la Svizzera cambierà in questo modo: alla Confederazione verrà lasciato tra il 60 e il 70% dello stipendio da tassare con le sue modalità, mentre la rimanente percentuale verrà tassata dall’Italia in modo tale da allinearla gradualmente negli anni all’aliquota media cui sono sottoposti i lavoratori frontalieri negli altri Paesi dell’Unione europea.
 
Questo nuovo tipo di tassazione causerà dei cambiamenti anche alla politica dei ristorni: se finora la Svizzera restituiva il 40% delle tasse trattenute sugli stipendi dei frontalieri italiani ai comuni di appartenenza, sempre dall’entrata in vigore dell’accordo, la Confederazione non si occuperà più di questa partita, ma ci penserà totalmente l’Italia, con la sua parte di trattenute, a ristornare ai comuni.
 
«È una trattativa molto difficile e delicata che parte da un accordo ormai vecchio di quarant’anni dal quale hanno tratto beneficio sia il Canton Ticino che le province di confine. Per questo al delegato del Governo ho chiesto rassicurazioni precise sulla nuova modalità di tassazione e su questa prevista gradualità, che soprattutto non dovranno incidere sui redditi più bassi dei frontalieri – spiega Alessandro Alfieri, consigliere regionale del Pd, al termine dell’audizione –. Inoltre, ho chiesto che la legge di ratifica dell’accordo preveda garanzie sull’ammontare dei ristorni e sulle modalità di distribuzione, invitando il Ministero dell’Economia a coinvolgere nella trattativa anche i rappresentanti dei Comuni di frontiera. In questo momento, è opportuno dare tranquillità agli enti locali e ai lavoratori coinvolti».

«Abbiamo chiesto un impegno preciso affinché non aumentino le tasse per i nostri lavoratori, nonostante l’accordo preveda un sistema fiscale diverso. L’obiettivo condiviso è quello che le nuove aliquote non superino le attuali – ha spiegato il sottosegretario di Regione Lombardia con delega ai Rapporti Internazionali, Alessandro Fermi – Comuni e realtà di confine manterranno i ristorni, con una nuova formula che dovrà tenere conto dell’attuale quota dei ristorni sia per i Comuni che per le realtà di confine. Anche per questo, abbiamo ribadito la necessità di un impegno forte del Governo per rispettare gli accordi oggi esistenti: i riferimenti diventano il Ministero Economia e Finanza e Comuni e realtà di frontiera».

Vieri Ceriani ha inoltre spiegato che «si lavorerà per trovare una soluzione tecnica a brevissimo termine” per quanto si sta verificando a Campione d’Italia, dove gli incassi della casa da gioco sono per gran parte in euro e i pagamenti in franchi – ha ricordato il vicepresidente della Commissione speciale per i Rapporti con la Confederazione Elvetica, Francesco Dotti  – In un’ottica di un’economia, quella campionese, basata sulla casa da gioco è evidente che ci troviamo di fronte a una situazione di disequilibrio finanziario». 

«La Lombardia ora vigilerà perché gli accordi procedano lungo questo binario – ha concluso il presidente Brianza – E comunque continueremo a lavorare insieme alle associazioni dei Comuni e ai rappresentanti dei lavoratori fino alla ratifica dei nuovi negoziati bilaterali».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 gennaio 2015
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