Terremoto Franco: la Banca Nazionale Svizzera “libera” il cambio

Annunciata a sorpresa la revoca della soglia minima di cambio con la moneta unica europea, fissata a 1,20 franchi per un euro e in vigore dal settembre del 2011

La Banca nazionale svizzera (BNS) ha annunciato a sorpresa oggi, 15 gennaio 2015, la revoca della soglia minima di cambio con la moneta unica europea, fissata a 1,20 franchi per un euro e in vigore dal settembre del 2011. La BNS ha anche abbassato di 0,5 punti il tasso di interesse applicato sugli averi in conti giro superiori a un determinato importo, fissandolo a -0,75%.

La Borsa ha subito reagito male: in pochi minuti l’indice SMI ha perso oltre 4 punti percentuali, e a fine mattina perdeva oltre l’11%, mentre il cambio euro-franco è arrivato alla soglia della parità per poi assestarsi a cifre che vanno da 1,02 a 1,03.

LA NOTIZIA, CON AGENZIE E COMUNICATI, LANCIATA DALLA SVIZZERA (FONTE SWISSINFO)

La misura, spiega la BNS, era stata presa "in un periodo di estrema sopravvalutazione del franco e di fortissima incertezza sui mercati finanziari". La soglia minima "eccezionale e temporanea" ha preservato l’economia svizzera "da gravi danni". L’economia svizzera ha potuto approfittare di questa fase "per adattarsi alla nuova situazione", rileva ancora la banca centrale.

GLI UFFICI CAMBIO SVIZZERI NON SONO ANCORA "SINTONIZZATI"

Uno dei primi effetti in Svizzera è stato l’assalto agli uffici cambio per chi possedeva franchi da trasformare in euro, che hanno preso il 20 per cento del loro valore in una notte. Secondo segnalazioni di chi lavora nella Confederazione, però, molte agenzie hanno ancora il cambio Euro per Franchi a 1,20, mentre non accettano più il cambio "Franche per Euro".
Tale era la situazione alla fine della mattinata: si attendono ulteriori sviluppi. 
 

GLI EFFETTI SUGLI ITALIANI 

In poche ore, il franco svizzero è diventato del 15 per cento meno conveniente: il che significa, in soldoni e per esempio, che andare a fare la benzina non conveiene più, nè conviene fare acquisti nella confederazione. 

In compenso, gli stipendi dei frontalieri da un giorno all’altro sono diventati più ricchi del 20 per cento. Alla lunga però, il perdurare della parità potrebbe avere effetti negativi sulle ditte che hanno fanno principalmente affari verso l’area euro: ma qui siamo ancora nel campo delle ipotesi. 

La situazione migliore è per i comuni italiani a ridosso della forntiera: in poche ore ciò che viene venduto da quelle parti è diventato decisamente più appetibile per gli svizzeri. Da valutare ancora gli effetti nel lungo periodo. 


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 gennaio 2015
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