Twitter e social: così si insegna la letteratura italiana

Con i "Libri parlanti" e il progetto twitti@mo, il professor Piergiovanni promuove un cambiamento delle modalità di insegnamento in classe. Social e tecnologia coinvolgono di più e migliorano conoscenze e competenze

Luca Piergiovanni è un docente innovativo. Nominato nel 2012 maestro d’Italia da Giorgio Napolitano ha proseguito nella sua opera di ricerca e sperimentazione per innovare la didattica.

Oggi non è più in classe. È stato incaricato di formare e promuovere metodi alternativi per aiutare i ragazzi a raggiungere quelle competenze che l’Unione Europea chiede: « Sono 8 ma i nostri ragazzi nel raggiungono circa 4 – spiega il prof Piergiovanni – parliamo di creatività e innovazione, pensiero critico, comunicazione e collaborazione, ma anche di competenze informatiche, alfabetizzazione mediatica, competenze nelle TIC ( tecnologie dell’informazione e comunicazione), capacità di vivere e lavorare con flessibilità e adattabilità, con iniziativa e autonomia,  con competenze sociali e interculturali , con produttività e responsabilità. Insomma conoscenze e competenze che vanno raggiunte con nuove vie, più partecipate e coinvolgenti».

Così è nato il progetto "Libri parlanti" e viene promossa l’iniziativa "Twitti@mo": « Nel primo caso – spiega il docente/formatore – i ragazzi registrano audiolibri che vanno ad alimentare l’audiobiblioteca. Con twitti@mo, invece, abbiamo aderito al progetto "twletteratura" che permette ai ragazzi di leggere un testo, commentarlo in classe e scrivere un tweet che viene poi raccolto da una pagina unica dove copnfluiscono i pensieri degli studenti di tutt’Italia che aderiscono all’iniziativa».

Ma quali vantaggi si ottengono da questi due sistemi di insegnamento? 

«I ragazzi – racconta Luca Piergiovanni – seguono un ciclo di lezioni dedicate alla recitazione e alla lettura ad alta voce, frequentano un corso sulle tecniche di registrazione al microfono e di montaggio audio. Il gruppo dei donatori di voce si impegna, mediante un kit di registrazione, nella produzione di libri audio: principalmente libri di poesia e di narrativa per ragazzi o testi concordati di volta in volta con il gruppo di lettori. In questo modo gli studenti diventano editori di contenuti digitali, protagonisti del loro percorso di conoscenza, con il rispetto dei loro ritmi di studio e apprendimento. In particolare:  imparano a lavorare come un gruppo unito, a portare avanti un progetto rispettando le scadenze fisse, a gestire la propria emotività cosa che può aiutarli indirettamente ad autocontrollarsi durante le interrogazioni a scuola, si educano ad un uso positivo, critico ed efficace di tecnologie che sono molto diffuse fra loro. Inoltre, si esercitano nell’uso della lingua orale e scritta, migliorano la dizione , apprendono l’uso di strumentazioni come il mixer, nonché alcune tecniche di registrazione e di manipolazione dei file audio».

Anche "twittare" Le Avventure di Pinocchio si è rivelato un valido strumento di conoscenza: « Sono 10 le scuole di Como che hanno aderito al progetto nazionale. L’ostacolo più grande è spesso rappresentato dalla diffidenza degli insegnanti a usare i social media. In particolare, di twitter si dice che uccida la scrittura. Nulla di più sbagliato: saper condensare un concetto in 140 caratteri è un’arte che presuppone la conoscenza del vocabolario italiano così ricco di parole che possono sostituire intere frasi; aver ben chiaro il concetto che si vuole scrivere, frutto di analisi critica; uso della punteggiatura. Insomma è un ottimo esercizio di scrittura sintetica. Se a questo aspetto, aggiungiamo il confronto che si ha con tutti gli studenti italiani, è chiaro che stiamo parlando di un modo di fare scuola che favorisce il confronto e l’approfondimento, ma anche la riflessione su emozioni, immagini o sensazioni che il testo evoca».

Ma come si coniuga questo modo di fare lezione con il tempo a disposizione e il programma ministeriale?
« Il tempo è lo spauracchio di tutti gli insegnanti. Questa modalità di didattica, però, prevede un ribaltamento di tutti gli schemi. Ciò che ne esce è una situazione completamente diversa dove l’elemento tempo non è più un problema perchè cambiano le dinamiche di classe. Si lavora sulle competenze per arrivare alle conoscenze. Può sembrare un discorso irrazionale ma l’esperienza di 60 scuole in tutt’Italia dimostra che i ragazzi si sentono più coinvolti, sono disposti a riflettere e analizzare. Si divertono a sintetizzare e a leggere i "cingettii" di altri ragazzi e si pongono nuove domande per approfondire di più».

A volta basta davvero poco per migliorare : « Non dimentichiamoci, inoltre, che si utilizzano strumenti molto conosciuti dai ragazzi. Insegnar loro un "uso responsabile" è anche doveroso da parte di una scuola che vuole formare i cittadini di domani».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 gennaio 2015
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