Un re Lear recitato a colpi di rap

La regia di Michele Placido e Francesco Manetti rilegge in chiave moderna il dramma shakespeariano

Il difficile rapporto tra genitori e figli, si sa, è questione annosa. E prevalente, anche se non l’unica tematica sviscerata in Re Lear, è proprio questa. Ed è qui, una delle novità introdotte da Shakespeare: una trama principale, tra Lear e le sue tre figlie, ed una secondaria tra Gloucester e i suoi due figli. Nell’una come nell’altra vicenda, scorre la follia come via di fuga da un dolore morale non facilmente gestibile dall’essere umano, di fronte alla presa di coscienza di evidenti errori di valutazione basati su informazioni ingannevoli. E neanche un Re, “diventato vecchio ancor prima di essere saggio” – come gli dice il Matto – , riesce a togliersi di dosso la sua innocente fiducia nelle adulazioni di convenienza delle figlie Reagan e Goneril.
Nella rappresentazione di lunedì al Teatro Apollonio, per la regia di Michele Placido e Francesco Manetti, la seppur originale introduzione di una cantilena rap, ha distratto dal rapporto/dialogo tra Lear e il Matto – a cui, come era a corte nel Medioevo, è concesso di dire cose che altri non potrebbero permettersi di dire – figura piuttosto importante per comprendere lo sviluppo delle riflessioni di Lear all’indomani della cessione del suo regno alle figlie. È lui che rende chiaro a Lear quale errore ha commesso, cedendo tutto senza tenersi neanche la casa: “io so perché la lumaca ha la sua casa … per tenerci la testa, non per darla via alle sue figlie”. Ed è lui, di volta in volta, cinicamente a presagire le mosse delle figlie che, per convenienza hanno mostrato al padre un amore che, in realtà nascondeva sete di potere.
Alcune attualizzazioni apportate, tramite i costumi di scena, hanno reso più leggero lo scorrere delle scene. Un po’ meno, lo sono stati un paio di espliciti riferimenti alla copula – non previsti, a nostra memoria, nel copione originale shakespeariano – poco ‘ortodossi’.
Al termine di tutto, il vincitore Edgar – il figlio legittimo del Conte di Gloucester – trarrà come morale, che “bisogna esprimere sempre ciò che si sente, e non ciò che si conviene”, cosa che, invece, avevano fatto le sorelle Goneril e Reagan per ottenere una fetta del regno di Lear, oppure come aveva fatto il fratellastro Edmund, pur di arrivare al potere.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 gennaio 2015
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