Una donazione per migliorare la tecnologia dell’Osservatorio

Fondazione Comunitaria del Varesotto, La Banca Popolare di Bergamo UBI e la Fondazione Unione Banche Italiane per Varese che hanno donato 7mila e 500 euro al progetto dii miglioramento della dotazione tecnologica

Un finanziamento per il progetto Siri dell’Osservatorio Astronomico di Tradate. A stabilirlo sono state la Fondazione Comunitaria del Varesotto, La Banca Popolare di Bergamo UBI e la Fondazione Unione Banche Italiane per Varese che hanno donato 7mila e 500 euro al progetto per il miglioramento della dotazione tecnologica dell’Osservatorio
«Oggi è sempre più difficile ottenere aiuti da privati e istituti, ma questa volta siamo veramente felici di sapere che qualcuno crede ancora nella ricerca in Italia – dichiara Roberto Crippa Presidente dell’Osservatorio Astronomico di Tradate -. Talvolta c’è quasi un sentore di disinteresse generale per la ricerca e la divulgazione, come se il progresso della nostra specie sia un fattore trascurabile e solo marginale; quando senti che i denari per Rosetta sono stati “buttati” invece che impiegati dove ce n’era veramente bisogno, ti senti pugnalato alla schiena! Per fortuna non va tutto male e simili aiuti, assolutamente non dovuti, fanno ben sperare e motivano per il futuro, – conclude Crippa. Spesso si lotta contro i mulini a vento, ma fortunatamente non lo si fa sempre da soli”.
 
La Fondazione e le due banche hanno finanziato il programma “SIRIO”, un progetto ideato dalla Fondazione Foam13, che gestisce l’osservatorio, per migliorare la strumentazione digitale della struttura. Questo permetterà di potenziare gli strumenti per la ricerca che, per la FOAM13, si concentra sullo studio di comete, asteroidi (Near-Earth Object o NEO, potenzialmente pericolosi per la Terra) e Pianeti Extrasolari.
«Attraverso FOAM13  – proseguono dall’Osservatorio – si è addirittura creata la possibilità di strutturare una rete per la ricerca astronomica anche con osservatori professionali come l’Osservatorio Astrofisico di Asiago e il Telescopio Nazionale Galileo (ambedue dell’INAF,  Istituto Nazionale di Astrofisica), e pure gli osservatori del Monte Lema (Svizzera) e la Stazione Astronomica di Sozzago (Novara); in questi centri si dedica tempo anche all’indagine di questi corpi celesti. Per l’approfondimento e l’analisi dei dati, si sono stretti invece importanti rapporti con l’Università di Ginevra».
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 gennaio 2015
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