C’è il rischio di una nuova guerra in Libia

L'Egitto ha fatto sapere di aver bombardato alcuni obbiettivi, in territorio libico, sotto controllo dell'Isis. Il ministro della difesa italiano, Pinotti, ha dichiarato che l'Italia è pronta a guidare una coalizione contro lo Stato Islamico, mentre i miliziani dichiarano di voler arrivare a Roma

La possibilità di un intervento armato in Libia è sempre più vicina. Dopo la notizia dei bombardamenti effettuati dall’aviazione egiziana contro alcuni obbiettivi in mano allo Stato Islamico, in risposta al massacro di 21 cittadini egiziani di fede cristiana e le dichiarazioni dei ministri Pinotti (Difesa) e Gentiloni (Esteri) e del presidente francese Hollande, sulla necessità di un intervento Onu, l’opzione di un intervento armato in territorio libico si fa sempre più concreta. 
Il ministero degli Esteri egiziano – a quanto riferisce l’Ansa – ha chiesto alla comunità internazionale di assumersi le "proprie responsabilità" e di prendere "misure contro le postazioni" dell’Isis e delle altre formazioni terroristiche in Libia. "L’Egitto ribadisce la sua richiesta agli Stati membri della coalizione internazionale contro il terrorismo, di cui fa parte, di assumersi le proprie responsabilità politiche e di prendere misure contro le postazioni della formazione terroristica Daesh e le altre formazioni sul territorio libico, le quali rappresentano una minaccia chiara per la sicurezza e la pace internazionali", si afferma in un comunicato del ministero che conferma il "diritto" egiziano, sancito dall’Onu, "a difendere i propri cittadini all’estero".
Intanto la Farnesina ha ordinato il rimpatrio del personale italiano dell’ambasciata di Tripoli e di tutti gli italiani presenti sul suolo libico. 

Sempre secondo l’agenzia di stampa italiana i raid aerei egiziani hanno colpito alcune postazini dell’Isis a Bengasi e Sirte, quest’ultima sotto il controllo dei miliziani del Califfato insieme a Derna una città nell’est del paese, a pochi chilometri da Tubruq, dove si è insediato il governo uscito delle elezioni 2014, riconosciuto dalla comunità internazionale e che, dopo un iniziale distanza, oggi ha l’appoggio dell’esercito comandato dal generale Haftar, a sua volta sostenuto dal premier egiziano Al Sisi. 

Qui un utile articolo del Post che racconta la situazione libica dalla caduta di Gheddafi ad oggi.

Per capire il sentimento del mondo arabo nei confronti dello Stato Islamico, l’Ispi ha pubblicato recentemente una mappa che vi ripriponiamo qui sotto, assieme al link della ricerca



di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 febbraio 2015
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