“Confessioni di un trafficante di uomini” alla Biblioteca civica

Il libro del criminologo Andrea di Nicola e del giornalista Giampaolo Musumeci è il più dirompente atto di accusa contro un sistema criminale per troppo tempo sottovalutato. La presentazione si terrà giovedì 12 febbraio alle 18

Non ci poteva essere un momento più adatto per presentare  “Confessioni di un trafficante di uomini” (Chiarelettere). All’indomani della morte di oltre 330 migranti al largo di Lampedusa, il libro scritto a quattro mani dal criminologo Andrea di Nicola e dal giornalista Giampaolo Musumeci diventa un atto di accusa ancor più dirompente contro un sistema criminale per troppo tempo sottovalutato.
Il traffico di persone dall’Europa dell’est e dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo puo’ infatti contare su una rete potente, flessibile, che opera a compartimenti stagni, per evitare l’identificazione dei capi supremi. Smuggler (così sono chiamati in gergo) che rispondono al nome di Muammer Kucuk, boss indiscusso degli sbarchi con base in Turchia, e Josip Loncaric, detto l’imprendibile, trafficante croato considerato il più importante in Europa, un vero genio del marketing criminale. Sulla sua testa pende una condanna del giudice italiano a 20 anni di carcere, ma dal 2006 nessuno riesce a trovarlo. I suoi luogotenenti finiscono in cella, lui no. 
Tutto questo però non deve stupire perché il trafficante è un uomo che sa cogliere e sfruttare al meglio le opportunità che gli si presentano, compresa quella di far condannare altri al suo posto.

Per anni gli inquirenti hanno considerato questo traffico opera di piccoli delinquenti svincolati da logiche di sistema. Una miopia investigativa grave, superata grazie alla caparbietà di alcuni magistrati tra cui Federico Frezza, sostituto procuratore a Trieste e nemico giurato di Loncaric.  

Sul fronte nordafricano e arabo le cose non vanno diversamente: molti soldi e tante vite umane messe nelle mani di pescatori che si sono convertiti al traffico di persone. Emir, El Douly, Adnen Issimari si servono di reti fluide in grado di garantire spostamenti nel deserto, alloggi sicuri e passaggi di frontiera senza problemi. I grossi trafficanti grazie a un sistema di subappalti evitano di sporcarsi le mani e massimizzano gli introiti, perché a loro spetta la fetta più grossa.
Queste organizzazioni impugnano le armi solo quando devono controllare i migranti, possono contare su appoggi importanti: funzionari corrotti, doganieri compiacenti, servizi segreti in cerca di informazioni sensibili, avvocati senza scrupoli che fanno da tramite come è accaduto in un recente caso a Parma.
Il traffico genera un flusso di denaro enorme, dai 3 ai 10 miliardi di dollari l’anno (Fonte rapporto Organizzazione internazionale per le migrazioni), il business più redditizio al mondo dopo la droga. C’è un tariffario per ogni viaggio e tratta: si va dai 3000 dollari, per un trasferimento dalla Libia all’Italia, ai 28.500 dollari, per un viaggio dal Vietnam all’Europa. Per far girare tutti questi soldi senza essere intercettati i criminali usano il sistema hawala che si fonda su una rete di dealer (venditori) e su un rapporto fiduciario. Il danaro si muove tra due dealer ma mai fisicamente, solo sulla fiducia. A volte i crediti sono compensati dai debiti generati da altri traffici illegali dei nodi che compongono la rete criminale. Un sistema sicuro, difficilmente rintracciabile dall’esterno e in grado di finanziare la più grande e spietata agenzia viaggi del pianeta.

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“Confessioni di un trafficante di uomini” (Chiarelettere) scritto dal criminologo Andrea di Nicola e dal giornalista Giampaolo Musumeci sarà presentato giovedì 12 febbraio alle 18 alla biblioteca Civica di Varese (via Sacco n.9). Interverranno con gli autori Barbara Podetta e Jessica Moro di Books Hunters Blog, Michele Mancino, vicedirettore di Varesenews.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 febbraio 2015
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