Dal revamping alla chiusura, il lungo anno di Accam

Da quando il 3 dicembre 2013 il Consiglio Regionale votò una risoluzione per chiudere i vecchi inceneritori la strada per Accam si è fatta sempre più in salita. Ecco cosa è successo e cosa succederà

(nella foto la demolizione della vecchia ciminiera dell’impianto)

E’ stata una risoluzione, votata in consiglio regionale all’unanimità, ad iniziare a mettere in dubbio il futuro di Accam. Era il 3 dicembre 2013. Dal Pirellone si decise che in Lombardia gli inceneritori più vecchi si sarebbero dovuti chiudere e che non se ne sarebbero più potuti costruire di nuovi (o allargare gli esistenti). E così nel giro di un anno il revamping dell’impianto, un atto che sembrava essere quasi una formalità, è stato messo sempre più in dubbio fino ad arrivare a decidere di chiudere l’inceneritore. Ecco le principali tappe della vicenda.COS’È SUCCESSO
Sempre meno rifiuti da bruciare, troppi impianti per farlo e, sopratutto, costi elevati per la manutenzione straordinaria di tutto l’inceneritore quantificati in più di 40 milioni di euro. E’ in questa dialettica che è stata decretata la chiusura di Accam e che per molto tempo ha visto due diverse posizioni. Da un lato c’era chi chiedeva di continuare ad incenerire e sfruttare meglio quanto prodotto dai forni -Legnano ad esempio voleva collegare il proprio impianto di teleriscaldamento ad Accam- e dall’altro chi chiedeva di dismettere l’impianto e convertirlo in una fabbrica di materiali. Dall’amalgama di queste posizioni erano usciti 8 diversi scenari.

COSA SUCCEDERÀ
Al momento l’unica certezza è quella dello spegnimento dell’impianto di incenerimento. Sarà l’assemblea dei soci che si riunirà il 2 marzo a valutare il futuro di Accam -che potrebbe anche includere la messa in liquidazione della società- alla luce anche dei timori delle 90 persone che prestano servizio nell’impianto. Durante la riunione in Regione di lunedì non si sarebbe toccata la questione degli scenari alternativi per il consorzio ma solo di spegnimento e bonifica. Il nodo del ripristino dell’area è infatti chiave: secondo le prime stime serviranno tra gli 8 e i 9 milioni per bonificare decenni di incenerimento e non è ancora chiaro come si distribuirà la cifra anche se Regione Lombardia, in ogni caso, ha già affermato il sostegno all’impresa.

CHE FINE FARANNO I RIFIUTI
Il piano regionale che ha condannato l’impianto si basa proprio sull’asserzione che la capacità lombarda di incenerimento supera di molto la produzione di rifiuti. La spazzatura prodotta nei territori che ad oggi conferivano ad Accam dovrebbe quindi essere portata in uno degli impianti ad oggi attivi in Lombardia e sottoutilizzati. Impianti che, al momento, raccolgono i rifiuti a tariffe di decine di euro inferiori a quelle di Accam. Rifiuti che avranno la priorità anche se il braccio di ferro tra Regione e Governo sul piano nazionale dei rifiuti dovesse veder perdere la giunta lombarda.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 febbraio 2015
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