Il farfaraccio

Nuova puntata della rubrica naturalistica promossa e curata dal nostro lettore Teresio Colombo con lo scopo di aumentare la conoscenza delle bellezze naturali del Parco del Campo dei Fiori

IL FARFARACCIO

E’ un fiore comune in tutte le zone umide del parco, generalmente non lo si conosce perché il suo aspetto è  mutevole nei diversi periodi dell’anno, inizialmente infiorescenza composita, priva di petali, completamente addensato su un breve stelo squamoso che successivamente si allungherà sino a raggiungere i 15, 20 cm e quindi appassire, nel frattempo spuntano le foglie verdi triangolari, larghe fino a 50 cm tanto da essere, fino a qualche tempo fa, utilizzate dai bambini come copricapo. Per vederlo lo cercheremo lungo  il sentiero 10 partendo da Luvinate e  osservando il paesaggio e la vegetazione che ci propone. Su una riva  compare un bel fiore viola, è una mammola (Viola odorata). Nel mese di febbraio di viole ce ne sono di pochi tipi, i più  comuni sono 2: la viola bianca (Viola alba) e la mammola; sulla stessa riva con altri fiori vi è un piccolo fiore a cinque petali bianco rosato con una riga rossa verso l’attaccatura del petalo, ha foglie molto simili a quelle della fragola ma molto più scure e vellutate; si tratta del cinquefoglie fragola secca (Potentilla micrantha).

Anche qualche elleboro verde (Helleborus viridis), altrettanto tossico della bella rosa di Natale (Helleborus  niger) e del cavolo di lupo (Hellebarus foetidus) presente nella zona del Sasso di ferro fra Laveno e Cittiglio (Inesistente in provincia di Varese secondo il volume AA.VV. La flora alpina edito da Zanichelli nel 2004). Dopo  queste osservazioni  e superati alcuni sentieri che si aprono alla nostra  destra, di notevole interesse didattico quello delle sorgenti, ci avviciniamo alla Cascina Zambella, unità ancora collegata all’attività agricola. Continuiamo a seguire le indicazioni  per Orino, incontreremo, sulla sinistra, l’appezzamento di terreno che, nei primi anni sessanta del secolo scorso, costituiva il vivaio per realizzare l’impianto di i douglasia (Pseudotsuga menziesii) che copre una parte del parco con risultati inferiori a quelli previsti perché l’albero raggiunge alle nostre latitudini i 45/50 m di altezza invece dei cento delle terre d’origine, le radici si sviluppano nella parte silicea del terreno, che qui è solo superficiale, per cui in parte sono stati abbattuti dal vento prima che il legno diventasse di pregio e, non ultimo, perché l’impianto è stato troppo intensivo per le dimensioni che avrebbe potuto raggiungere questo tipo di albero.

Al termine di questo tratto si incontra la strada che viene da Barasso e dalla colonia elioterapica, proseguiamo oltre superando un ricovero per animali caratterizzato da un grande recinto e da una piccola tettoia. Poco più avanti si incontra il sentiero che viene da Comerio e si allaccia a quello che conduce alla grotta del Rameron che consiglio di visitare, quando aperta, normalmente nei giorni festivi e preventivamente indicati con appositi cartelloni. Poco più avanti la strada scende di qualche metro per poi risalire nel punto più basso vi sono risorgive ma tutto il terreno è abbastanza umido tanto da ritrovare l’equiseto invernale e troviamo numerosi farfaraccio (Petasites albus). Risaliamo  la strada per qualche metro e sulla destra ci colpisce il fiore rosso del mirtillo, ma poco più avanti  sullo sfondo di un prato vediamo una grossa  cascina: trattasi della Cadde, da anni disabitata e da sempre meta degli scout locali per almeno i fine settimana. Il prato è ricco di fiori e ci ricorda che la primavera è incombente.


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 febbraio 2015
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