L’aula diventa laboratorio, l’esperimento del Maria Ausliatrice

Quattro giorni a scuola solo con l'astuccio per imparare a fare un dolce, una pizza, un orto, a lavorare la cartapesta o a recitare un brano teatrale. Suor Vilma: «Una persona deve saper parlare la lingua della mente, del cuore e delle mani»

Per quattro giorni le classi di una scuola elementare sono state trasformate in laboratori  a classi aperte. Da lunedì 16 a giovedì 19 febbraio alla Scuola Maria Ausiliatrice, gli alunni della scuola primaria hanno partecipato al progetto “Tutti Fuoriclasse”.
I laboratori sono stati pensati per permettere ai bambini di provare esperienze diverse e istruttive e concedersi una piccola pausa dopo le pagelle. 
Tante le proposte tra cui scegliere: piccoli falegnami crescono, carta mon amour mani in pasta, pizza time, teatrando, nascerà un giardino, carnevale … arriviamo, quando l’arte chiama, pesta carta – carta pesta, dal libro alla scena, dolci e dolcetti, cocktail, tornei sportivi e cineforum. 
I laboratori sono stati organizzati e guidati dagli insegnanti con il contributo di alcuni esperti che si sono offerti di aiutare i bambini e la scuola in questa “impresa”.
Lunedì mattina, primo giorno dell’esperimento, i corridoi della Scuola Maria Ausiliatrice di Varese a stento hanno contenuto l’entusiasmo dei bambini, che "liberi" dalla cartella erano pronti a cimentarsi liberamente nella preparazione di una pizza, nell’impasto di un dolce, nella lavorazione della cartapesta, nella semina di un mini-orticello e in tante altre innumerevoli proposte, seguendo i propri i gusti e le inclinazioni personali.
«Le insegnanti della nostra scuola nelle loro classi sviluppano già da tempo modalità diverse di far lezione» afferma Elisabetta Loi, maestra della scuola, promotrice insieme alle colleghe dell’iniziativa.
«La didattica è un territorio sempre nuovo da esplorare su cui condurre i nostri giovani allievi ad imparare sperimentando. Il grande Bruno Munari, introducendo uno dei suoi laboratori che hanno fatto scuola, ricordava un antico proverbio giapponese secondo cui "chi ascolta dimentica, chi vede impara, chi fa ricorda". Anche noi, come tanti educatori e pedagogisti condividiamo questo pensiero. La didattica laboratoriale ha, tra i suoi presupposti, che facendo si impara meglio».
Per tutto il periodo una  redazione di giovanissimi fotoreporter ha documentato il progetto sulle pagine del sito web scolastico, informando giorno dopo giorno sull’andamento dei laboratori.

Insomma, una settimana “speciale” che però non ha interrotto la programmazione, perché di scienza, storia o lettere si puo’ parlare mentre si piantano dei semi o si recita un brano di teatro. 
È solo la prospettiva che cambia, non essendo quella del banco.
«Anche Papa Francesco, quasi un anno fa – conclude suor Vilma, direttrice dell’istituto – ci invitava, in quel meraviglioso incontro con il mondo della scuola italiana, a ricordare che la scuola è e deve essere sinonimo di apertura alla realtà. Una strada che faccia crescere le tre lingue, che una persona matura deve sapere parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Quale migliore occasione per parlarle tutte e tre».

PER INFORMAZIONI www.scuolamariausiliatrice.com

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 febbraio 2015
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