La bandiera ammainata in un pomeriggio nero

Dopo Vescovi, ecco l'addio di Pozzecco. Squadra e tifosi disorientati, la scelta di Caja necessaria per provare a raggiungere la salvezza. L'obiettivo che non si può fallire

Ha proporzioni sempre più devastanti il terremoto che sta scuotendo alle fondamenta la Pallacanestro Varese. Dopo aver perso il general manager Cecco Vescovi, appena una settimana fa, la società biancorossa è costretta ad ammainare anche l’altra grande bandiera che sventolava su Masnago: Gianmarco Pozzecco.

Il coach triestino si è dimesso nel pomeriggio di oggi, martedì 24 febbraio, in uno dei giorni più neri della recente storia biancorossa. L’ennesima scossa è stata potentissima e ha disorientato ancora di più il popolo dei tifosi, che tutto si aspettavano dalla “scommessa Poz” tranne che una stagione e un epilogo simili. Le dimissioni “particolari” – secondo il comunicato ufficiale la Mosca Atomica resta infatti in qualche modo (ma quale?) legato alla società – sono maturate oggi ma covavano, a quanto si apprende, già da qualche giorno. Le sconfitte, la classifica deficitaria e l’addio di Vescovi avevano già destabilizzato l’ambiente, l’amichevole persa a Casale Monferrato (sabato) e giocata senza la necessaria concentrazione ha aperto altre crepe nelle convinzioni del Poz che alla fine ha alzato bandiera bianca, forse convinto di non avere più la squadra in mano.
Da due giorni in città era presente il suo procuratore, Virginio Bernardi (sì: proprio l’uomo che per primo fece retrocedere Varese in A2 dalla panchina. Ora rappresenta la gran parte dei tecnici italiani) che si è visto con i dirigenti superstiti. In mattinata Pozzecco – che ancora lunedì sera aveva partecipato in veste ufficiale alla serata per Bruno Arena – non ha diretto l’allenamento pur presenziando al palazzetto, mentre nel pomeriggio la sua assenza è subito balzata all’occhio dei tifosi che si sono recati a Masnago. Giocatori in campo agli ordini del vice Ugo Ducarello e dell’altro assistente Matteo Jemoli, con Coppa e Ferraiuolo impegnati in sede e il solo Giofré presente tra i dirigenti dell’area operativa.

Bocche cucite dai tecnici, parole di circostanza da parte dei giocatori: capitan Kangur costretto a confessare di sapere poco di quanto sta accadendo («siete più informati voi: a noi arrivano le voci che circolano in città»), Diawara che prova a buttarla sullo scherzo («io allenatore? In campo sì, ma in settimana lo deve fare qualcun’altro»).
Nello stesso momento però, in piazza Montegrappa la seconda decisione chiave della giornata: al posto di Pozzecco ci sarà Attilio Caja, tecnico di esperienza, che sarà presentato mercoledì mattina al PalaWhirlpool con una conferenza stampa che vi racconteremo in diretta. Una scelta a quel punto obbligata e ricaduta su un tecnico – a sua volta della “scuderia Bernardi” – che ha fama di duro e che già in passato è finito ad allenare squadre in lotta per la salvezza, riuscendo spesso nell’intento. “Artiglio” non è allenatore di quelli spettacolari, ma è certamente votato alla concretezza: la società quindi è andata su un nome che in teoria può guadagnare quelle vittorie necessarie per raggiungere la salvezza, l’obiettivo unico e imprescindibile in questo momento. Perché anche le bandiere più importanti – Pozzecco e Vescovi nella fattispecie – sono vessilli della società, e quindi della città, e quindi della gente. E di retrocedere qui, nessuno ha voglia.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 febbraio 2015
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