“Che fine faranno i 90 lavoratori di Accam?”

Il giorno dopo la decisione della chiusura dell’impianto i sindacati esprimono la preoccupazione per chi oggi rischia di perdere il posto di lavoro. “Non sappiamo se e cosa ci sarà dopo l’inceneritore, i sindaci ci diano risposte”, commentano

30 dipendenti diretti di Accam e 60 della Europower, l’azienda che ad oggi gestisce l’andamento del forno: 90 posti di lavoro che rischiano di saltare dopo la decisione di avviare lo spegnimento dell’inceneritore di Busto Arsizio. «A noi non interessa la decisione politica -spiega Cinzia Bianchi, Cgil- ma il futuro di queste famiglie». L’epilogo della vicenda era noto già da qualche settimana all’interno dell’impianto che per decenni ha garantito lo smaltimento dei rifiuti del territorio «e ora chiediamo risposte concrete ai nostri timori».

Settimana scorsa Cgil e Cisl hanno inviato una lettera a tutti i sindaci dei 27 comuni soci del consorzio «per chiedere un incontro nel quale far chiarezza sul futuro dei lavoratori» che stanno vivendo un momento non certo facile: «sanno che l’impianto sarà chiuso ma non sanno se e con cosa verrà sostituito». Una partita ancor più difficile dal poiché «i contratti dei dipendenti diretti di Accam non prevedono ammortizzatori sociali» con il concreto rischio di «non poter essere riassorbiti nei comuni».

In realtà un precedente simile ci sarebbe. «Quando l’impianto fu chiuso per molto tempo per la manutenzione straordinaria delle caldaie -spiega la sindacalista- i dipendenti furono spostati a lavorare nei comuni». Ma quelli erano altri tempi, senza i vincoli sulle assunzioni che oggi hanno i comuni, «e sopratutto era un periodo di tempo limitato». Ora invece la serrata sembra definitiva e senza alcun accordo su una potenziale riconversione di Accam in altro preoccupazioni e ansie dei lavoratori aumentano di giorno in giorno.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 febbraio 2015
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