Non ottiene la cittadinanza. Il sindaco la manda a scuola di italiano

La lettera di una donna di origine indiana che, dopo 10 anni in Italia, voleva ottenere la cittadinanza. Il primo cittadino Mazzucchelli: "Nessuna discriminazione, non sapeva leggere la formula della costituzione"

Si presenta in Comune per avere la cittadinanza, ma il sindaco le risponde che è meglio iscriversi prima a una scuola di italiano. Motivo: deve saper leggere la formula, come prevede la legge italiana.
È accaduto a Cairate e protagonsita della vicenda è la signora Rani Pushpa, di origine indiana, in Italia da più di dieci anni. La donna ha ricevuto il benestare del Ministero e della Questura e si è presentata in Municipio per fissare la data del giuramento. Ma il sindaco, Paolo Mazzucchelli (nella foto durante un viaggio in Cina), durante un appuntamento conoscitivo prima della cerimonia, le ha comunicato di dover prima imparare l’italiano. 
La donna ha quindi scritto una lettera a Varesenews, che risportiamo integralmente di seguito. A seguire anche la risposta del sindaco Paolo Mazzucchelli, che rifiuta qualsiasi accusa di discrimonazione. 

LA LETTERA DI RANI PUSHPA
Volevo segnalare un comportamento a mio avviso altamente discriminatorio del Sindaco di Cairate.

La sottoscritta Sig.ra RANI Pushpa otteneva dal Ministero il  rilascio della cittadinanza italiana come da decreto di conferimento che Le veniva regolarmente notificato in data 8 settembre 2014 presso il Comune di Cairate.
Considerato che la Prefettura di Varese e il Ministero hanno attestato la sussistenza di tutti i requisiti idonei a conferire la cittadinanza richiesta, non si comprende il diniego da parte del Sindaco di codesto Comune a deferire il giuramento previsto dalla legge 5 febbraio 1992 art. 10.
La sottoscritta in più occasioni si è recata presso gli uffici comunali per effettuare tale giuramento prima dello scadere del termine semestrale previsto dalla normativa vigente, al fine di non vanificare il conferimento della cittadinanza, e gli esborsi a tal fine sostenuti. Tuttavia  in più occasioni venivo sottoposta ad un arbitrario ed inopportuno  esame della lingua italiana che certamente non compete al Sindaco nè agli addetti degli uffici comunali.Oltretutto segnalo che sto quotidianamente frequentando una scuola di italiano per stranieri al fine di migliorare l’ apprendimento della lingua italiana, ciò a dimostrazione della volontà di rispettare la normativa vigente.
Il prossimo 8 marzo scadrà il termine entro cui prestare il giuramento ed il Sindaco non pare intenda procedere in tal senso.
Scaduto il termine semestrale previsto dalla normativa sopra citata, vedrò inesorabilmente vanificarsi la validità giuridica del conferimento in parola a  causa dell’ inadempimento del Primo Cittadino.
Conseguentemente sarò costretta ad adire le competenti sedi civili e penali al fine di ottenere il risarcimento per i danni che deriveranno con eventuale aggravio di spese che chiaramente si ripercuoterà sulla citadinanza.
La Procura poi potrebbe ravvisare nel caso di specie il reato ex art. 328 cp che dovrà essere perseguito nelle sedi all’uopo predisposte.

LA RISPOSTA DEL SINDACO, PAOLO MAZZUCCHELLI
Non c’è stata alcuna discrimonazione da parte mia o del Comune. La persona che presta giuramento per ottenere la cittadinanza italiana deve saper parlare italiano. Lo prevede la legge, deve saper leggere la costituzione. 
La signora Rani non era ancora pronta. Le ho quindi suggerito, durante un incontro cordiale a cui hanno partecipato anche la figlia e il genero, di iscriversi a un corso di italiano. So che poi lo ha fatto, ma questa è stata l’unica volta che ho incontrato la donna. Non ci sono stati altri incontri. Se la signora è pronta a recitare la frase in italiano, da parte mia non c’è alcuna opposizione. 

Vorrei sottolineare che non si tratta di una posizione ideologica. La legge parla chiaro. Inoltre faccio cittadinanze tutte le settimane, quasi due a settimana, una decina dall’inizio dell’anno. Che non passi un messaggio discriminatorio: una persona non può avere solo i diritti, ma anche i doveri. Qui il problema è che non possiamo creare dei ghetti dove non si parla la nostra lingua, serve conoscere l’italiano, ma solo per integrarsi nel territorio. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 febbraio 2015
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