Pizzeria bruciata, il titolare egiziano fu minacciato per il crocifisso

Il giovane proprietario è un cristiano copto, qualche mese fa ha sporto denuncia contro un magrebino che voleva fargli rimuovere il simbolo religioso. La Digos ritiene, quella religiosa, una delle piste possibili

L’incendio alla pizzeria Gabri di via Garibaldi, potrebbe nascondere un movente inaspettato. Anis, il ragazzo di 27 anni che a metà agosto ha aperto il locale, ha già ricevuto tre attentati. Ma tutto è cominciano a novembre quando, una sera, è entrato nella pizzeria un magrebino che lo ha insultato a causa del crocifisso appeso alla parete.

Il giovane egiziano è infatti di religione cristiano copta. In Egitto vi sono circa il 10% di copti, molto legati alla propria identità religiosa. A Milano e in tutta la Lombardia, ad esempio, moltissime pizzerie sono di proprietà di questa minoranza. In genere tengono, in cassa, la fotografia del loro vescovo, e anche il crocifisso. Anis è un ragazzo molto intraprendente. Seppure giovanissimo, è arrivato in Italia nel gennaio del 2014, sbarcato da una nave di clandestini a Siracusa. Il giovane, tuttavia, si è rivolto alla polizia e ha indicato chi erano gli scafisti, riuscendo a far individuare alcuni responsabili. In forza di questa collaborazione con la giustizia, ha ottenuto un permesso di soggiorno dedicato a chi è vittima di tratta e denuncia gli sfruttatori. Giunto a Varese si è appoggiato alla una cooperativa sociale Co.l.c.e., che fornisce assistenza proprio alle persone vittime di sfruttamento.

Raccogliendo tutti i risparmi di famiglia, da solo e senza aiuto, ha trovato un immobile sfitto a Biumo, e ha stipulato un contratto con il proprietario. Ha chiamato la pizzeria Gabri, per ricordare il nonno che si chiamava Gabriel, come l’arcangelo. In pochi mesi, si è già fatto conoscere nel quartiere. Va in chiesa e ha buoni rapporti con i commercianti dirimpettai. I negozianti raccontano che un giorno, durante un battesimo, si è presentato con le pizze e le ha regalate a tutti i presenti. Il suo unico problema, sono i clienti. Il negozio resta aperto fino alle 2, ma in qualche occasione ha dovuto cacciare qualcuno perchè era ubriaco.

Il primo guaio lo ha avuto la notte in cui un magrebino, un uomo che conosceva, è entrato nel negozio e lo ha minacciato per il crocifisso. «Il giorno dopo ho trovato per la prima volta la porta rotta e il vetro spaccato – racconta – sono andato in questura e ho fatto denuncia. Ora quell’uomo è in carcere, mi hanno detto, ma per altri reati che non riguardano la mia storia. Però gli atti vandalici sono continuati. Ho avuto almeno tre volte le vetrina spaccata, con colpi di martello e di mazza. Non posso dire con certezza chi ce l’abbia con me – continua – quando fai questo mestiere, succede spesso che devi sgridare qualcuno, ma gli ubriachi in genere si sono già dimenticati di quello che è accaduto la sera prima. C’è stato invece quell’episodio del crocifisso, che un po’ mi preoccupa. Quel tizio è entrato, l’ha visto e mi ha detto di toglierlo. Mi ha detto cristiano di merda». L’incendio di questa notte, in questura, non viene trattato come un caso qualunque. Amis, tra l’altro, sostiene di non aver ricevuto richieste di pizzo, ed è stato indirizzato alla Digos per la denuncia. Che però qualcuno l’abbia preso di mira, è certo. Quanto alle modalità, chi ha appiccato il fuoco ha gettato del liquido infiammabile da un buco nella vetrina, risalente a un precedente danneggiamento.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 febbraio 2015
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