Vito Faraci: “Dopo 10 mesi mia madre è ancora in carcere e gli assassini liberi”

Appello del figlio residente negli Stati Uniti di Antonino Faraci, ucciso in casa sua il 13 aprile del 2014. Gli inquirenti hanno arrestato la moglie della vittima e stanno cercando gli esecutori materiali

«Mia madre Melina è in carcere da dieci mesi e gli assassini di mio padre sono ancora liberi». Vito Faraci, figlio di Antonino, il pensionato ucciso il 13 aprile del 2014 nella sua abitazione di Somma Lombardo, continua a fare avanti e indietro dagli Stati Uniti da quel giorno e non si da pace: «Siamo una famiglia distrutta e chi sta facendo le indagini sembra essere fermo ad un punto morto – racconta – in tutta questa vicenda so solo che mia madre è in carcere continua a deperire. È anziana (ha 65 anni, ndr) e la sua salute non è compatibile con la detenzione». Dalla Procura, però, fanno sapere che non vi è alcuna richiesta di valutazione delle condizioni di salute della donna.

La donna fu arrestata, a sorpresa, il 19 aprile dai carabinieri sulla base di numerosi indizi raccolti dagli inquirenti, al punto che la versione da lei fornita sul giorno del ritrovamento del cadavere non li hanno convinti. Ed, evidentemente, non hanno convinto nemmeno i giudici chiamati più volte a decidere sulla sua liberazione. Nel frattempo i due tunisini, sospettati dal sostituto procuratore Rosaria Stagnaro che conduce le indagini, sono ancora ricercati dall’Interpol.

Il figlio di Aita Melina chiede che alla donna vengano concessi almeno i domiciliari: «le richieste degli avvocati (Cicorella e Taormina) sono sempre state respinte dai giudici nonostante è ormai evidente che mia madre non c’entra nulla con la morte di mio padre». Proprio di recente la Corte di Cassazione ha respinto l’ennesima richiesta di rimettere la donna in libertà, dopo che la volta scorsa l’aveva rinviata al Tribunale del Riesame. Resta un alone di mistero su questo efferato omicidio sia per quanto riguarda il movente sia per i rapporti che ci sarebbero tra il presunto mandante, la moglie, e i due presunti autori. La Procura, su tutto questo, mantiene il più stretto riserbo.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 febbraio 2015
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