Da pizzeria della ‘ndrangheta a ristorante della legalità

L'ex-Re Nove sulla Saronnese rinasce a nuova vita grazie ad un bando del Comune che mira a farlo diventare una rivendita di prodotti agroalimentari mafie-free con cucina e pizzeria. Un seme di economia buona tra sale slot e compro oro

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La partita a scacchi tra ‘ndrangheta e legalità sulla Saronnese si arricchisce di una nuova mossa, questa volta a vincere è lo Stato o almeno tutti a Rescaldina se lo augurano. L’ex-ristorante pizzeria Re Nove, un tempo feudo di Giuseppe Antonio Medici, affiliato alla locale di ‘ndrangheta di Mariano Comense e attualmente in carcere con una condanna a 7 anni, potrebbe presto riaprire grazie ad un bando dell’amministrazione comunale che lo acquisì dall’Agenzia dei beni confiscati.

«Diventerà il punto di riferimento sul territorio per i prodotti provenienti da terre confiscate alla mafia, sarà il motore di iniziative culturali e per la legalità ma manterrà anche la sua vocazione di ristorante e pizzeria ma le pietanze oltre ad essere buone saranno anche “giuste”» – spiega l’assessore ai Servizi Sociali e vicesindaco Enrico Rudoni che, insieme al sindaco Michele Cattaneo e agli altri colleghi di giunta, ha messo a punto il bando che porta un nome evocativo “Il gusto della legalità”.

Sì perchè se un piatto è buono, lo è ancor di più se i prodotti utilizzati per la sua realizzazioni provengono da pezzi di Italia strappati alle organizzazioni mafiose: «Le caratteristiche del bando sono molto rigorose, l’associazione (profit o non profit) che lo gestirà dovrà rispettarle e dovrà aprire alle altre realtà associative del territorio il luogo perchè sia di tutti e non un circolo privato».

Una mossa sullo scacchiere della via Saronnese, dunque, dove proprio di fronte i familiari del Medici aprirono un altro ristorante quasi a sfidare lo Stato che gli aveva confiscato il Re Nove. Non solo una sfida alla ‘ndrangheta quella del “Gusto della legalità” ma anche ad un’economia sbagliata che non produce crescita “sociale” come quella portata avanti dalla sala slot (una delle tante spuntate come funghi negli ultimi 5 anni, ndr) che sta proprio dall’altra parte della strada o quella del compro oro di Mirko Rosa (chiuso da qualche mese anche grazie all’indagine della magistratura).

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 18 agosto 2015
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