Dal Rototom al palco di Anche Io, la serata è con il reggae di Gamba The Lenk

Intervista all'artista ospite, sabato 29 agosto, alla festa di VareseNews per una serata tutta da ballare. Dopo di lui i The Black Beat Movement

Sarà sul palco di Anche Io sabato 29 agosto. Gamba The Lenk, dopo l’esperienza al Rototom Sunsplash torna in provincia per una serata dove porterà tutti i suoi “cavalli di battaglia”. Divertente e mai banale, Viviano Pulvirenti, così come c’è scritto sulla sua carta d’identità, ha conquistato tutta Italia con il suo sound e la sua capacità di intrattenimento. Alla festa di VareseNews porterà uno show “frizzantino” come lui stesso lo definisce, per una serata tutta da ballere. Il resto ce lo siamo fatti raccontare da lui in questa intervista. Il concerto avrà inizio alle 21,30, puntuale, è ad ingresso libero. Dopo Gamba The Lenk, suoneranno i The Black Beat Movement.
 
Siete di ritorno dal Rototom Sunsplash, come è andata?
«Il Rototom é andato alla grande, un’esperienza che mi rimarrà impressa e che mi fa riflettere e prendere spunto su nuovi obiettivi. Le prime file di italiani, che mi conoscevano già,  hanno reso tutto più semplice e sono riuscito a mettere in atto tutti i miei trucchetti da entertainer, nonostante il mio inglese “maccheronico” e il mio “itaniolo” e portare dalla nostra anche il pubblico internazionale che ha capito volentieri il messaggio universale della musica».

Come nasce il tuo nome d’arte?
«Il nome Gamba the Lenk proviene dal nome del vecchio treno a vapore di MIlano il “Gamba de legn”, unito a Lenk che era il la mi firma negli anni ’90 quando mi dilettavo a disegnare sui muri. Questo soprannome mi è stato dato e non mi dispiace se mi chiamano Gamba»

Hai scelto di fondare la Greezzly Production, perchè questa scelta? Ti permette di fare scelte in modo più libero?
«Greezzly Production è un’etichetta indipendente fondata principalmente da Francesco Salteri in arte Catchy mio fidatissimo socio e amico con il quale è iniziata, circa 11 anni fa, questa splendida avventura musicale. Catchy produce basi su cui io canto o, a volte, io scrivo della musica e lui la rende concreta con quei mille pulsantini che solo lui sa come fa a starci dietro. Io e Catchy abbiamo scelto di produrre musica indipendente in maniera coraggiosa, senza mai fermarci di fronte alle barriere burocratiche, e non. Sono tante le difficoltà che si presentano al giorno d’oggi a chi ha avuto la “malaugurata” idea di lavorare con la musica o con l’arte in genere. Lavorare con un’etichetta indipendente mi permette di essere più libero, ma il carico di lavoro e l’onerosità della produzione musicale sono tutti sulle spalle mie e di Greezzly Production, ovvero due persone. L’obiettivo è crescere a tal punto da riuscire a mettere insieme un’organizzazione sempre più solida e aperta e portare le nostre produzioni alle orecchie di un pubblico sempre più vasto».

I tuoi testi sono ironici e divertenti ma in realtà nascondono tematiche importanti e attuali. Come nascono?
«I miei testi nascono in vari modi, alcuni ascoltando una base musicale già esistente, altri direttamente da testi scritti e arrangiati, altri ancora si finalizzano in poche ore a differenza di quei pezzi che ci metti due anni a partorire; in generale hanno tutti, di base, la voglia di dare alle persone un’immagine mentale tramite il testo e l’atmosfera della musica, fare ragionare le persone non per slogan, ma per collegamenti mentali.Visto che la protesta al giorno d’oggi non è più di moda, ma a mio avviso serve, ho dovuto trovare nuovi metodi per parlare alle persone».

Sei cresciuto alla Barona, quanto questo influenza la tua musica e quello che scrivi?
«Alla Barona c’ho passato l’infanzia e si sa l’infanzia forgia le persone. Di sicuro mi ha lasciato un bagaglio di conoscenza umano molto forte che, mescolato a tutte le mie esperienze successive, mi ha reso la persona che sono oggi. Siccome metto molto di me stesso e della mia capacità di analizzare quello che mi circonda nei miei testi, credo che si, il luogo della mia infanzia può aver condizionato il mio lavoro musicale».

Stai girando molto l’Italia con il tuo tour, come puoi raccontare il Paese che vedi? Ci sono più lati positivi o negativi?
«Ormai da circa dodici anni giro in lungo e in largo per l’Italia e non solo. Devo dire che è molto interessante scoprire come di base, tutti abbiano le stesse problematiche, ma con dei cambiamenti particolari tra paese e paese; magari trovi un paesino con un sindaco decente, che ha stanziato dei fondi per associazioni culturali e luoghi di aggregazione e intrattenimento per esempio, e allora c’è movimento e ricchezza culturale. Nel paesino accanto il sindaco è uno di quelli retrogradi e maldisposti nei confronti di “ragazzi con treccine”, feste dopo la mezzanotte etc. e allora in quel paesino non c’è musica, ma solo vecchietti seduti su una sedia a guardarti storto quando passi. In generale, credo sia importante sottolineare che in Italia, ci sono dei posti che grazie all’impegno di ragazzi appassionati di musica, radio indipendenti, associazioni, lidi, dj’s e promoters, vantano un’attività molto energica. Extramusicalmente parlando credo che l’Italia sia un paese burattino dei poteri forti mondiali, un paese pieno di ottime idee ma, scarso di persone disposte a rischiare il tutto per tutto per cambiare radicalmente. La politica è fatta da persone dette di sinistra o di destra, ma che all’atto pratico fanno gli interessi delle banche internazionali, delle multinazionali e di quei pochi uomini più ricchi, spesso, di un’intero continente che tengono tutti per le “palle”, scusate il termine. Spero per l’Italia in una svolta popolare non strumentalizzata dai media, una dolce rivoluzione culturale e sociale. Ma, la vedo dura»

Cosa pensi della situazione musicale in Italia oggi?
«E’ una domanda un po’ troppo generale per poter rispondere, posso parlarti della musica indipendente o della musica di strada, posso parlarti di prodotti musicali commerciali o di reggae music. Posso dirti che ormai le multinazionali della musica e dell’intrattenimento sono le uniche che possono farti arrivare alle orecchie di tutti e che i palinsesti delle maggiori radio e televisioni sono saturi di prodotti che escono dai talent show e personaggi creati a tavolino da abili topi da biblioteca. Io ed altri “combattiamo” con questo. Facciamo musica indipendente e non riusciamo spesso a trovare le finanze per portare a termine i nostri lavori, ciò nonostante produciamo musica in continuazione e creiamo cultura e aggregazione facendo divertire le persone in maniera sana. Se un giorno dovesse arrivare un produttore a propormi un contratto lo valuterei di certo, ma non transigerei sui temi delle mie canzoni e su altri tipi di scelte personali»

Cosa ascolta Gamba The Lenk? Ci sono artisti che ti hanno particolarmente influenzato?
«Ascolto un po’ di tutto quando sono a casa, molto reggae (dagli albori ai giorni nostri), soul, funky, musica italiana, bossa nova, jazz e musica popolare. Ogni artista mi lascia qualcosa e non saprei dirvi un’artista in particolare. Posso dirvi qualche mio collega artista italiano che ammiro in particolare, Treble aka lu professure, dj War (fondatori dei sud sound system), Brusco come miglior intrattenitore e performer»

L’ultimo libro letto? Un libro che consiglieresti di leggere?
«Ultimamente mi sono letto un romanzo sugli egizi e mi piace leggere libri di teatro, biografie di artisti (vi consiglio il libro sulla vita di James Brown) e …si lo ammetto sto aspettando l’uscita dell’ultimo libro del Trono di Spade»
Cosa ci dobbiamo aspettare dal live che porterai alla festa di VareseNews?
«Ultimamente le produzioni mie e di Catchy vengono arrangiate dalla mia nuova Backing Band “The Seniors” coi quali ho vinto le selezioni lombarde di Arezzo Wave 2015 e sono da poco stato a suonare al Rototom Sunsplash 2015. Preparatevi a ballare e cantare insieme a me tutti i miei cavalli di battaglia e a sentire uno show coinvolgente e oserei dire ….frizzantino..ehehehe! Ci vediamo alla Festa di Varese News!».

di adelia.brigo@varesenews.it
Pubblicato il 26 agosto 2015
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