Funghi, gratis la raccolta nel Piambello

In una nota la comunità montana composta da 20 paesi e tre valli spiega i motivi della decisione, in polemica aperta con la nuova legge regionale sull’argomento

Funghi

Una notizia per i numerosi cercatori di funghi che stanno preparando vimini e scarponi per la stagione alle porte: in una nota la comunità montana del Piambello ha fatto sapere che i cercatori non pagheranno nulla per la raccolta.

Beninteso: già ora non si paga, ma la nuova disciplina regionale da poco approvata dà la facoltà ai comuni di poter pretendere un obolo per la raccolta, da destinare alle opere di conservazione delle montagne.

La normativa, come avevamo tempo fa rilevato, sta causando non pochi problemi agli amministratori locali, se non altro per capire come applicarla. In quest’ottica le comunità montane possono fare da “hub” per raccogliere le esigenze del territorio, avendo anche competenze in materia forestale.

La legge regionale, se applicata in maniera diversa da ciascun comune, potrebbe portare al paradosso di cercatori che a seconda della scelta del paese dove andar per boschi possono essere costretti o meno a pagare.

Tutto bene, quindi, per chi cercherà funghi in uno dei venti paesi che rientrano nella comunità montana del Piambello? Non proprio. La presidente Maria Sole de Medio, infatti, in una nota se la prende col fatto che “Regione Lombardia dimostra di avere una scarsa percezione delle esigenze del territorio”.

Perché? La vicenda riguarda i residenti. In un primo momento, infatti, la normativa regionale sembrava permettesse ai residenti di non pagare.
“In forza di tale disposizione, muovendosi sulla linea già tracciata negli anni scorsi tendente a salvaguardare i cittadini residenti – scrive De Medio – , la comunità montana ha proposto ai comuni un testo di convenzione contenente un tariffazione differenziata per classi di utenza e contenente la gratuità per tutti i residenti nel territorio della comunità. Tale convenzione è stata approvata dall’assemblea comunitaria lo scorso 20 luglio, mentre i comuni stanno provvedendo in merito in queste settimane”.

Ma qui succede qualcosa. Difatti “inopinatamente – continua la Presidente del Piambello, ente nato sei ani fa dalla fusione delle due comunità montane, della Valceresio e della Valganna-Valmarchirolo – lo scorso 24 luglio la giunta della Regione Lombardia ha emanato una delibera la quale prevede che le comunità montane che si siano avvalse della possibilità di introdurre il pagamento del contributo possano esentare soltanto le categorie indicate all’articolo 2 del legge 352 del 1993, rappresentate da coltivatori
diretti, soggetti che hanno in gestione propria l’uso del bosco, utenti di beni di uso civico e soci di cooperative agricolo-forestali. Ciò esclude che tra i soggetti esentati possano esserci anche i cittadini residenti nel territorio della comunità montana. Di fatto questa applicazione della legge, discutibile sia nel merito perché priva gli enti montani della reale possibilità di articolare una compiuta politica tariffaria, che nel metodo perché derivante da una delibera regionale intervenuta quando molti enti avevano già adottato i propri atti, vanifica la convenzione approvata da questo ente e da molti comuni, privando il contenuto della stessa dall’intendimento di esentare dal pagamento i cittadini residenti”.

“In questo modo – conclude De Medio – , di fronte alla impossibilità di attuare una politica tariffaria di salvaguardia per i residenti che, nonostante il testo della convenzione, si troverebbero comunque a pagare il contributo previsto dalla regione, credo che l’unica strada praticabile sia quella di dare applicazione indiscriminata alla legge regionale, attuando la gratuità per tutti i cittadini, a prescindere dal loro luogo di residenza. Ciò determina il mancato introito del contributo che, è giusto ricordarlo, inevitabilmente produrrà una riduzione delle risorse disponibili per la tutela del patrimonio boschivo e la tutela delle risorse naturali (interventi a cui per legge è destinabile tale introito)”.

In attesa che la Regione non torni sui propri passi – dicono dall’ente – “si rende quindi opportuno revocare le deliberazioni di approvazione della convenzione, anche per non ingenerare degli equivoci e dei disagi in capo ai cittadini e ai soggetti preposti al controllo”.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 21 agosto 2015
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