“La chiusura del Cocoricò? Un’ipocrisia che non aiuta nessuno”

Intervista a Manuele Battaggi, uno dei responsabili del progetto Discobus. "Meglio lavorare sulla riduzione del rischio, ovvero spiegare a chi frequenta le discoteche cosa fare per non sentirsi male"

discoteca

La chiusura del Cocoricò di Riccione ha fatto esplodere una bufera sul mondo delle discoteche e di come i giovani sono soliti divertirsi. La serrata di quello che è considerato uno dei templi italiani del divertimento notturno ha scatenato opinionisti, politici e gente comune attorno ad un tema che suscita sempre pareri e ipotesi di soluzioni molto contrastanti.

In questo caso, però, val la pena ascoltare le parole di chi in questi ambiti ci lavora e che in materia sa esprimere un punto d’osservazione basato sull’esperienza. Nel nostro territorio esiste una realtà che lavora tutto l’anno a contatto con il mondo del divertimento notturno, nelle discoteche e nei festival, e che in questo dibattito è in grado di portare un approccio diverso.

Un approccio più complicato da comprendere, per come la cultura italiana affronta il tema degli stupefacenti, ma anche più europeo e, soprattutto, utile ad evitare tragedie. Abbiamo intervistato Manuele Battaggi, tra i responsabili del progetto Discobus della cooperativa Lotta contro l’emarginazione, che i giovani della provincia di Varese conoscono molto bene perché è presente in quasi ogni festa estiva e in molti locali notturni con il proprio camper colorato.

discobus

L’unità mobile Discocus

Partiamo dalla lettura con un occhio esperto del fatto che ha provocato la chiusura della discoteca di Riccione, la morte di un sedicenne che si era drogato. Cosa è successo?

Molte delle informazioni che sono girate vanno prese con le pinze perché diffuse da chi non ha una conoscenza professionale di quello che può essere successo. Da quello che si è capito sembrerebbe essere stato un caso di ipertermia in seguito all’assunzione di una droga chiamata Mdma. È uno stupefacente che una volta assunto fa alzare molto la temperatura del corpo e per questo va sempre accompagnato con molta acqua. E una cosa che i consumatori sanno: in giornate come queste con temperature superiori ai 30 gradi, all’interno di una discoteca piena di gente che balla, con droga assunta magari dopo una bevuta di alcol che disidrata il corpo, può accadere che ci siano gravi conseguenze come quella della morte del ragazzo a Riccione. Ripeto, non ho davanti la cartella clinica, ma da alcune cose scritte su quello che è successo si sarebbe trattato di ipertermia. Quel ragazzo non è morto di Mdma ma delle conseguenze, delle quali probabilmente non era a conoscenza, dell’assunzione di quella sostanza. In questi casi se ci fossero degli operatori di riduzione del danno queste cose si potrebbero evitare.

Da questo punto di vista cosa risolve la chiusura del locale?

Non risolve niente, anzi, questo approccio può essere pericoloso. Se si dovessero chiudere tutti i locali le persone andrebbero ad assumere queste sostanze in posti privati in cui è più difficile avvicinarle e aiutarle. In parte è già successo e il fatto che negli ultimi anni il consumo di sostanze si sia spostato in case o luoghi privati ha prodotto danni perché ha spiazzato i servizi e chi lavora nel campo della cura e della prevenzioni di tossicodipendenze. Se le cose accadono in un luogo pubblico le possiamo osservare e capire come intervenire, diversamente ognuno è abbandonato a se stesso.

Come viene affrontato il problema del consumo di stupefacenti nei locali pubblici italiani?

Il problema è che oggi questo tema non viene affrontato soprattutto perché in Italia non si parla di un approccio che non è la prevenzione o la repressione del fenomeno ma una cosa diversa: la riduzione del danno. Locali e discoteche sono in difficoltà perché tendono a nascondere o a fingere di non sapere che nei propri spazi vi è un consumo di sostanze. Quelle che facciamo noi quando siamo in servizio in questi luoghi non è prevenzione o cura, che è un aspetto che affrontiamo in altri luoghi e con altre modalità, ma è un’attività di riduzione del rischio.

Cosa intende con attività di riduzione del rischio?

È un’attività ancora difficile da affrontare in Italia anche se è ampiamente discusso e applicato da chi come noi lavora ed è specializzato in questo settore. Anche le linee guide della Comunità europea in realtà dicono che la risposta al problema del consumo di stupefacenti passa dalla riduzione dei rischi e dei danni connessi al consumo di sostanze. La verità è che se una persona utilizza una sostanza stupefacente, anche se illegale, deve comunque avere il diritto di conoscerne i rischi. Pensiamo a cosa succede con l’alcol o le sigarette, sono le sostanze che causano più morti in Italia ma comunque esistono informazioni sul loro consumo, sui rischi a cui si va incontro, su alcune accortezze come non mettersi alla guida quando si beve. C’è comunque una cultura sul loro consumo, mentre sugli stupefacenti non c’è. Questa è un’ipocrisia molto dannosa e se ne vedono le conseguenze. I dati dell’uso delle sostanze in Italia sono lampanti: nella nostra società molta gente si droga, o si affronta questo dato di fatto dando informazioni corrette, oppure è difficile: possiamo continuare a nasconderlo ma non risolveremo nulla.

Voi cosa fate durante i vostri servizi con il progetto Discobus?

Noi andiamo nei festival estivi e nei locali e cerchiamo di diffondere la cultura della riduzione dei rischi parlando con i consumatori ma anche con gli organizzatori di serate e feste. Diamo informazioni dirette sulle sostanze e su come vanno assunte per evitare rischi. In alcune situazioni prevenire, reprimere o nascondere il consumo di stupefacenti non risolvono i problemi. Noi indirizziamo chi ha scelto di consumare sostanze stupefacenti a farlo almeno in modo da non subire dei danni molto pericolosi. Diamo informazioni. Ci sono paesi molto più avanzati da questo punto di vista: in alcuni stati europei esistono laboratori mobili dove chi sceglie di consumare sostanze può farle analizzare, evitando così di assumere veleni.

A questa vostra attività si accompagnano anche attività di prevenzione o cura delle tossicodipendenze?

Certo. Durante la nostra attività di riduzione dei rischi noi osserviamo il comportamento delle persone e diamo consigli. Se vediamo che i nostri utenti hanno comportamenti sbagliati e ripetuti nel consumo di sostanze o anche di alcol li indirizziamo ai servizi territoriali o cerchiamo i coinvolgerli in attività. Questo è fondamentale perché così si prevengono i problemi prima che diventino tossicodipendenza vera e propria. Un conto è aiutare una persona che da poco tempo fa uso di cocaina, ben altra è scoprire un consumatore decennale e abitudinario di cocaina.

In provincia di Varese come viene visto questo modo di intervenire?

Devo ammettere che la nostra attività è ben vista. Ci sono solo poche discoteche che non ci accettano ma nel complesso abbiamo osservato che esiste una nuova generazione di gestori o di organizzatori che è attenta a questo aspetto. Noi cerchiamo di dare alcuni consigli anche agli organizzatori che possono sembrare banali ma non lo sono. Uno di questi è la fornitura gratuita di acqua, questo può essere fondamentale per salvare qualcuno che ha esagerato con le sostanze. Inoltre abbiamo fatto un lavoro molto bello con le associazioni giovanili che organizzano festival, partecipiamo a tutti gli appuntamenti e siamo in contatto con loro per prevenire questi problemi.

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Guarda il sito della rete delle feste della provincia di Varese

di tomaso.bassani@varesenews.it
Pubblicato il 05 agosto 2015
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Commenti

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  1. Scritto da Il MATOCCO

    Ha ragione Manuele Battaqggi, non serve chiudere le discoteche per evitare questi incidenti. Servirebbe di più l’ INFORMAZIONE sui pericoli dell’uso scriteriato delle droghe, come già per il fumo e l’alcool. E servirebbe anche, aggiungo io, che le famiglie dessero meno soldi nelle tasche ai giovani, che spesso li usano male, unitamente ad una buona EDUCAZIONE RESPONSABILE, visto che la società non è in grado di farlo. Comunque il problema andrebbe affrontato alla radice, non limitandosi a contrastarne gli effetti ma LIBERALIZZANDO LE DROGHE. Lo vado dicendo da oltre 30 anni, ma ben pochi lo recepiscono. La gente si drogherebbe di meno, si eliminerebbe il traffico illegale (che è anche il primo promotore del consumo), si eviterebbero tanti reati connessi (in particolare quella microcriminalità che tanto fa danno alle nostre città e alla nostra sicurezza), si alleggerirebbe il lavoro delle forze dell’ordine e dei Tribunali e si svuoterebbero in parte le carceri. Insomma sarebbe il male minore, i vantaggi superando di gran lunga gli svantaggi. Ma in una società bacchettona e conformista come la nostra difficilmente si può ragionare liberamente e laicamente, e poi troppi interessi consolidati e troppi carrozzoni legati al “recupero” si opporranno sempre alla LIBERALIZZAZIONE, anche CONTROLLATA, di ogni tipo di droga. Pertanto dispero che sia possibile in Italia, intanto tutto andrà avanti così ancora per un pezzo.

  2. Scritto da Zago

    Rispondo solo per la chiusura della discoteca, una volta ci sono andato tanti anni fa e per la cronaca non ho assunto niente di stupefacente per potemi divertire di piu’!
    La chiusura é giusta! Sig.Matocco lei é mai andato in discoteca? il CocorIco’, la discoteca piu’ famosa d’Italia (chissa perché!), dispone di varie piste per ballare mica solo quella che si vede nella foto, cè ne una in particolare ché chiamata “Camera di Decompressione” c’e’ un tipo di musica assurda per far scendere (gergo giovanile) la botta di qualsiasi cosa che si é presi o magari per collassare e stare li finche qualcuno ti viene a raccogliere. Per non parlare della pista chiusa dentro in una specie di gabbia dove la misica cambia e per poterla ballare bisogna essere strafatti!!! tanti ragazzi si fermano a guardare quello che succede dentro quella gabbia per vedere scene pazzesche di queste persone su un altro pianeta… Vogliamo parlare del Number One provincia di Brescia la mitica sala 2 cioé quella dell’ Hard Core???
    I gestori sanno perfettamente quello che succede nella discoteca per non parlare dei butta fuori! Quelli del cocorico’ sono speciali perché ti massacrano di botte sei fai qualcosa di non loro gradimento e non ci credo che questi signori non vedono nulla di quello che succede nei bagni o chissa dove. la faccenda é molto piu’ ampia , tanti soldi, tanta droga tanti acquairenti, tanta criminalità organizzata.

    1. Scritto da Felice

      Mai nessuno che ha il coraggio di dire che alla fine dei ragazzi non frega niente a nessuno, tranne al sig Battaggi che evidentemente ne ha fatto una missione di vita. Sarebbe stato curioso sapere i nomi delle discoteche che non hanno gradito la sua presenza. Perché alla fine quello che conta è il business. Ci si scandalizza per qualche settimana ma poi nell’ordine:
      – i controlli finiscono
      – i gestori girano la testa dall’altra parte
      – ed è assodato (come giustamente ha scritto Zago) che in alcune discoteche ci vai solo se ti strafai per reggere ritmi infernali.

      Quindi di cosa stiamo parlando? Parliamo di lotta alle droghe o parliamo di ipocrisia generalizzata?
      A mio avviso se incominciamo a chiudere una dopo l’altra le discoteche che hanno al loro ingresso o dentro degli spacciatori vedremo che alla fine sarà interesse dello stesso gestore avere un ambiente controllato.
      Si è incominciato dal Cocoricò, pace, ce ne faremo una ragione.

      Se non si fa così siamo sempre qui ad accettare che i nostri figli non vadano in discoteca per divertirsi ma a delle rivendite di droghe travestite da discoteche.
      E’ accettabile per voi?

    2. Scritto da Il MATOCCO

      Il Sig. ZAGO non ha tutti i torti, ma allora molte discoteche andrebbero chiuse, quelle che hanno le stesse caratteristiche di quelle da lui citate. Ma elude il vero problema: Perché circola tanta droga? E come fare per diminuire se non proprio eliminare il fenomeno. Una proposta seria e razionale sarebbe quella da me ricordata della LIBERALIZZAZIONE CONTROLLATA e di martellanti campagne di INFORMAZIONE e di RESPONSABILIZZAZIONE dei giovani: perché nessuno ci pensa e non se ne vuole nemmeno parlare?

      1. Scritto da Zago

        Nel mio commento ho citato le due Discoteche piu’ famose d’Italia ove per ballare un certo tipo di MUSICA ti devi STRAFARE! (ricordo estate ’99 Number One ragazzo morto per Overdose di Ectaxi e introduzione di leggi severissime come “tentata strage” per chi veniva trovato in possesso di un certo quantitativo di PASTE) No! non tutte le discoteche andrebbero chiuse ma alcune discoteche PROPONGONO un determinato tipo di musica ove una persona sana scapperebbe via subito! Stiamo parlando di droghe che non sappiamo neanche che cosa sono…

  3. Scritto da Il MATOCCO

    Non ho mai frequentato discoteche, perciò non le conosco. Condivido quindi il pensiero del Sig. Zago. Mi si permetta tuttavia di sottolineare l’ IPOCRISIA tanto di chi vuole tenerle tutte aperte, anche quelle dello “sballo” dove circola la droga, quanto di chi si oppone alla liberalizzazione, anche controllata, delle sostanze stupefacenti. Ma finché la Chiesa Cattolica non capirà che questa è la soluzione più “razionale” al problema, anche se non completamente risolutiva (i drogati ci saranno sempre, come gli etilisti e i tabagisti, ma probabilmente in numero minore) in Italia ci ostinerà sempre sulla “linea dura” della repressione (i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti) e non se ne verrà mai a capo. Ed anche solo parlarne diviene un argomento tabù.

    1. Scritto da Zago

      Buongiorno Sig. Matocco, Ok visto che batte il chiodo sulla legalizzazione… proviamo a capirci. Dunque parliamo di Olanda giusto??? lo sa perche’ la polizia Italiana non é intervenuta mentre circa duecento hooligans stavano devastando piazza di spagna e distruggendo “la Barcaccia” mica perché sono buoni o perche vive il ricordo della Diaz, no perché sapevano perfettamente che avevano difronte centanaia di ragazzi impasticcati! e chi li ferma piu’… sarebbe successo il finimondo. L’olanda è la nazione che ci ha regalato Musica assurda da discoteca e pastiglie di ogni tipo e colore. le hanno inventate loro queste schifezze. di sicuro non avevano fumato uno spinello in piazza di Spagna.

  4. Scritto da Caren

    Ovviamente l’interesse è nel mantenere in vita questo circolo vizioso di decadenza e corruzione. Ci guadagnano i proprietari di discoteche, la mafia,la ndrangheta, la camorra e ci guadagna pure tutto il circuito di prevenzione cura riabilitazione . Direi un bel BASTA e tornare ai bei tempi in cui i locali chiudevano ad orari accettabili, basta con questi decadenti rampolli di buona famiglia strafatti in circolazione dall’alba al tramonto e dal tramonto all’alba, per i quali la parola d’ordine è divertiamoci sempre ovunque e a qualsiasi costo e freghiamocene di tutto il resto del pianeta che sta andando allo sfascio.