L’hospice domiciliare Lilt: un servizio prezioso per malati e familiari

Tre medici e tre infermieri: questo il numero di persone che compone la squadra della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori di Busto e che fornisce costantemente questo servizio. Brugnone: "Aiutare loro è aiutare noi"

lilt busto arsizio centro prevenzione oncologica

Massimo Brugnone ha scritto un post sul suo blog dedicato alla Lilt (Lega Italiana Lotta ai Tumori). In seguito ad un lutto familiare che lo ha colpito molto da vicino ha voluto mettere nero su bianco una riflessione in merito al prezioso servizio di hospice domiciliare, un aiuto per la persona malata terminale ma anche per i familiari, negli ultimi giorni di vita.

 

Arriva un momento, nella vita di un malato terminale di cancro, in cui i medici dicono alla famiglia che purtroppo non c’è più nulla da fare. Hanno combattuto insieme a te per anni. Il paziente ha combattuto per anni. Ma in certe malattie, arriva un momento in cui è la cura stessa a diventare malattia. Quello, quell’istante in cui nessun farmaco, nessuna terapia, nessuna speranza può migliorare la situazione, ecco, quello è il momento in cui capisci davvero che non c’è più nulla che nessuno possa fare.

Inutile girarci intorno, stiamo parlando di morte. Stiamo parlando di quel momento vissuto purtroppo da tante famiglie. Ed inutile mentire: anche la mia.

Il diritto e il dovere alla cura
In Italia la Costituzione garantisce a tutti il diritto di essere curati. Attribuisce allo Stato il dovere di curare le persone, tutte. Probabilmente solo quando ci si trova di mezzo si capisce l’importanza di uno Stato sociale che, nonostante mille difficoltà, non ti abbandona e ti accompagna fino agli ultimi istanti della vita. O almeno, della vita che un medico e la medicina possono garantirti. Dopo di che le strade sono due: un accompagnamento finale in una struttura interna all’ospedale, il così detto hospice, o il trasferimento del paziente a casa e l’avvio di un così detto hospice domiciliare.

Abbiamo scelto il secondo.

Un’associazione fatta di volontari specializzati
Non sempre è possibile fare questa scelta. Capita che in ospedale non ci siano posti e che le strutture siano quindi costrette a rivolgersi ad enti, associazioni esterne, che possano curare il paziente a casa. La LILT è questo: un’associazione formata da volontari. Non è una cooperativa, non è una società, è un’associazione di volontariato. I suoi componenti a Busto Arsizio sono sei. Tre medici, specializzandi in cure palliative, e tre infermieri non solo professionalmente preparati, ma soprattutto “umanamente”.

Ci hanno assistito fino all’ultimo e anche dopo, giorno e notte. A turno. Persone, medici, infermieri, che nelle ore lavorative stavano in ospedale e nelle ore libere le cure offerte dall’ospedale te le portavano a casa. Con la dolcezza e la determinazione di chi lo fa con passione. Con la professionalità di chi lo fa per mestiere.

La costante collaborazione con il medico di base
Non solo Busto Arsizio. Da Gallarate alla Mater Domini, arrivando anche a Milano, i sei volontari ricevono telefonate di richieste d’intervento da tutti gli ospedali della zona che hanno bisogno d’aiuto. Usciti dall’ospedale entra in funzione la collaborazione con il medico di base. Ogni scelta, ogni farmaco, ogni mossa è concordata tra i medici della Lilt e quello di famiglia. Sono loro, però, di fatto, ad esser reperibili per la famiglia, 24 ore su 24. Sono loro a venire a casa, a supportarti e a consigliarti. E non solo.

Un aiuto a loro è un aiuto a noi
Garze, siringhe, pressione, cuore, medicinali, guanti. Benzina, carta, scartoffie, penne. Corsi, specializzazioni, informazioni. Sembra nulla? È tantissimo. Stipendio zero, ma costi ce ne sono. Non so come sarebbe stato in ospedale. Non so come sarebbe per tutti quelli che non trovano posto in ospedale. Ma so come è stato per noi, a casa. Per lei, a casa.

Ho pensato molto a se scrivere o meno questo post. Ho pensato molto a come scriverlo. Ma una certezza l’ho sempre avuta: l’informazione andava data, scritta, trasmessa. Se non è (anche) per questo, per raccontare (anche) queste storie, a cosa serve l’informazione? Alla LILT ci hanno detto che molte famiglie non sanno nemmeno della loro esistenza e rimangono sole. Non deve essere così.

Ed allora alla fine, deciso di scrivere questo post, vi faccio la mia richiesta: diffondetelo. Parlate di loro. Chiamateli se ne avete bisogno. Ascoltateli se potete imparare. Aiutateli se potete donare.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 26 agosto 2015
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