L’isolino Virginia è un sito archeologico o un ristorante?

Un lettore si chiede perché tutti i reperti dello scavo siano custoditi al Museo di Varese lasciando il sito Unesco completamente spoglio e auspica una politica che valorizzi questo patrimonio

Isolino Virginia 10 agosto 2015

Buongiorno direttore,

sono un cittadino Biandronnese e sto seguendo (come tutti noi) la vicenda legata alla nuova gestione dell’Isolino e al degrado dal quale lo si sta resuscitando.
Sono contento che sia trovata una soluzione, ma francamente mi pare di capire che in tutto questo discorso, fin dai tempi della gestione dei “Longo” (e precedente), venga travisato un particolare importantissimo.
Mi chiedo come possa un sito, patrimonio Unesco, non ospitare i suoi reperti archeologici, quelli che gli appartengono, i quali sono la vera testimonianza di florido passato che ha permesso a tale luogo di diventare così importante ed essere considerato “dell’umanità” dall’Unesco stessa?
In sostanza… Perchè si trovano a Varese e non sull’Isola?
Questo è il punto fondamentale di tutta la telenovela.

Sull’Isolino c’è sì il ristorante (e non mi pare che l’Unesco si occupi di ristorazione) così come il museo nel quale non vi si trova nulla, se non una videocassetta che racconta dell’Isolino, poichè tutti i ritrovamenti sono custoditi al museo civico di Villa Mirabello di Varese. Cioè, ma pare normale una cosa del genere?
Dovrebbe essere, a rigor di logica il contrario.

Spesso passeggio al pontile di Biandronno, dove ogni guida turistica sui dintorni di Milano, tradotta in qualsiasi lingua, dice che ci si può imbarcare per l’Isolino e vedo turisti che ne cercano le modalità. Vorrebbero vedere le palafitte, per mangiare, se capito casualmente magari perchè 2 ore prima ero a EXPO, posso farne a meno visto che dovrei prenotare. Giusto?
Trovo parecchi olandesi, i soliti tedeschi, francesi e qualche inglese. Ad alcuni spiego che non è ancora possibile fruirne e mi guardano sconcertati.
Ma immaginiamo che questi riescano ad approdare sull’Isola. La guida che stavano leggendo parla di museo palafitticolo… e non trovano nulla (“quattro sassi” per citare un vecchio amico ex-gestore, che, mi spiace, non aveva affatto torto). Gli viene magari spiegato che si trova tutto a Varese.
Io, come minimo, mi chiederei “Perchè?”.
Forse perchè Varese teme di non avere molto da mostrare ai suoi turisti e deve pur poter mettere in vetrina qualcosa?
E’ come se a Ferrara, città patrimonio dell’Unesco, non trovo il castello Estense perchè è stato spostato, chennesò… a Bologna… o a Modena…

Ma quello che mi turba di più è il silenzio di tutti gli enti in merito a ciò. Ovviamente del Comune di Varese (della sovrintendenza, ma anche del comune che nelle vicende legate al ristorante, ad esempio, non si è mai tirato indietro), ma anche del comune di Biandronno.
Cioè, l’Isolino è un ristorante o un sito archeologico?

Nel fare turismo non siamo proprio capaci… E con le nostre tasse abbiamo pagato pure un’agenzia di promozione che non ha mai fatto nulla per promuoverlo…
Si poteva far pagare un bigliettino di ingresso e se il servizio fosse stato decoroso, tutti sarebbero stati disposti a pagarlo. Magari con quello si retribuiva un manutentore del luogo che decideva di viverci non per 5 anni o giù di lì (mi pare questa fosse la durata del bando), ma per 15-20 anni e non si assisteva a nessun degrado costoso da rimuovere e dai connotati mediatici grotteschi. E si mettevano un po’ in moto le 4 attività commerciali di Biandronno che non sanno più come chiudere.

Spero qualcuno con competenze nel settore mi spieghi il perchè di tale “dislocazione di reperti”. Mica salterà fuori che sono stati un dono di Napoleone al Comune di Varese…

Un cordiale saluto e grazie per lo spazio.

Christian Vanetti

di
Pubblicato il 12 agosto 2015
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