Profughi in arrivo alla ex caserma della Finanza

L’annuncio nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Massimo 50 persone accolte, in corso lavori di ristrutturazione. Il sindaco: “Ci raccontino la loro esperienza”

lavena ponte tresa ex caserma finanza

L’ex caserma della guardia di finanza di Lavena Ponte Tresa chiusa da qualche anno è stata indicata dal Prefetto come sede per l’accoglienza di 50 profughi. L’annuncio è stato dato in via ufficiale dal sindaco nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Sono già in corso i lavori di ristrutturazione interna.

Lo stesso primo cittadino Pietro Roncoroni ha commentato nel corso del 141tour – oggi, 21 agosto, fa tappa a Lavena Ponte Tresa – esprimendo perplessità per la decisione, ma anche proponendo un ruolo attivo dei migranti nella vita civica del paese, sottolineando la grande apertura agli stranieri che in questi anni Lavena Ponte Tresa ha dimostrato.

Vorrei far notare che dietro alla ex caserma delle Fiamme gialle ci sono la scuola elementare e primaria inferiore, con 400 alunni, una palestra e il municipio – ha spiegato Roncoroni – . Nelle vicinanze c’è anche la dogana: non sappiamo se sia la localizzazione migliore, anche perché la struttura che controlla l’entrata e l’uscita dal Paese in questi anni è stata via via meno presidiata”.

Altre criticità il sindaco le ha illustrate al Prefetto di Varese in una comunicazione scritta letta nel corso dell’assemblea cittadina. “Siamo un paese che accoglie un mercato che settimanalmente porta migliaia di persone in paese e la vicinanza di tutto questo a pochi metri dal confine di Stato potrebbe rappresentare per molti una forte tentazione e un grave pericolo, per esempio qualora volessero utilizzare il lago per lasciare l’Italia”.

La caserma, chiusa dal 2012, è situata lungo la via Marconi e verrà gestita dalla Caritas diocesana di Como che impiegherà nel servizio diverse cooperative da tempo attive nell’assistenza ai profughi e con compito di controllo e integrazione svolto già in altri centri del Comasco.

Della struttura militare “Luigi Moi” verrà utilizzato un solo livello, per questioni di sicurezza anti incendio e la capienza non potrà mai superare le 50 unità, “anche se il Prefetto – ha spiegato il sindaco – ha garantito che le presenze oscilleranno fra le 30 e le 40 persone, non oltre”.

I lavori di adeguamento potrebbero terminare già alla metà del mese di settembre così da rendere il polo operativo da fine mese.

I migranti arriveranno da Milano e saranno inquadrati e accolti come prima accoglienza per poi essere ripartiti in tutto il territorio provinciale. Ci sarà un orario di ingresso, di uscita ed un regolamento: per chi non si adegua sono previste espulsioni o allontanamento presso il centro regionale di Milano.

La struttura sarà presidiata di giorno dagli operatori delle cooperative e in orario notturno da un custode all’interno dell’immobile. Il Comune auspica un potenziamento di forze dell’ordine sul territorio.

“L’impressione del Prefetto – ha comunicato il sindaco – è che la caserma verrà occupata per non più di un anno. Si tratta di una scelta che non ha visto il comune come parte attiva a livello decisionale. Però ho chiesto che gli ospiti della caserma siano parte attiva del paese magari prestando opera volontaria per il comune, ma anche raccontando nelle scuole o negli oratori la loro esperienza, il loro paese di provenienza e la loro vita”.

La questione dell’arrivo dei profughi sta tenendo banco in città: se ne parla da inizio mese, da quando il Prefetto avvisò per telefono il sindaco di questa decisione, il 4 agosto scorso.

C’è da dire che Lavena Ponte Tresa è comune di frontiera dove la maggioranza dei residenti proviene da altre parti d’Italia, vi è una grande componente di migranti dalle zone del sud che qui hanno trovato un posto dove vivere e dove lavorare, soprattutto in Svizzera.

Proprio su questa contiguità con la Confederazione si è incentrato il commento dell’assessore al commercio e turismo Francesco Esposito: “Non c’e tanto problema per le persone, quanto per la questione logistica: qualora sulla questione vi fossero degli irrigidimenti oltre confine, il riflesso potrebbe essere problematico e ricadere su frontalieri”.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 21 agosto 2015
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  1. Scritto da lenny54

    Ci lamentiamo per i funerali mafiosi a Roma, ma siamo proni agli “irrigidimenti” dei ticinesi sul fatto che ospitiamo 40 profughi a casa nostra in Italia! Ma che ragionamento e? Possibile che l’arrivo di persone diverse per nazionalita’ fomenti tanta paura? Siamo pieni di stranieri che fanno la spesa da noi.Forse allora perche’ i profughi sono poveri?

  2. Scritto da assurdo

    ma basta essere buonisti e regalare soldi a questi. gli stranieri svizzeri portano soldi a questi invece bisogna dargliene, questa è la differenza, ci stanno sommergendo