Rivoluzione per i buoni pasto più difficile fare la spesa

Le nuove norme offrono ampia defiscalizzazione: un risparmio per le imprese ma anche più serrati controlli su come vengono impiegati i “ticket”

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Maggiori controlli su come si spendono, minori costi per le aziende: stiamo parlando dei buoni pasto utilizzati da 2,3 milioni di lavoratori e che presto potrebbero far cambiare le abitudini di chi ne beneficia. In primis, la spesa al supermercato, sia pure limitata all’acquisto di prodotti alimentari, potrebbe diventare molto più macchinosa.

Beninteso: i buoni pasto cartacei non spariranno, solo che per le imprese sarà più conveniente per motivi fiscali passare al “ticket elettronico”: saranno simili a carte di credito prepagate che attraverso i lettori “pos” potranno venir utilizzate nei punti vendita.

In pratica, la Legge di stabilità ha cambiato a luglio il regime fiscale applicato ai buoni pasto: il valore esentasse di quelli elettronici è passato da 5,29 a 7 euro, mentre per quelli cartacei il tetto di esenzione è rimasto a quota 5,29.

Per le associazioni di consumatori questa norma comporta dei maggiori limiti per gli utenti e pertanto risulta discutibile perché introduce più controlli. «Si tratta di una violazione grave della libertà dei cittadini», attacca il presidente del Codacons Carlo Rienzi. «Ad esempio – spiega – se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo».

In realtà, i buoni pasto non sono cumulabili, nè cedibili: è scritto sul retro degli stessi. Quindi, il problema sta nel fatto che la digitalizzazione impone un più stretto controllo di come i buoni pasto vengono spesi: risulta tutto tracciato.

Chiarezza, sull’argomento prova a farla il sito Altroconsumo.it:

Il buono pasto o ticket è un titolo di pagamento dal valore predeterminato (stabilito dal datore di lavoro) che l’azienda consegna ai propri dipendenti come servizio sostitutivo della mensa. Può essere utilizzato sia durante la pausa pranzo, come effettivo pagamento del pasto, oppure come valuta di pagamento per l’acquisto di prodotti alimentari presso tutti gli esercizi convenzionati con le società che li emettono.
Possono essere emessi sia sotto forma cartacea (il cosiddetto carnet) che, sotto forma di tessere elettroniche dotate di microchip, e vengono accettati da ristoranti, pizzerie, trattorie, bar, take away, fast food, gastronomie, supermercati e ipermercati convenzionati.
Posso fare la spesa con i buoni pasto?
Sì, lo puoi fare. Una delle notizie che si è diffusa in questi giorni è che con i ticket elettronici non sarà più possibile pagare la spesa al supermercato o la cena in pizzeria. Non è vero: in realtà i buoni elettronici hanno gli stessi limiti di quelli cartacei. In questo senso la normativa non è cambiata come invece alcune notizie degli ultimi giorni hanno fatto credere.
Cosa è davvero cambiato?
Il vero cambiamento riguarda la tassazione. Dal 1° luglio 2015, il valore esentasse dei ticket elettronici è passato da 5,29 euro a 7 euro. Per i buoni cartacei, invece, il tetto di esenzione è rimasto fissato a 5,29 euro. L’obiettivo è quello di avvicinare il valore dei ticket italiani alla media europea, ma anche di rendere più veloci e sicure le transazioni.
Di conseguenza, ai lavoratori che beneficiano dei ticket elettronici ogni mese entrerà in tasca qualche centesimo di euro in più. Ammesso che, ovviamente, li riescano ad utilizzare per i pagamenti. Al momento, infatti, l’accettazione dei buoni elettronici è davvero molto bassa. Ad esempio, pensando ai Ticket restaurant (tra i più diffusi), la card è accettata da appena 35.000 esercizi commerciali contro i 150.000 esercizi che accettano i buoni cartacei (appena il 23% degli esercizi convenzionati).

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 agosto 2015
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